"uno dei piu` bei romanzi moderni che io conosca e` jules et jim di henri-pierre roche`": cosi` scriveva nel 1954 il giovane francois truffaut, che quasi dieci anni dopo avrebbe portato sullo schermo la vicenda inaudita e folgorante dell`armonioso triangolo che, nei primi anni venti, aveva avuto come protagonisti lo stesso roche`, lo scrittore austriaco franz hessel e la moglie di quest`ultimo, helen. e fu ancora il regista francese a tentare di promuovere la stampa almeno parziale dell`infinita serie di taccuini (330 in tutto) su cui roche` aveva annotato, dal 1901 alla morte, ogni dettaglio della propria vita e dei propri incontri. un catalogo in cui sfilano picasso e gertrude stein, duchamp e cocteau, picabia, satie e georges braque.
nei cinque libri autobiografici pubblicati da bernhard fra il 1975 e il 1982 ("l`origine", "la cantina", "il respiro", "il freddo", "un bambino"), e qui radunati per la prima volta, il lettore trovera`, di la` dalle vertiginose architetture linguistico-musicali dei romanzi, di la` dalle riflessioni filosonco-maniacali e dalle feroci tirate dell`implacabile "artista dell`iperbole", la narrazione cruda e immediata della sua vita - una narrazione che non risparmia nulla dei dettagli piu` urtanti ed eloquenti. come la rete che dondola, sospesa al soffitto di un barcone in un canale di rotterdam, dove piange il bambino messo al mondo dalla "madre nubile" in olanda per non dare scandalo nell`austria provinciale e bigotta. o come i terribili convitti frequentati in austria e nella "grande germania", con sadici e ottusi educatori prima in divisa nazista e poi in abito talare; o, infine, il fetido "trapassatoio", anticamera della morte nel sanatorio, fra tisici in attesa della bara di zinco: quella turba di pazienti intubati e perforati ogni giorno, quella comunita` della sputacchiera di cui bernhard diventa membro a pieno titolo. eppure, nonostante tutto, quel diciottenne dalla volonta` caparbia decide di resistere e vivere, tenendo testa - con implacabile dizione - alla malattia del corpo e dello spirito.
"sulla scrittura, sull`amore, sulla colpa e altri piaceri" e` un dialogo sulla vita e sulla scrittura, ma la voce di shira hadad, la editor di amos oz, e` in fondo la coscienza del grande scrittore, che gli pone domande sul proprio passato, sui temi che l`hanno coinvolto, sulla sua intimita` di uomo e scrittore. ne scaturisce un ritratto a tutto tondo, una sorta di testamento artistico, spirituale e familiare. un autoritratto di amos oz in forma di dialogo.
"nei miei libri tutto e artificio ... e lo spazio della scena e totalmente buio ... nell`oscurita tutto diventa piu chiaro" ha scritto bernhard. ed e dalle tenebre della torre di amras, dove hanno trovato rifugio dopo essere scampati al suicidio della loro famiglia - concertato in una notte di fohn -, che affiorano sotto i nostri occhi i fratelli k . e walter. avvinghiati l`uno all`altro, prigionieri di una "endogamia spirituale", uniti da un affetto che scaturisce dalla "reciproca avversione naturale", vivranno in quel luogo "un`unica notte senza sonno": una notte attraversata, per noi lettori-spettatori, da un freddo bagliore, e da una domanda perenne, destinata a non avere risposta: "perche siamo costretti a vivere ancora?". libro prediletto di bernhard, presto dimenticato per la sua giovanile sfrontatezza e l`audacia compositiva - cui concorrono materiali disparati, pagine scritte da walter nella torre, lettere, aforismi -, amras ci sconcerta ancora oggi per la sua voce inaudita, come quella della "cornacchia congelata" che abita in queste pagine e in ognuno di noi, turbandoci "con la sua attenzione": la coscienza.