"ho passato quasi vent`anni a fare ricerche sulla vita e le opere di gabriel garcia marquez, uno dei piu` grandi autori della letteratura mondiale. ricerche non solo nelle biblioteche e negli archivi, ma anche lungo le strade, i fiumi e le coste della colombia, prendendo appunti ovunque mi trovassi. negli stessi anni, in modo del tutto indipendente, un altro europeo, fausto giaccone, lavorava a creare un equivalente visivo di queste esperienze, anche lui lungo le strade, i fiumi e le coste colombiane, scattando fotografie ovunque andasse. ed eccole a voi in questo libro" (gerald martin)
dentro e` la sintesi di un incontro fra tre artisti, tre amici, di diversa provenienza culturale e disciplinare, accomunati da uno sguardo teso verso una sorta di lateralita`. uno sguardo che nello scorrere delle pagine prende forma attraverso il collage, il testo e la fotografia, posizionandosi al tempo stesso "dentro" e a "lato" della rappresentazione, amplificando e moltiplicando i punti di visione, creando tra opera e spettatore/lettore uno spazio tanto reale quanto indefinito, quasi un luogo che porta in se` altri luoghi. un avvicinamento a paesaggi interiori caratterizzato dalla semplicita` e dall`istintiva potenza di una riflessione sedimentata nel tempo.
nel 1804, quando john barrow ascende al soglio di secondo segretario dell`ammiragliato britannico, sulle carte dei di li` a poco sudditi di vittoria spicca ancora un numero allarmante di zone bianche. alcune - l`australia, e anche l`antartide - per il momento potevano rimanere tali, ma in altre si annidavano enigmi da sciogliere quanto prima, data l`importanza strategica loro attribuita: il vero corso del niger, ad esempio, e l`esistenza o meno di un passaggio a nordovest. su entrambi barrow aveva idee spesso sbagliate, ma comunque chiare: e, soprattutto, la possibilita` di realizzarle. quindi, muovendosi dalla scrivania cosi` di rado che in occasione del congedo i superiori, convinti che non potesse separarsene, gliene fecero dono, barrow trascorse i quarant`anni del suo regno a montare un impressionante numero di spedizioni verso il polo o l`equatore. difficilmente quelle avventure scampavano al disastro, al grottesco, o a una miscela variabile di entrambi. eppure, ognuna contribui` alla maggior gloria del loro mandante, a tempo perso consulente del piu` importante editore inglese di viaggi, john murray, quindi censore alquanto arcigno e non del tutto spassionato dei resoconti con cui i suoi ragazzi, portata a casa la pelle, speravano di arrotondare una paga piuttosto misera. la lunga, entusiasmante, divertentissima storia di caratteri leggendari come parry, ross e franklin - dei loro sogni, delle loro imprese, della loro follia - e` stata sempre raccontata come un`epopea.
tra gli orrori di cui la storia del novecento e` stata prodiga, pochi sono paragonabili alla condizione dei besprizornye, come venivano chiamati nella russia postrivoluzionaria gli innumerevoli bambini e ragazzini rimasti orfani in seguito alla guerra, alla guerra civile o alla carestia. stimati tra i sei e i sette milioni nel 1921, sporchi, vestiti di stracci, vagavano da soli o in gruppi per le citta` e le campagne in cerca di cibo, spostandosi nel paese aggrappati alle balestre sotto i vagoni dei treni, trovando riparo dal gelo negli scantinati delle stazioni o dentro i cassonetti, spinti dalla fame a un crescendo di aggressivita` e violenza che arrivava fino al cannibalismo. ne` potevano offrire un`alternativa a quella vita gli orfanotrofi pubblici: strutture, in tutto simili ai lager che di li` a poco sarebbero sorti per altri scopi, dove bambini scheletrici giacevano ammassati in condizioni spaventose. e se negli anni venti il problema viene studiato sul piano sociale, politico, giudiziario, psicologico ed educativo, in seguito saranno imposti il silenzio e la censura da parte di uno stato che non puo` certo ammettere un simile sfacelo nel `paradiso` della societa` sovietica. negli ultimi trent`anni il fenomeno e` tornato oggetto di analisi e rigorose ricerche storiche. luciano mecacci e` riuscito, grazie a testimonianze dirette e documenti dell`epoca spesso trascurati, a offrirne una ricostruzione completa anche dall`interno, calandosi - e calandoci - nell`abisso psicologico e umano dei protagonisti di vicende che possono sembrare, oggi, semplicemente inverosimili.
Italia 1953. 103 minuti. Con Franco Interlenghi, Alberto Sordi, Franco Fabrizi.
Germania 1927. 79 minuti. Film muto con colonna sonora moderna di Giorgio Moroder. Con Alfred Abel, Gustav Frolich, Rudolf Klein-Rogge.