spinto dalla passione per le strane entita` sognate dagli uomini, borges ha perlustrato nel corso degli anni letterature e mitologie, enciclopedie e dizionari, resoconti di viaggio e antichi bestiari, scoprendo tra l`altro che la zoologia fantastica e` percorsa da singolari affinita`: cosi`, ad esempio il pesce dei terremoti, un`anguilla lunga settecento miglia che porta il giapppone sul dorso, e` analogo al bahamut delle tradizioni arabe e al milgardsorm dell`"edda". l`esito di questa sterminata ricognizione e` un manuale che il lettore e` caldamente invitato a frequentare "come chi gioca con le forme mutevoli svelate da un caleidoscopio". ritrovera` cosi` animali che gia` gli erano familiari, ma che ora tradiscono caratteri insospettati: come l`idra di lerna, la cui testa - sepolta da ercole - continua a odiare e sognare, o il minotauro. imparera` a conoscere esseri che sembrano usciti dalla fantasia stessa di borges: come la "gente dello specchio", ridotta a riflesso servile dall`imperatore giallo dopo aspre battaglie, o il funesto doppio, suggerito "dagli specchi, dall`acqua e dai fratelli gemelli". e si imbattera` in creature di cui neppure sospettava l`esistenza: come lo hidebehind dei taglialegna del wisconsin e del minnesota, che sta sempre dietro a qualcosa. e sempre aleggia lo humour di borges, il quale ci spiega compassato che la qualifica di contea palatina attribuita al cheshire provoco` l`incontenibile ilarita` dei gatti del luogo, donde, con ogni probabilita`, il gatto del cheshire.
otto anni dopo essere stato consacrato sovrano di un regno che abbracciava quasi tutta l`india, asoka condusse una guerra di conquista nel kalinga, sul golfo del bengala. vinse. ma, dopo aver vinto, senti` rimorso. e volle esprimere quel rimorso con parole incise sulla roccia: "centocinquantamila uomini sono stati deportati; centomila sono stati uccisi, in numero ancora maggiore sono periti... il rimorso possiede l`amico degli de`i (asoka) da quando ha conquistato il kalinga. infatti la conquista di un paese significa l`uccisione, la morte o la prigionia per la gente: pensiero che l`amico degli de`i sente fortemente che gli pesa."
pubblicato per la prima volta nel dicembre 1900 dalla rivista viennese "die zeit", fu composto da schnitzler quando era nel pieno della sua maturita` artistica. al centro il grande motivo della coppia di fratelli. in geromino il motivo del sospetto che offusca il vincolo fraterno e` trattato nella formula di una parabola fortemente simbolica. protagonisti una coppia di mendicanti italiani. l`azione si svolge presso il passo dello stelvio, luogo simbolico: "un luogo che non invitata a una sosta prolungata".
nel 1966, in procinto di lasciare la svizzera per manchester, sebald mette in valigia i libri di tre scrittori destinati a segnare per sempre la rotta dei suoi incessanti viaggi letterari. per questo, piu` di trent`anni dopo, sente di dover rendere a gottfried keller, johann peter hebel e robert walser un personale tributo, assecondando ancora una volta "quello strano disturbo del comportamento che costringe a trasformare tutti i sentimenti in parole scritte e che, pur mirando alla vita, riesce sempre con sorprendente precisione a mancare il centro". in realta`, nel seguire in queste "note marginali d`una certa ampiezza" le tracce dei suoi autori prediletti - cui negli anni si sono aggiunti rousseau e morike -, sebald indaga le derive compulsive della scrittura, che finiscono per rendere chi ne e` colpito il piu` inguaribile tra i "malati di pensiero". ne riconosciamo gli effetti sul filosofo francese il quale, pur ravvisando "nell`uomo pensante un animale degenerato", arriva a prendere appunti persino sulle carte da gioco; su walser, che conduce una silenziosa battaglia contro la folle grandiosita` del suo tempo e compone in una grafia sempre piu` minuta, ai limiti del visibile, i leggendari "microgrammi"; e cosi` su keller, hebel, mo`rike, la cui arte assomiglia al tentativo di esorcizzare, quasi fosse una maledizione, "il nero garbuglio che minaccia di prendere il sopravvento".
