parmeno, il gradasso, il bevitore, il bugiardo e, incidentalmente, anche il valletto di giacomo c. vive le ore piu` belle della sua vita. concluso il suo ruolo di subalterno, scatta l`ora delle feste mondane, del piacere di mostrarsi vestito con abiti sontuosi, di possedere denaro, potere e di sentirsi chiamare ovunque: il duca di totto. ma dietro a quello che potrebbe sembrare un racconto da fiaba, si trama nell`ombra un insidiosa macchinazione dove il povero parmeno rischia in ogni istante di perdere i piaceri della vita...
"di lui mi rimane solamente la penna. l`ho presa un giorno da una borsa in cui mia madre la conservava insieme ad altri ricordi di mio padre. una penna come non se ne fanno piu`, e che bisognava caricare con l`inchiostro. l`ho usata per tutti gli anni della scuola; mi ha `mollato` prima che io potessi decidermi ad abbandonarla. ce l`ho ancora, tenuta insieme con il nastro adesivo: mi sta davanti agli occhi sul tavolo dove lavoro e mi costringe a scrivere, scrivere. i miei tanti libri sono stati forse delle vie traverse obbligatorie per arrivare a raccontare `questo`".