tru e una giovane lepre con una pelliccia troppo folta, un carattere forte un talento unico: trovare una soluzione per tutto quel che non va. nel quartiere degli emigrati di bosco alto, tra case modeste e grandi sogni, tru affronta le sfide della quotidianita con la sua inventiva. quando il mondo sembra diviso, tru con l`ingegno e la gentilezza prova a cambiare le cose. temi: inventiva, disparita, solidarieta. eta di lettura: da 5 anni.
come si vive in una distopia? niente elettricita ne internet, una vita pubblica di rituali e marce, un delatore in ogni vicino, un sistema di caste che distribuisce privilegi e miseria. e la corea del nord, un paese barricato e inaccessibile. tra i pochissimi che l`hanno visitato c`e barbara demick, di base a seul per un decennio, che e riuscita a vedere nell`oscurita di una dittatura capace di mostrare al mondo solo le messinscene di benessere della capitale. fuori la realta e ben diversa: chongjin, terza citta del paese, e stata devastata dalla carestia dei tardi anni novanta, quelli cruciali del passaggio di consegna tra kim il-sung e kim jong-il. e a quella citta, e a quegli anni, che guarda demick, intervistando i sopravvissuti: come mi-ran e jun-sang, che di notte si tenevano per mano tra le vie buie sognando un amore impossibile e di giorno tramavano una fuga che non potevano confessarsi per paura della delazione. la signora song, lealissima al regime ma costretta a seppellire marito e figlio e a inventarsi un`impresa commerciale di fortuna per non nutrirsi solo di radici. kim ji-eun, pediatra che ha assistito impotente agli orrori della fame e alla carenza di medicinali. e molti altri, oggi al sicuro nel sud della penisola coreana, che provano a adattarsi alla democrazia. ma com`e possibile, dopo anni all`ombra di un potere assoluto, venerando un leader divinizzato? come si sopravvive quando si scopre che il migliore dei mondi possibili e solo propaganda, e la realta e fame e ideologia? nulla da invidiare e un reportage di orrore e rinascita, una storia corale su un regime che tutti si aspettavano cadesse e si assimilasse presto al mondo occidentale, quando forse e successo il contrario.
quando gli europei sbarcarono per la prima volta a haida gwaii, arcipelago canadese al largo di vancouver, nel pacifico, trovarono un popolo nativo raffinatissimo, gli haida, oltre a ricchezze impensabili, che solo una natura ipertrofica poteva dare: lontre dal pregiatissimo pelo, alberi giganteschi. non sapevano che pochi chilometri piu in la, sull`isola maggiore, cresceva un peccio perfetto dagli aghi dorati. gli haida lo chiamavano k`iid k`iyaas: per loro era un membro della tribu; per la scienza, una mutazione genetica unica. trecento anni dopo, le lontre sono quasi estinte, l`industria del legname ha colonizzato l`arcipelago e il peccio d`oro non c`e piu: l`ha abbattuto nel 1997 grant hadwin. lo ha fatto per un`illuminazione divina: dopo una vita da taglialegna, a vedere foreste secolari ridotte a deserti, in lui si e risvegliata una viscerale coscienza ecologica. ha scritto lettere e un documento tanto utopistico quanto delirante per un nuovo ordine mondiale e infine, visto che nessuno lo ha ascoltato, si e deciso: serviva un`azione simbolica. dopo e sparito nel nulla. al confine tra thriller e leggenda, john vaillant racconta di un popolo ferito e pronto a ferire dopo aver perso tutto; di un`industria che da secoli rade al suolo le foreste; degli uomini che vi lavorano, selvaggi, estremi, machisti; di un fuoriuscito da quel sistema, predicatore nel deserto ed ecoterrorista. e a quasi trent`anni di distanza, qualche piccolo peccio d`oro fa rivivere il mito di k`iid k`iyaas, ma rimangono le stesse domande di hadwin: fino a che punto potra continuare lo sfruttamento del pianeta, e come possiamo aprire gli occhi del mondo sulla devastazione che comporta?