"sino all`ultimo momento recitiamo la commedia con noi stessi," - scrive heine alla fine di "idee. il libro le grand" - "mascheriamo la nostra miseria persino a noi stessi e mentre moriamo per una ferita al petto ci lamentiamo del mal di denti". anche "il libro le grand" - spiega claudio magris nella sua premessa - e` una testimonianza di quest`arte di recitare la commedia con se stessi e col proprio dolore, arte di cui heine era maestro. il libro e` un gioco, fra scherno e nostalgia, con l`amore e la malinconia, con la precaria rispettabilita` sociale e con la stessa propria posa libertina che ostenta di beffarsene, con i mali del proprio cuore e con quelli della germania e dell`europa, della storia e della societa` moderna.
in questo volume, a cura di mario lavagetto e con le note di enrico chierici, sono contenute: poesie e re orso; le cronache teatrali; mefistofele e falstaff; l`epistolario verdi-boito.
rappresentate entrambe nel 161 a.c., "eunuchus" (l`eunuco) e "phormio" (formione) furono i maggiori successi di pubblico e commerciali di terenzio. tratte rispettivamente da un soggetto di menandro e di apollodoro di caristo, celebri commediografi greci, negli intrecci sembrano non discostarsi dai canoni del genere: giovani innamorati, situazioni contrastate, gelosie, bambini perduti di cui si ritrovano le origini portando cosi` al felice scioglimento finale. ma tutta nuova e`, in questi come negli altri testi di terenzio, l`attenzione per la psicologia dei personaggi, indagata con finezza e con una lingua elegante e raffinata, degna dei piu` esclusivi circoli letterari dell`antichita`, cui l`autore apparteneva.
in guerra da anni contro chiari e goldoni, nel 1761, carlo gozzi scende in campo direttamente, come autore di teatro, riproponendo sui palcoscenici le maschere della commedia dell`arte e la recitazione all`improvviso. con le "fiabe teatrali" accetta la sfida di mettere alla prova del pubblico la sua concezione teatrale: egli opponeva infatti al realismo della rappresentazione della societa` borghese veneziana di goldoni un teatro di fantasia e di immaginazione. il successo e` grande e sbaraglia gli avversari. rispetto alla novita` goldoniana, nelle fiabe sembrerebbe prevalere un`ipotesi drammaturgica anacronistica, imbastita a difesa di una commedia dell`arte giunta ormai al suo epilogo.
le ventiquattro prose che compongono le "operette morali" nascono durante il lungo periodo di "silenzio poetico" di leopardi e costituiscono un unicum nella storia della letteratura italiana. composte in massima parte in forma di dialogo sull`esempio illustre della trattatistica antica, le "operette" danno sistemazione letteraria e intimamente lirica al sistema filosofico leopardiano. abbandonando gli elementi personali e polemici per assumere un respiro universale e intensamente umano, leopardi oppone ai dei contemporanei il suo poetico empirismo, consegnandoci testi vibranti di ironia, potenza allegorica, profondita` speculativa e vivacita` emotiva.