"personalmente, ne sono rimasto assolutamente, oscuramente affascinato; mi sono divertito ed ho anche riso, essendo consapevole contemporaneamente che si trattava di un libro sinistro; sono stato irretito in un mondo d`ombre, di disossate e consunte meduse umane, avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate, sapienti, intollerabili sofferenze. e satira? non lo so; forse si`, giacche` la satira e` il genere piu` ambiguo, piu` sordido, e sa congiungere in se` l`odio e il riso, la ripugnanza e la seduzione; sa essere disperata e furba. questo libro e` satira come il viaggio di gulliver tra i cavalli sapienti, i nobili animali che gli rivelano come si possa tollerare d`esser uomini solo difendendosi nella follia." (giorgio manganelli)
questo libro racconta una storia che comincia prima di adamo e finisce dopo di noi, attraversando la bibbia da capo a fondo, come un mondo a se`. dove un uomo, che si chiamava saul, puo` diventare il primo re di un popolo perche` il padre lo aveva mandato a cercare certe asine smarrite. dove la regina di un remoto regno africano guida per tre anni una carovana foltissima, composta da giovani e giovanette vestiti di porpora, nonche` da animali e spezie in quantita`, per rispondere all`invito del re di gerusalemme e porgli alcune domande. e dove un altro uomo, che si chiamava abramo, udi` queste parole da una voce divina: . parole che rintoccano in tutta la bibbia, storia di un distacco e di una promessa, seguiti da altri distacchi e nuove promesse. il succedersi dei nomi e dei fatti e` turbinoso, spesso sconvolgente. e ogni volta la grazia e la colpa, l`elezione e la condanna appaiono intessute nelle vite dei singoli e della loro stirpe.
con i versi di una ballata, che a stento riescono a contenere l`impeto affabulatorio, friedrich durrenmatt, come gia` nella morte della pizia, si inoltra sul terreno del mito. il suo minotauro, creatura terrifica e insieme innocente, imprigionato in un labirinto che e` un intricato gioco di specchi, si dibatte alla ricerca di una via d`uscita, in primo luogo da se stesso. e nel turbine di immagini in cui il mostro si perde, e si scopre, il mito rifulge di nuova luce.
La promessa è un dramma epico che si dispiega al ritmo dell’incessante marcia della storia nazionale, che i lettori di Galgut ameranno di certo e che ne incanterà di nuovi.
una sequenza di "romanzi neurologici" raccontati dallo scrittore che piu` di ogni altro sa entrare nel mondo a parte della malattia, talvolta distante da noi come un pianeta che aspetti di essere visitato e capito da un antropologo.
, ha scritto milan kundera, e` ; per poi proseguire: . un torrente che parte, in questo primo pannello della trilogia romanzesca di broch, dal tardo ottocento, con lo smarrito joachim von pasenow, giovane junker prussiano, incerto se trasgredire i doveri di famiglia e vivere alla giornata con la piccola ruzena, entraineuse incontrata allo jaegerkasino, a berlino, oppure seguire la via dell` e della tradizione, e chiedere in sposa l`avvenente elisabeth, figlia di un proprietario terriero. ma e` soprattutto nella forma letteraria, aggiunge ancora kundera, che broch ha osato l`innovazione piu` audace, facendo entrare nel romanzo il pensiero: una riflessione che si rivela . con uno scritto di milan kundera.
nel 1938 un visconte francese avventuroso e un po` avventuriero, sempre alla ricerca di un senso da dare alla vita, decide di partire per l`estremo nord, al di la` del canada, dove vivono le popolazioni piu` . nel racconto di questa esperienza - una lenta e progressiva acclimatazione, in ogni senso, al nuovo mondo - tutto incanta fin dal primo istante: le durissime prove di resistenza, l`asprezza degli elementi, descritti con una vivacita` e un`immediatezza fuori del comune, ma sopra ogni altra cosa l`incontro con gli inuit, i piu` arcaici abitanti dell`artico. dapprima irrigidito nella sua supremazia di kabloona, - si spingera` a dire che gli inuit , il che secondo i nostri angusti canoni potrebbe sembrare vero -, gontran de poncins finira` per imparare molto da queste genti, che non si pongono affatto il problema di dare un senso alla vita, come scopriremo in pagine profonde, spiazzanti, educative nel senso piu` alto della parola. e nell`ora sofferta del ritorno, si rendera` conto, inaspettatamente, di essere diventato uno di loro. il suo cuore rimarra` li`, come quello di noi lettori, illuminati da un`avventura che, superando ogni distanza, riesce a farci entrare nell`anima di un popolo e di un tempo che non potranno essere piu`.
nel 1972 pier paolo pasolini definisce fratelli d`italia "uno dei piu bei libri della seconda parte del novecento" lo afferma avendo ancora sottomano l`edizione del romanzo di arbasino uscita da feltrinelli nel 1963, che era lunga 532 pagine. l`ultima versione di fratelli d`italia - che risale al 1993 e che e stata pubblicata da adelphi - arriva a 1371 (in mezzo, nel 1967, ce n`era stata un`altra feltrinelli di 536 e soprattutto, nel 1976, quella einaudi di 659). prima che si perdano le memorie e nel delicato passaggio tra ricordi e ricerche sul campo, questo libro, curato da giovanni agosti, accompagna la riproposta dell`edizione inaugurale del romanzo con un saggio, basato su materiale edito e inedito, che aspira a stabilire punti fermi in merito a circostanze, fonti, situazioni che stanno all`origine di questo capolavoro e ne fiancheggiano l`elaborazione. "di tutti noi si vede o si puo immaginare un futuro. di lei, no." torna nella sua prima edizione, edita nel 1963 da feltrinelli, il capolavoro di alberto arbasino.