quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d`arte inoue yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. in quest`opera l`autore trova nella brevita` una misura ideale e, nell`oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualita` delle loro esistenze. eppure il romanzo e` attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare e` la consapevolezza che ogni essere e` abitato da una vita segreta.
ritrovato tra le carte lasciate nella camera dell`albergo parigino in cui ernst weiss si tolse la vita, "jarmila" e` il racconto di una possessione amorosa divorante, capace di sprofondare un uomo nel delirio. una storia che comincia con un orologio dalle lancette impazzite, un appuntamento mancato, e lo strano incontro che la sorte riserva a un commerciante in viaggio d`affari a praga. nell`atmosfera carica di fumo di una locanda, un misterioso venditore di uccelli a molla prende in consegna il suo orologio difettoso per ripararlo. e mentre, con gesti da negromante, ne smonta il capriccioso congegno, inizia a raccontargli la storia della propria esistenza.
landolfi offre ai lettori, in questa silloge di "esercizi di stile", le storie di un nobiluomo che usa la spada avita per tagliare in due la fanciulla che ama in una sorta di rito dolcissimo e struggente; la relazione accademica di un cane - che e` un professore arzebeigiano e risponde al nome di onisammot iflodnal - il quale annuncia a un pubblico parecchio irritato che anche gli uomini, sebbene non tutti, intendono, sentono, pensano; una cronaca brigantesca che gia` nell`epigrafe, tratta da michael kohlhaas, evoca atmosfere kleistiane; il solo apparentemente comico "il babbo di kafka", in cui l`ironia vela a malapena risvolti dolorosamente autobiografici.
un uomo e una donna, una visita inattesa, un viaggio: brevi, fatidici incontri, temuti o cercati, che sommuovono vite senza passioni, che incriminano armature di orgoglio e vanita`. come nell`indimenticabile "amore cieco", e` da scabre situazioni narrative che nascono i racconti perfetti di pritchett. piccoli capolavori di una prosa limpida e tagliente, "la donna del guatemala" e "una gita al mare" sono orchestrazioni essenziali come ballate, in cui l`amara commedia dell`ordinario si trasforma in un`epifania fulminea e ineluttabile.
al nome di ivan il terribile e` legata l`immagine del potere assoluto nella sua forma piu` crudele, grandiosa ed esaltata. di solito i potenti agiscono, non si raccontano, preferendo lasciare il compito a cronisti per lo piu` adulatori. ma ivan il terribile fu anche in questo un`eccezione: con due sbalorditive lettere al principe kurbskij volle motivare le sue azioni, degnandosi persino di rigettare con doviziose argomentazioni le fondate accuse mosse da colui che era stato un suo influente collaboratore. perche` perseguitare ferocemente i sudditi? perche` annullare ogni principio di giustizia? ivan non teme certo di rispondere a queste domande, ricorrendo a tutta l`imponente complessita` di un io ipertrofico, allucinato, contraddittorio e amorale.
il rapporto di naipaul con la terra, l`india, da cui i suoi antenati partirono un secolo fa per trinidad e` sempre stato molto teso, aspro, oscuro: "per me l`india e` un paese difficile. le sono al tempo stesso troppo vicino e troppo lontano". ma proprio questo sentimento di consanguineita` e insieme di opposizione sembra avere acuito lo sguardo dello scrittore, conferendogli il dono di una percezione snebbiata di cui molto raramente gli occidentali sono capaci in india. e l`occhio, in questo libro, segue quasi ossessivamente le tracce e i sintomi di una sola realta`: l`antica, non rimarginata ferite che, anche dopo l`indipendenza, sembra condannare l`india a uno stato di cronica inadeguatezza.
ma gcig lab sgron e` una delle figure femminili piu` importanti della storia religiosa del tibet. vissuta nella seconda meta` del secolo xi, viene considerata l`iniziatrice della tradizione detta "recisione dei demoni", un sistema di yoga fondato su una prassi rituale ricca di elementi di notevole pathos che ebbe grande diffusione in tutti i paesi dell`arco himalayano. i "canti spirituali" sono, secondo la tradizione tibetana, il testamento spirituale della santa. muovendo dal principio secondo il quale la radice di ogni demone va ricercata nella propria mente, ma gcig conduce un`analisi serrata di tutti quei meccanismi che sono alla base dell`ignoranza degli uomini: ne scaturisce un canto alla realta` assoluta, un inno spirituale di grande forza espressiva.
