

e una ragazza "minuta, ordinata, dall`aria perbene, con capelli castani pudicamente lisci e occhiali dalla montatura a giorno" quella che si presenta nell`ufficio di philip marlowe in una calda mattina di primavera. e se lui accetta di aiutare la giovane, giunta dal kansas in cerca del fratello scomparso, non e certo per i miseri venti dollari che si vede allungare sulla scrivania, ma per noia, o forse per curiosita - perche e chiaro, almeno per un investigatore privato scaltro come lui, che dietro "il classico aspetto da bibliotecaria" si nasconde in realta "un`affascinante, piccola bugiarda". nel mondo freddo e fosco di marlowe, d`altronde, di rado le cose sono come appaiono, e meno che mai sotto le sfolgoranti luci di hollywood, dove lo condurra questa indagine, fra maliose starlet, imperturbabili agenti di spettacolo, gangster costretti a occultare la loro identita e cadaveri con punteruoli da ghiaccio conficcati nella nuca. la patina di glamour che avvolge la citta, infatti, maschera ricatti, menzogne, vacuita morale e corruzione - quel torbido paesaggio umano che marlowe e solito fronteggiare con le sue armi predilette: una caustica ironia e un cinico disincanto. e che chandler, con la prosa a un tempo poetica e spietata che e la sua cifra, riesce ancora una volta a restituire magistralmente, gettando sull`america del dopoguerra e sulla piu rutilante (e illusoria) incarnazione del suo sogno uno sguardo lucido, malinconico e sferzante.

per la prima e ultima volta nella sua carriera di investigatore privato, philip marlowe e` in trasferta a bay city, nella contea di san bernardino, a un centinaio di chilometri da los angeles, con l`incarico di rintracciare la moglie di un riccastro. ben presto, pero`, le donne scomparse diventano due: e quando dalle acque di un laghetto di montagna affiorano un braccio, poi una mano gonfia, poi una massa informe e senza lineamenti, senza occhi, senza bocca, un incubo con attaccati dei capelli, marlowe e` costretto a confrontarsi con il primo cadavere - e con il primo mistero. altri cadaveri e altri misteri spunteranno in rapida successione. stara` come sempre a marlowe - mentre dall`europa giungono vaghi, sinistri echi della seconda guerra mondiale - indagare, destreggiarsi, battersi, riuscire a sopravvivere, fra inganni e tranelli di ogni sorta, fra violenza impulsiva e violenza calcolata, fra cinismo e corruzione, anche di chi, come gli sbirri, dovrebbe stare dalla sua parte. e ancora una volta raymond chandler, con occhio smaliziato e dolente e una lingua screziata di acume e sarcasmo, stende una livida patina di pietas losangelina sui mortiferi giochi di quelle marionette della vita che si spacciano per esseri umani.

l`aria di pasadena e` quando marlowe, sigaretta spenta fra le labbra e cappello calcato sulla fronte, fa il suo ingresso nella sontuosa residenza di mrs. elizabeth murdock. l`incarico che la donna gli prospetta dalla sua chaise-longue di vimini, mentre si scola un bicchiere di porto dopo l`altro, non si direbbe dei piu` difficili, ne` dei piu` pericolosi: ritrovare un`antica e rarissima moneta d`oro - il prezioso doblone brasher - sottratta alla collezione del defunto marito, probabilmente dalla nuora scomparsa. ma non appena marlowe fiuta una pista promettente e sente a portata di mano la soluzione del caso, una serie di omicidi indecifrabili fa calare sull`indagine una fitta coltre di mistero. per vederci chiaro dovra` spingersi a bunker hill - - e frugare palazzi popolati da inquilini sfuggenti, portieri che , . niente, comunque, che un detective del suo calibro, armato come sempre di laconico cinismo e un`aria imperturbabile da eroe romantico, non possa affrontare, e come sempre nella sua inimitabile maniera, attraversando la nera notte di los angeles fra ricatti, night club, pinte di whisky e segreti celati dal tempo.

il lungo addio e` il canto del cigno di marlowe, nero come il peccato, nero come il genere che, con noncuranza, chandler aveva inaugurato e portato ai massimi splendori. e il suo romanzo piu` complesso, piu` compiuto e sentito, e in uno dei protagonisti - lo scrittore roger wade - e` dato leggere in filigrana un larvato autoritratto. acquistare delicatezza senza perdere forza, si augurava chandler a inizio carriera, e ora il dono e` suo, e` nelle sue mani. e anche un lungo addio al personaggio del detective malinconico e blase`, che per quante bevute si conceda, per quante sparatorie, pestaggi e tradimenti, inganni e disinganni debba subire, non perde mai l`ironico aplomb, ne` la battuta icastica. la sua inconfondibile silhouette in dissolvenza, con il fedora sulle ventitre` e la cicca all`angolo della bocca, e` forse l`ultima reincarnazione del cavaliere dalla malinconica figura. e un lungo addio, ripete in sottofondo la canzone che ci accompagna, struggente e sincopata, fino al termine del libro e della notte di los angeles. un lungo addio da dire solo quando significa qualcosa, solo quando e` triste, solitario... y final.

grazie alle sue armi di difesa personale - la tesa abbassata sugli occhi per principio, il sopracciglio inarcato per la stessa ragione, un fisico rispettabile nonostante gli stravizi -, philip marlowe potrebbe arrivare a fine mese guadagnando quanto basta, senza passare da un guaio all`altro. specie quando si muove, come qui, nel suo ambiente naturale, la los angeles dei locali notturni. ma purtroppo, anche se a vederlo non si direbbe, e` curioso. e se davanti a un locale, mentre indaga su tutt`altro, nota un figuro in cappotto sportivo, palline da golf per bottoni e un abbacinante paio di scarpe di coccodrillo, vuole saperne di piu`: quindi lo segue all`interno, finendo a contatto ravvicinato col temibile moose malloy, e si mette poi sulle tracce della sua molto rimpianta vecchia fiamma, l`ancor piu` temibile velma valento. il resto e` tutto quello che ci aspettiamo da uno come marlowe, ma con un`avvertenza: fra i suoi componenti romanzeschi collaudati, chandler in addio, mia amata ha scelto solo il meglio del meglio. che agisce oggi come allora.

e sempre l`ultimo incarico, per philip marlowe. ma quello che gli abbiamo affidato stavolta, forse, e` il piu` delicato. si`, perche` deve prendere tutto il de`cor e tutti i ferri del suo mestiere - le palme e il vento caldo di los angeles, la penombra minacciosa di interni sfarzosi e lo sfarfallio dell`acqua nelle piscine, il crepitio delle pistole e quello ancora piu` letale dei lame` -, aggiungerci il suo fuori campo inconfondibile, e rimetterli al posto delle storie spesso ovvie raccontate da migliaia di suoi epigoni, in quell`universo narrativo opaco cui e` stato attribuito d`ufficio un nome che non gli apparteneva: il noir. si`, stavolta marlowe deve riportare le lancette all`anno in cui tutto e` cominciato, il 1939, e al luogo da cui tutto il resto ha tratto origine: questo romanzo. e per fortuna tutto fa pensare che ci riuscira` - o che fallira` magnificamente, come solo lui avrebbe potuto.

