giunto alla sua tredicesima edizione, l`annuario di poesia presenta la consueta rassegna critica dei libri poetici piu` rilevanti usciti nelle ultime due annate. l`editoriale di paolo febbraro apre su un panorama mosso e controverso, ponendosi al solito su posizioni non conformiste. seguono due sezioni saggistiche particolarmente ricche, la prima dedicata a quanto accade nella recente poesia tedesca, spagnola e francese; la seconda composta da un saggio in cui giorgio manacorda riprende e approfondisce la sua ricerca teorica attorno alla poesia. quindi troviamo un articolato e a volte feroce scritto satirico di matteo marchesini. il contributo di giuseppe dierna presenta, in una traduzione inedita, pregevoli autori dell`avanguardia poetica praghese attiva verso la meta` del novecento. la classifica dei libri piu` belli delle due annate e` integrata da un corposo schedario con i titoli piu` significativi della poesia italiana e di quella straniera tradotta.
nel 1955 anais nin si ritrova "nel presente" e vuole trasmettere agli altri il frutto di anni di esperienza come donna e come scrittrice: la felicita` sta nelle piccole cose, non nelle vette dell`estasi. nel sesto volume del suo diario la nin non e` piu` il personaggio principale: questo sara` il "diario degli altri". reintegrata nella famiglia umana, anais realizza ritratti acuti, vivi e severi. ammira simenon, ama bergman, giudica beckett troppo intellettuale, simone de beauvoir oggettiva e disperante, capisce ginsberg e corso, il loro surrealismo e la loro ironia selvaggia, rimpiange di non aver potuto incontrare la grande e altera djuna barnes, si abbandona ad analisi e riflessioni su fenomeni letterari e artistici.
jeffrey raff illustra la natura spirituale della psicologia junghiana e il debito che essa ha nei confronti della tradizione religioso-esoterica. a differenza di altri libri su jung e l`alchimia, che forniscono una lettura psicologica del materiale alchemico, questo saggio si avvale dell`alchimia per comprendere tre pilastri della spiritualita` junghiana: il se`, la funzione trascendente e l`immaginazione attiva. attraverso l`interpretazione dell`immaginario alchemico, l`autore illustra la natura di questi tre concetti e spiega come, insieme, possano offrire un nuovo modello per la spiritualita` occidentale contemporanea. il libro si avvale di testi di alchimia relativamente poco noti, per la maggior parte mai interpretati, e presenta due concetti nuovi: l`alleato e la dimensione psicoide. servendosi di queste idee e delle nuove frontiere che esse offrono alla comprensione, diviene possibile applicare l`immaginario alchemico all`esperienza transpsichica: vale a dire, a un mondo spirituale che non si puo` ridurre ai meri concetti psicologici.
nell`aprile 1864 il dottor giacomo melini trascrisse un manoscritto attribuito a flamel e scritto, pare, nel 1382. il manoscritto ha per titolo il segreto della polvere di proiezione e il melini, fondatore e presidente della societa-filantropo-magnetica di firenze, termina il 23 di aprile del 1864 la traslazione grafica di tale manoscritto. il melini, conoscitore dell`alchimia, trascrive con pazienza monacale tutto il manoscritto e ne riproduce con evidente perizia la simbologia alchemica acquerellando con giusta e vera corrispondenza cromatica le figure che accompagnano il testo e che in questo volume vengono riprodotte. il manoscritto atttribuito a flamel, ha in ogni caso tutte le caratteristiche di un testo sapienziale. dichiarare della sua autenticita e comunque compito arduo, poiche ogni testo alchemico, rappresentando per suoi versi la philosophia perennis, chiede il dolce tepore dell`anonimato. sarebbe tuttavia ingiusto non riconoscere a questo dettato, che viene riprodotto grazie alla scoperta del manoscritto del melini, una precisa aderenza alla piu profonda cognizione alchemica. si dira anzi che la simbologia quivi espressa e di rara pregnanza e carica di "soluzioni informative". la riproduzione degli acquerelli e quella del simbolismo alchemico-astrologico danno un particolare e raro valore al volume, che proprio per questo si e deciso di stampare in formato piu grande del solito, quasi per dare evidenza e rilievo di totale scoperta ad un`opera che trasmette i segreti dell`operazione esoterica. secondo quanto dice il flamel presunto autore dell`opera, il libro fu da lui dedicato al nipote della moglie perenelle in funzione testamentaria. al testo di flamel, sempre riprodotto nello stesso manoscritto del dottor giacomo melini, si unisce quello di giorgio aurach scritto nel 1475. alchimista assai insolito e poco noto, che nel suo testo ricorda soprattutto l`elegante e significante mondo dei colori alchemici nella loro svariata, ma mai bizzarra o distratta i
arpocrate regna non soltanto sull?asciuttezza stilistica dell?operetta che la biblioteca ermetica qui presenta, ma anche sulla figura dell?autore, huginus a barma, la cui dimensione storica, ricoperta in modo alchemicamente usuale dall?evidente pseudonimo, fu e resta velata. pallide notizie offre il ferguson, scarse le citazioni tra i contemporanei (fulcanelli, alleau) e altre ricerche, come quella compiuta anni fa dall?editrice arche, rimangono allo stadio della buona volonta filologica. il piccolo trattato con il titolo di saturnia regna in aurea saecula conversa fu pubblicato per la prima volta a parigi nel 1657. la sua traduzione francese fu del 1780, e il traduttore, anch?egli anonimo, forni le poche informazioni su huginus di cui in pratica disponiamo e che il lettore potra ritrovare ora in questa integrale versione italiana di quella traduzione. chi abbia a mente il lessico alchemico non trovera difficolta ad immergersi nelle pagine di huginus, e pero potra stupirsi che il traduttore francese (si ricordi la data 1780) non cerchi minimamente di sottrarre al dettato originale la sua criptica struttura linguistica, ma badi piuttosto, ad accortamente seguirne la lettera, a non turbare l?antica tramandata metafora. la cultura medica di paracelso, il suo indirizzo iatrochimico, di cui huginus e portavoce, sono cosi ancora di prima mano nell?attenta e letterale traduzione francese nella quale il travaglio di una cultura ancora sofferta da cosmografie dissimili, se non contrapposte, e che all?epoca avranno gia conosciuto il rasoio sperimentale di un boyle, sembra potersi dimenticare come fatto marginale se non inesistente. e tanto puo far riflettere il lettore, se lo crede opportuno, su come sia impossibile - e per fortuna - distaccare il risultato alchemico, anche nei suoi gradini terapeutici, dalla parola compilata e trascritta nel tempio "soterico" dell?immaginazione. parrebbe ancora una lezione d?umilta a chi voglia assimilare a tutti i costi il concetto di "real