da quando l`oriente e` diventato la discarica degli orrori dell`occidente, il "viaggiatore incantato" puo` trovarsi a scoprire templi maestosi, divorati dalla vegetazione, all`interno di una corona protettiva di zone minate. cosi` accade ancor oggi, vent`anni dopo il conflitto in vietnam, quindici dopo il genocidio in cambogia, mentre l`indocina si riapre agli stranieri e ai consumi e mostra le atroci rovine economiche e culturali delle guerre ideologiche piu` violente e piu` vane del nostro secolo. l`occhio e la penna di arbasino ci trasmettono lo stupore provato di fronte al sorriso del buddha affiorante da antiche pietre, come di fronte ai migliaia di teschi umani ordinati su scaffalature nel monumento-ossario dedicato alle vittime cambogiane del 1975-1979.
la labrena, ovvero il comune "geco", "turpe bestia" nel cui sguardo sono contenuti tutto il male e il dolore del mondo, e` il perturbante emblema di questi sette racconti, giocati tra il grottesco e il fantastico. questa volta il suo sguardo si diverte a irridere e a corrodere soprattutto le convenzioni sociali e sentimentali della famiglia borghese: la vita di coppia con la sua routine, il tradimento, il volto infernale dei parenti, lo straziante patetismo del sesso nella vecchiaia.
che il nostro modo di scrivere sia qualcosa di altamente significativo e` un fatto evidente, e una specifica disciplina, la grafologia, si dedica a questo studio con notevoli risultati pratici, al punto da essere usata correntemente per ogni sorta di test. per klages il nostro modo di usare la penna e` rivelatore del "ritmo fondamentale" della persona: e da esso, con rigorosa consequenzialita`, si puo` giungere a individuare talune caratteristiche psicologiche essenziali. per dare con il massimo di immediatezza il senso delle analisi di klages, nel volume sono raccolte le sue "perizie" su alcuni casi quanto mai illustri, da nietzsche a wagner, a beethoven, a schopenhauer, ai matematici bernoulli, all`archeologo schliemann.
bonaventura e` stato definito l`ultima maschera della commedia dell`arte. "qui comincia la sventura del signor bonaventura", presentato con illustrazioni e musiche originali, e` in questo senso un felice esempio. la lingua di tofano (o meglio "sto") e` nutrita dei succhi di una tradizione letteraria che spazia da metastasio ai futuristi. e` una lingua fatta di ritmo e di fantasia inesauribile, della quale si fa apprezzare soprattutto il doppio registro: per la freschezza dell`invenzione e la gratuita` del gioco essa incanta il pubblico bambino, ma al tempo stesso riserva all`intelligenza dell`adulto il piacere di assaporare uno stile di rara leggerezza.
marpa il traduttore (1012-1096) fu tra coloro che piu` contribuirono a trapiantare in tibet il buddhismo indiano. tre volte lascio` il tibet per compiere viaggi attraverso il nepal e l`india alla ricerca di manoscritti e di maestri che spiegassero le oscure dottrine dei tantra. decisivo fu l`incontro con naropa che lo designo` come suo successore spirituale. in tibet gli insegnamenti di marpa diedero vita, attraverso milarepa, a una tradizione che dura tuttora. solo un segreto ando` perduto, la tecnica che consente di trasferire la propria coscienza in un cadavere. gtsang smyong heruka, lo yogin pazzo di tsang, che scrisse la vita di marpa, e` lo stesso cui dobbiamo la vita di milarepa; e lo stesso e` anche il loro traduttore, il tibetologo jacques bacot.
questo piccolo libro e` un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo zen. un professore tedesco di filosofia, eugen herrigel, vuole essere introdotto allo zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo zen da secoli si applica: il tiro con l`arco. comincia cosi` un emozionante tirocinio, nel corso del quale herrigel si trovera` felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. all`inizio con grande pena e sconcerto. dovra` infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i piu` grandi ostacoli: la volonta`, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. ma il tocco sapiente del maestro aiutera` herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l`unico gesto giusto, che fa centro quello di cui gli arcieri zen dicono: "un colpo, una vita". in un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e io si intrecciano in modo che non e` possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell`arciere e il bersaglio da colpire e` l`arciere stesso.
una brillante carriera politica, un matrimonio e dei figli. e quello a cui aspirano tutti i giovani cittadini romani di buona famiglia. tutti, ma non catullo, che nella sua villa di sirmione sogna un amore travolgente, di quelli che fanno tremare l?anima, come raccontava saffo. quando la giovane e sensuale clodia giunge ospite nella sua dimora, ammaliato dal suo fascino, catullo la elegge musa delle sue poesie, celandola dietro il nome di lesbia, e decide di seguirla a roma. qui, tra feste sfarzose e incontri proibiti, il giovane poeta si trova diviso tra due amori: quello intenso e pericoloso per lesbia e il legame profondo con lo schiavo giovenzio. ma tra desiderio e gelosia, promesse e tradimenti, il confine tra amore e distruzione diventa pericolosamente sottile...