il "galateo ovvero de` costumi", trattato nel quale, sotto la persona di un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona de` modi che si debbono tenere o schifare nella comune conversazione, cosi` precisa il sottotitolo, fu pubblicato nel 1558 da monsignor della casa, nunzio pontificio a venezia, temperamento mondano, autore di quello che sara` poi l`"indice dei libri proibiti". vengono esposte norme sul modo di vestirsi, enumerati tutti i gesti e le cose spiacevoli da evitarsi; e` riprovato lo scherno, la beffa, la parola che morde e offende; si suggeriscono i modi del parlare, si consigliano i vocaboli da usare e quelli da evitare. insomma, biasimando ogni eccesso, l`autore incarna il culto della proporzione proprio del rinascimento.
sono raccolti in questo volume i racconti di un grande protagonista della cultura italiana del secondo dopoguerra, le cui radici affondano nei luoghi natii, l`appennino emiliano, le terre di matilde di canossa, fino alle sponde del po. la scelta, curata dal figlio dell`autore, comprende quattro romanzi: "le parole del padre" (1991), un`intensa storia di dialogo tra padre e figlio, tra l`italia contadina dell`anteguerra e quella urbana del dopoguerra; "la valle dei cavalieri" (1993), rievocazione di quasi un secolo di storia italiana, "appennino" (2003), ritratto di due fratelli tanto diversi quanto complementari, e "cameo" (2006), in cui rivive la storia di una comunita` ebraica. a questi si aggiungono cinque racconti nei quali si respirano le stesse atmosfere sospese tra destini individuali e memoria collettiva.
nato nei dintorni di roma tra il 55 e il 50 a.c., tibullo ha vissuto, come i contemporanei virgilio e orazio, l`eta` difficile e disorientante che, tra sanguinose lotte civili, segna il passaggio tra repubblica e principato. ma degli sconvolgimenti sociali, politici e anche culturali dell`epoca sembra non esserci traccia nei suoi versi, dominati dal tema erotico e dall`ideale della vita agreste. nelle sue elegie il poeta canta infatti l`amore per la sua donna, delia, e vagheggia un mondo in pace, senza guerre, in cui dedicarsi ai piaceri dell`otium - primo tra tutti la poesia - nella tranquillita` della campagna. le elegie tibulliane, dal tono lievemente malinconico, sognante e di grande raffinatezza letteraria ("terso ed elegante" l`ha definito quintiliano), restano tra le cose piu` felici e autentiche che la poesia latina ci ha lasciato: componimenti estremamente moderni nel loro andamento fluido, monologante, onirico, capace di imprimere al verso il ritmo incalzante dei pensieri.
conrad aveva in mente un racconto breve, basato sulla figura di un reietto, protagonista di un episodio avvenuto realmente nel 1880: il vile abbandono, da parte dell`equipaggio, di un piroscafo apparentemente in procinto di affondare mentre trasportava un gruppo di pellegrini musulmani diretti alla mecca. ma poi la materia gli cresce fra le mani e il risultato fu questo romanzo affascinante e complesso, centrato sul tema di colpa e di espiazione. nella prima parte dell`odissea esistenziale jim, oppresso dal rimorso per avere infranto il codice d`onore del gruppo a cui apparteneva, si autoesclude dalla cerchia dei suoi simili, cerca di cancellare la propria identita` e accetta i lavori piu` umili nei porti orientali, abbandonandoli ogni volta che il suo come viene ricollegato a quello della nave da cui e` saltato, precipitando in un abisso senza fondo. nella seconda parte, approdato in un remoto villaggio fluviale del borneo, grazie al suo coraggio jim riesce a rifarsi una vita e una reputazione, gode dell`amicizia e del rispetto degli indigeni e scopre l`amore in una fanciulla, jewel. ma la felicita` e` destinata a durar poco: un diabolico avventuriero inglese si insinua nel paradiso terrestre di jim e attacca il villaggio per saccheggiarlo; dopo averlo fermato, jim lo lascia ingenuamente libero, fidando nella sua parola di bianco. il risultato e` che viene ucciso un giovane indigeno; jim, questa volta, non fugge e riscatta la propria colpa.
nel 1916 un incidente aereo causa al poeta la perdita di un occhio e lo costringe per qualche tempo all`immobilita` e al buio totale. l`esperienza di questa oscurita` e l`attivita` introspettiva che essa favorisce sono la materia della prosa impressionistica del "notturno" (cominciato appunto nel 1916 e pubblicato nel 1921), una prosa senza vincoli narrativi, che costruisce la propria struttura formale nella ritmata e pulsante successione di annotazioni, sogni, visioni, libere associazioni mentali, impressioni sensuali. tutti i temi dannunziani si modulano e si armonizzano intorno alla nota fondamentale, notturna e fantastica, di questa scrittura musicale, che assorbe pause e gridi lirici, sospiri, eccitamenti, cupa fissita`: amore della volutta` di vivere.