l`analisi della singolare convergenza tra insegnamenti buddhisti e psicoterapia contemporanea fa risaltare la modernita` di quello che puo` essere considerato "il primo psicoanalista della storia".
ramesh balsekar per ventenni si e` interessato all`advaita vedanta, la religione nata dalle antichissime dottrine tramandate nei veda, nelle upanishad e nella bhagavad gita, ha seguito maestri e si e` impegnato in varie pratiche spirituali, ma solo l`incontro con nisargadatta maharaj si rivela decisivo per la sua ricerca. e, morendo, nisargadatta gli affida il compito di insegnare, affinche` la coscienza possa parlare attraverso di lui, uno dei miliardi di `organismi corpo-mente` in cui si e` manifestata. tutto cio` che c`e`, e` coscienza. il messaggio, ripetuto in queste pagine, e` semplicissimo, eppure la comprensione intuitiva di queste poche parole e` quel che segna la differenza tra il cercatore e il jnanin, tra chi desidera raggiungere l`illuminazione e chi puo` arrendersi totalmente a cio` che e, al gioco (lila) dell`universo, avendo compreso che non esiste un `io` che possa illuminarsi. il pregio particolare di ramesh balsekar, e forse uno dei motivi per cui i suoi ascoltatori sono quasi tutti occidentali, e` che non si adatta minimamente allo stereotipo del guru indiano. non promette miracoli, non opera guarigioni, non concede poteri soprannaturali, non si propone come guida spirituale, ma la sua cultura, la sua vita lavorativa e la sua apertura mentale, unite allo straordinario impatto della sua presenza, lo rendono il ponte ideale tra l`oriente e l`occidente.
a differenza del cristianesimo e di altre religioni teiste, che hanno sempre dovuto conciliare la fede in un essere supremo con il libero arbitrio, per il buddhismo tibetano ciascuno e responsabile del suo destino e l`artefice di ogni sua esperienza in vita come in morte. di qui l`infinita cura con cui i tibetani hanno messo a punto una scienza della morte per prepararsi ad affrontare il passaggio da una vita all`altra. nulla e immutabile per i buddhisti, che riconoscono nella vita e nella morte sei bardo, o `stati intermedi`: il bardo della vita, del sogno, della meditazione, del processo della morte, dello stato dopo la morte e della rinascita nel samsara. il bardo thodol, o libro tibetano dei morti, e diviso in tre parti. la prima parte, il bardo chikai, descrive gli eventi psichici al momento della morte. la seconda parte, il bardo chonyi, si occupa di quello stato onirico che giunge subito dopo la morte. infine, la terza parte, il bardo sipai, si occupa della rinascita e degli eventi che la precedono. mentre il bardo chonyi e stato commentato esaurientemente da chogyam trungpa e francesca fremantle, gli altri due insegnamenti sono ancora poco conosciuti e spesso incompresi. lama lodo presenta la traduzione e un ampio commento a questi affascinanti testi, offrendo dunque un`estensione e un complemento del libro tibetano dei morti.
"noi siamo la danza dell`esistenza e della non esistenza: se non lo capiamo, il tantra e` impossibile. ma, non importa se lo capiamo o no, il tantra attua continuamente se stesso: il tantra e` cio` che accade". il linguaggio scelto da ngakpa chogyam per rendere accessibile agli occidentali la tradizione tantrica tibetana non e` inutilmente poetico e assurdo. perche` il tantra possa davvero mettere radici in occidente, dovra` abbandonare il linguaggio tradizionale di esposizione e inventare una nuova lingua che parli direttamente alla nostra intrinseca natura illuminata. ngakpa chogyam non invita i lettori a rifiutare la cultura occidentale e la sua ricca eredita` spirituale e artistica per diventare orientali fasulli; al contrario, li esorta a usare tutte le loro nevrosi e insoddisfazioni come materiale grezzo per la pratica. l`ampia gamma di dubbi presentati e le risposte di rinpoche delineano un quadro completo dell`antica tradizione ngakphang: la figura del lama, i potenziamenti, il metodo dello shine, la pratica dei mantra e della visualizzazione di se stessi come esseri di saggezza, e cosi` via. non ultimo pregio del volume sono le bellissime illustrazioni di ngakpa pema rig`dzin zangmo, un`artista discepola di ngakpa chogyam esperta nella raffigurazione di thangka e delle immagini di consapevolezza tantriche.
