Le prime registrazioni per la King del cantante di colore. 24 brani, con inediti, rarità e classici. Contiene la versione di Fever.

Blues, con venature roots, che arriva dal Texas. Base solida ed elettrica, il mandolino di Del Grosso e la fiera chitarra elettrica di Del Toro. Non sono venuti fuori dal nulla, ma hanno suonato in passato anche con grandi del blues come Pinetop Perkins, Hubert Sumlin ed Otis Taylor. Mischiano blues e radici in modo diretto, suonando per il piacere di suonare. Disco decisamente raro, introvabile daz tempo.
Bella esibizione, registrata dal vivo nel 1972, in un momento di particolare forma per il grande chitarrista blues. Accompagnato da una solida band, il King esegue un pò dei suoi classici: The Thrill is Gone, Hummingbird, Ain't Nobody Home, Everyday I Have The Blues, How Blue Can You Get ?, Noboidy Loves Me But My Mother, Rock Me Baby. Suono splendido, tratto da una trasmissione radio del periodo.
Fratello del ben più famoso ( e compianto ) Stevie Ray Vaughan, Jimmie Vaughan ha comunque una sua carriera.
Indubbiamente bravo ed eclettico, non ha mai sfruttato il nome di Stevie Ray, ma ha sempre fatto la sua musica, previlegiando comunque il blues. Questo album, registrato in un fumoso club di Austin, Texas, è sostenuto da Vaughan, con Mike Flanigin, organo, e Frosty Smith, batteria, dietro le spalle. Il repertorio varia da brani blues e riletture di classici rock ( Can't Buy Me Love dei Beatles), in chiave night jazz. Otto brani medio lunghi per creare una atmosfera molto particolare, tra fumo, alcool e night time, che ben si adatta alla fluidità della musica.
Jason Ricci, armonicista Blues Americano, è un innovatore. Ha diversi dischi a suo nome ed ha fatto parte delle band di altri ( Johnny Winter ad esempio). Ma questo nuovo lavoro, sotto il suo nome, è decisamente il più importante. Ricci sta reinventando l'armonica Blues e, più di una volta, è stato paragonato al grande Paul Butterfield. Questo disco, in cui Jason suona con la sua nuova band, Bad King, originari di New Orleans, è il più bello e convincente della sua giovane carriera.
Chitarra solista nella band di Linsey Alexander per diversi anni, Breezy Rodio esordisce per la Delmark. Rodio ha la voce, è un chitarrista notevole ed ha una band di tutto rispetto. La Delmark non si smentisce.
Vengono dal South i Little Boys Blue, da Memphis per la precisione. mischiano blues elettrico con accenni southern rock e quelche riff rockabilly. Il cantante, JD Taylor, è un rodato working class man e la band ( Mark Brooks Dave Mallard, Kid Memphis e Alex Taylor ) ci dà dentro di brutto. Niente di nuovo, è vero, ma musica decisa, sapida e vibrante. Quanto basta per risvegliare i nostri sensi.
Coco Montoya torna con un disco molto bello, Coming in Hot, disco che oltre ocreano ha ricevuto il plauso di molti media, cominciando dal Boston Globe. Prodotto da Tony Braunagel ( Eric Burdon, Curtis Salgado, Taj Mahal, Bonnie Raitt ) il disco contiene 11 brani. Dall'iniziale, decisamente rock, Good Man Gone, al potente blues shuffle Water to Wine. Coco Montoya, uno dei migliori chitarristi blues nella scena attuale, rilegge da par suo Lights Are On But Nobody's Home, di Albert Collins, con una incredibile energia, oppure ammalia con la torch ballad What Am I ?. Lo accompagnano i bassisti Bob Glaub ( Dylan, Springsteen, Jerry Lee Lewis ), e Mike Mennell ( Jimmy Buffett, John Fogerty). Quindi il tastierista Mike Finnigan ( Hendrix, Taj Mahal, Etta James e mille altri), i chitarristi ritimici Johnny Schell e Billy Watts, per chiudere con Tony Braunagel alla batteria.
Ristampa del secondo album culto della formazione folk rock di San Francisco.
Digitally remastered on 24-bit.
Recorded November 15 and 16, 1962 at "Les Trois Mailletz", Paris.
Recorded live at Monroe State Prison, Monroe, Washington [Nov. 1971] and Oregon State Reformatory, Eugene, Oregon [1971]
(p) (c) 1975, Vanguard Records
Made in USA
Born To Kill è molto più della conclusione di unattesa di 15 anni tra un album e laltro dei Social Distortion: è una rivelazione. Undici brani di puro, autentico rock n roll, tra furia, gioia e catarsi, tutti attraversati da quel mix inconfondibile di sfida e disillusione vissuta che ha reso il fondatore Mike Ness un poeta e una voce guida per gli emarginati da oltre 40 anni.
La band di Orange County torna con Born To Kill, il suo primo album in 15 anni. Attraverso 11 canzoni potenti, Mike Ness amplia ulteriormente il mito dei Social Distortion, dimostrando ancora una volta che non sono semplicemente una punk band. In tutta la raccolta, Ness richiama il suono degli anni 70, gli anni formativi della sua giovinezza. Born To Kill prosegue così laltissimo standard qualitativo per cui i Social Distortion, e lo stesso Ness, sono da tempo celebrati.
Born To Kill è unopera destinata a lasciare il segno a lungo nel catalogo dei Social Distortion. Brani come la trascinante title track, che funge da filo conduttore dellalbum, la carica di riff di Partners in Crime, la nostalgica The Way Things Were e lesuberante Tonight si inseriscono perfettamente nelle diverse ere della band. Dopo quasi cinque decenni di carriera e un catalogo straordinario che attraversa quasi tre generazioni, i Social Distortion non hanno alcuna intenzione di rallentare.
