scrive drummond de andrade di clarice lispector. ed e` proprio in un misterioso universo personale - un universo labirintico e lacerato - che il lettore viene come risucchiato dalla voce, visceralmente femminile, che in queste pagine tenta di dire l`indicibile, di entrare in contatto . attraverso uno sregolato, impetuoso flusso di coscienza la lispector ci fa percepire, in modo quasi fisico, impressioni e visioni di travolgente intensita`, usando una lingua che sembra inventare continuamente se stessa, il cui fascino risiede nella sua stranezza e le cui ferite sono il suo punto di forza. testo estremo di un`artista estrema, "acqua viva" costituisce il raggiungimento della maturita` della sua autrice: un assolo ammaliante, in cui tornano i temi ricorrenti in gran parte dell`opera della lispector - la natura e i suoi sfaccettati simbolismi, lo specchio e la rifrazione obliqua, il male e la morte, l`incomunicabilita` fra amanti - spinti all`incandescenza, senza che mai, ai suoi incantesimi, ci sia dato sottrarci.

torna rosa matteucci, "impietosa, feroce cantatrice del "nonostante"", come la defini una volta carlo fruttero, accostandola ai mani di celine, beckett e thomas bernhard. questo nuovo romanzo, in bilico, come gli altri, sull?illusorio crinale fra comico e tragico, inizia con l?affannosa, tormentosa aspirazione di lei bambina a ricevere, come tutte le sue antenate e le sue simili, la prima comunione, per proseguire con la morte di un padre molto amato - sebbene molto scapestrato - e la sua sciamannata sepoltura. nella scrittura, straziata e al tempo stesso grottesca, di rosa matteucci diventa comico perfino il viaggio, non solo interiore, che tale morte suscitera, alla ricerca di quell?antico trascendente che il nostro tempo sembra aver smarrito: dall?india dei santoni ai pirenei di bernadette, dai gruppi di preghiera della soka gakkai a un?ardimentosa visita a un frate esorcista che, asserragliato in un eremo, vende messalini con audiorosario incorporato. un vagabondaggio che culmina con la scoperta del rito tridentino, dove imparera il protocollo delle genuflessioni, sempre rincorrendo una salvazione che pare rimessa in forse a ogni frase, a ogni respiro. sino alla definitiva consapevolezza che e necessario accettare, e forse anche amare, la propria croce.

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