storie comuni, metropolitane, d`attesa, questi racconti di anna rodiani raffo. accade sempre, (che il luogo sia roma o londra o istanbul o qualche altra citta`), di rimanere in bilico sopra un abisso di sospetti e paure, affascinati dalla discesa ma frenati, allo stesso tempo, da un vago senso di vertigine. spesso un`ombra inquietante s`allunga quindi sul cammino dei personaggi; man mano che si prosegue tuttavia, essa svanisce come quando, passata una notte sospesa ad un terrore senza nome che ci ha fatto sudare freddo, arriva la luce del giorno a spazzare via tutti i fantasmi. alla fine cio` che si attende, in genere, non accade e il mistero sbiadisce, prosciugato dalla banalita` del quotidiano. si resta svuotati, per un po` senza identita`, regalata tutta a quel breve sogno d`attesa. l`attesa e` il leit motiv che lega tutti i racconti dell`autrice, non come semplice forma di inquietudine nei confronti dell`ignoto, ma come aspettativa di qualcosa che arrivi a sconvolgere situazioni o persone, dalle loro radici, trasformandole, anche solo per breve tempo, nell`identico contrario. e l`altrove, l`eterna utopia.
dopo gli anni passati a san quintino, troy cameron e` un uomo consapevole che ormai per lui c`e` posto solo nell`"underworld"; nemmeno la classe sociale a cui appartiene lo ha messo ai ripari dai maltrattamenti di un padre ricco professionista di beverly hills, ma alcolizzato e violento, che poi uccidera` rimanendo segnato per tutta la vita. solo una cosa troy non aveva messo in conto: il mondo della malavita e` cambiato. piu` che dalla follia omicida di mac dog mc cain, anche se resa incontrollabile dalla cocaina, il buon senso dei criminali vecchia maniera e` minacciato dalla delinquenza delle gang nere dei ghetti di los angeles, inselvatichite dalla droga e dall`emarginazione, ma comunque vittime dell`abbandono e della mancata infanzia.
durante il biennio fratricida del novecento italiano, tra il 1943 e il 1944, gino bartali percorre decine di volte il tragitto firenze-assisi in sella a una bicicletta che nasconde nel telaio fotografie e documenti di identita` contraffatti. per gli ebrei rintanati nei conventi dell`umbria e della toscana, quel carico rappresenta l`unica possibilita` di salvezza dalla persecuzione nazifascista. ed e` proprio a loro che e` destinato, grazie all`attivismo di una rete di soccorso clandestina orchestrata dal cardinale elia dalla costa, amico e guida spirituale di bartali, allo scopo di favorire l`espatrio degli antifascisti. negli stessi mesi gino - al pari dei suoi colleghi costretto all`inattivita` dalla guerra, dopo aver vinto il tour de france a soli ventiquattro anni - offre protezione a una famiglia ebrea, i goldenberg, nascondendola in una cantina. "ci ha salvato la vita, non ne ho il minimo dubbio" ha poi raccontato agli autori giorgio goldenberg, all`epoca bambino. "la strada del coraggio" farebbe arrabbiare ginettaccio, perche` squarcia lo schivo silenzio con cui bartali - inorridito da ogni forma di encomio e adulazione - ha sempre voluto proteggere questa inattesa e misconosciuta parentesi della sua vita. ma il rigore mai venato di retorica dei fratelli mcconnon e` il riconoscimento piu` sincero che si possa attribuire a un uomo che "ci ha ridato il nostro onore quando eravamo poveri e sfiniti".