un uomo su un treno, viaggiatore solitario della carrozza-ristorante. un blackout improvviso, si spengono le luci, il convoglio si arresta. quando torna la corrente il viaggiatore si ritrova nella spiacevole situazione di non riuscire a ricordare il suo nome, ne` dov`e` diretto, ne` soprattutto come mai e` senza pantaloni. in compenso, adesso a fargli compagnia ci sono due bizzarri personaggi: un certo dottor freud che guarda caso si chiama sigmund, e il sadico capotreno malkowitz.
un piccolo libro caratterizzato da un vocabolario molto semplice e da illustrazioni molto vivaci. il testo, breve ed essenziale, si serve della tecnica associativa, la piu` vicina ai piccoli lettori. eta` di lettura: da 2 anni.
ogni giorno, senza rendercene conto, ci lasciamo alle spalle una lunga scia di dati personali: quando navighiamo in internet, cambiamo canale televisivo, paghiamo il pedaggio automatico in autostrada, facciamo acquisti con la carta di credito o utilizziamo il telefono cellulare produciamo, infatti, un`infinita` di informazioni digitali. solo per fare un esempio: societa` come yahoo e google ricavano ogni mese una media di 2500 informazioni su ciascuno di noi. chi analizza questi dati? e che uso ne fa? stephen baker, esperto di nuove tecnologie, ci accompagna in un viaggio attraverso gli stati uniti per incontrare e scoprire chi sono e come operano i cosiddetti "signori dei numeri", la nuova intellighenzia matematica che studia ogni nostra mossa per ricostrire, con incredibile accuratezza, il nostro comportamento come lavoratori, consumatori, elettori, pazienti e perfino amanti. signori dei numeri sono coloro che scompongono i nostri acquisti per capire se risparmiamo, se siamo a dieta o se ci diamo alla pazza gioia e che possono, grazie a sofisticatissimi e innovativi strumenti, diagnosticarci eventuali malattie prima ancora che si sviluppino i sintomi. che rovistano tra e-mail e tabulati telefonici per calcolare il contributo dei singoli dipendenti ai profitti dell`azienda e si concentrano sui nostri valori morali per orientare le scelte che faremo alla prossima tornata elettorale.
vienna, 1911. sulla heugasse, costruito con la pietra bianca piu` bella d`austria, sorge il palazzo dei goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. in citta` si dice che siano cosi` ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perche` brilli per loro. ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. persino nei fastosi palazzi di casa d`asburgo. rinomati collezionisti di opere d`arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova faberge`, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i goldbaum, com`e` costume delle cosmopolite dinastie reali d`europa, si sposano tra loro. perche` gli uomini goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri e` necessario, infatti, che le donne goldbaum sposino uomini goldbaum e producano piccoli goldbaum. anche la giovane, ribelle greta goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente vienna del primo decennio del novecento, sposando albert goldbaum, un cugino del ramo inglese della famiglia. per una ragazza della sua estrazione sociale il matrimonio e` una delle spiacevolezze della vita da affrontare prima o poi, e con questo spirito greta lascia vienna per la piovosa inghilterra. a tempie court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa: la nuova famiglia la tratta con rispetto, la servitu` con deferenza e albert e` cortese e sollecito. ma la sua presenza riesce a essere opprimente come una coperta pesante in una nottata troppo calda, e tra i due giovani si instaura una gelida, sottile antipatia. al punto che lady goldbaum, la madre di albert, decide di donare alla ragazza un centinaio di acri come dono di nozze, un giardino dove sentirsi finalmente libera da ogni costrizione. alla silenziosa contesa di temple court si aggiunge, pero`, il fragore di ben altro conflitto: la prima