nel 1950 la cina occupa la prima citta` tibetana e inizia la costruzione di strade che renderanno veloce l`avanzata delle truppe fino a lhasa. i tibetani, divisi da lotte interne, si lasciano ingannare dall`apparente cortesia dei cinesi e non reagiscono immediatamente al pericolo. sono i soliti khampa, dicono, banditi che non sanno negoziare, a creare i disordini politici. poi il protettorato cinese lascia cadere la maschera e i tibetani si danno alla fuga, cercando riparo in india e in nepal. ecco in breve gli eventi politici su cui si intesse la trama dell`autobiografia di chagdud tulku, uno dei massimi esponenti dello dzogchen, nato nel kham (tibet orientale) nel 1930 e costretto all`esilio nel 1959. una storia straordinaria, che presenta molte chiavi di lettura: e` un avvincente libro d`avventura, ricco di episodi divertenti e di colpi di scena; e` una testimonianza diretta dell`agonia di una civilta` rimasta fino ad allora congelata in una teocrazia fuori dal tempo, un mondo sciamanico in cui ogni scelta umana era subordinata a predizioni, esperienze visionarie e incantesimi. ancora, e` un viaggio interiore, spirituale; un insegnamento su come raggiungere la prospettiva della verita` assoluta nel bel mezzo dell`incertezza della vita.
sharon salzberg e` stata una delle fondatrici del centro di meditazione di barre, impegnato nell`opera di diffusione del buddhismo in occidente.
e possibile per una mente umana andar oltre il proprio condizionamento; cioe` essere libera dalle proprie speranze, dalle proprie paure, dai propri desideri e pregiudizi? e poi, superando il proprio condizionamento, puo` tale mente rimanere libera da ogni nuovo condizionamento? da queste domande prende avvio la riflessione di r. p. kaushik. pur non tradendo le sue radici nel pensiero orientale, e` il risultato di una ricerca ad ampio raggio (dalla filosofia vedanta, allo yoga, alla filosofia occidentale) nell`intricato campo del rapporto con gli altri e con noi stessi. verso una nuova conoscenza e` il primo libro da lui scritto nel 1973, con l`intenzione di guidare il lettore in modo semplice ma anche intenso lungo le tappe fondamentali della sua ricerca.
"dignita` spontanea" e` una raccolta di discorsi tenuti da tsoknyi rinpoche nel 1996 al centro di ritiri rangjung yeshe gomde`, in danimarca, e al nagi gompa, in nepal, per un pubblico di studenti ai primi passi nella pratica o gia` piu` esperti. gli argomenti dei discorsi ricoprono tutti i punti essenziali della pratica dzogchen, dalla base, la visione e la fruizione, fino al trascendimento della meditazione shamatha, la compassione, la meditazione negli stati di sogno, l`unione degli stadi di sviluppo e completamento.
tulku urgyen rinpoche, nato nel tibet orientale 1920, e` stato un famoso maestro buddhista vajrayana del ventesimo secolo. studioso e praticante delle scuole tibetane kagyu e nyungma, era il detentore di importanti insegnamenti dzogchen e di `terma` risalenti al guru padmasambhava. si distingueva per le sue profonde realizzazioni meditative e per lo stile d`insegnamento chiaro e conciso, capace di condensare in parole semplici, di immediata rilevanza per lo stato d`animo presente dell`ascoltatore, le sottigliezze della filosofia buddhista.
non e` mai stato fatto nessun tentativo sistematico per stabilire se l`interpretazione che freud da` della religione possa essere confermata da un esame delle tradizioni e delle leggende rabbiniche. la letteratura classica conosciuta come midrash e aggadah e` una fonte decisiva per un`indagine del genere. questa letteratura, ancora scarsamente esplorata, consiste nelle testimonianze di innumerevoli sermoni, leggende, miti e omelie su temi biblici, tutti di estrazione rabbinica; insomma e` il frutto di un`"immaginazione religiosa" di dimensioni e di ricchezza eccezionali. questo materiale e` indubbiamente segnato in modo riconoscibile dalla storia del popolo ebraico, dalla sua doppia sconfitta: religiosa da parte del cristianesimo e politica da parte dell`impero romano, fino alla persecuzione secolare e agli eventi piu` recenti. ma rubenstein dimostra che soprattutto esso racchiude una realta` psicologica, la dinamica delle tendenze inconsce del gruppo, risultando in cio` analogo al ruolo che ha il sogno per l`individuo. i parametri dello studio sono ampiamente psicoanalitici, basati fondamentalmente sull`opera di freud, erik erikson e gordon allport, ma utilizzati da uno studioso ebraico il cui interesse primario rimane pur sempre la dimensione religiosa.
racconto diretto e descrizione di un pellegrinaggio in tibet negli ultimi decenni della sua indipendenza e della sua intatta tradizione culturale. un pellegrinaggio nel vero senso della parola in quanto non segue itinerari prestabiliti ne` si prefigge uno scopo fisso o limitato; e` un viaggio nello spazio non solo esterno ma anche interiore, che parte sempre da un invisibile centro psichico.
un libro insolito che ruota intorno a un`unica premessa di base, l`ipotesi, cioe, che l`essere umano soggettivo ha un`importanza e un valore che sono fondamentali, che comunque lo si possa etichettare e valutare, egli e, anzitutto e nel profondo, una persona umana, in mezzo ad altre persone umane. sono dunque da una parte il rapporto interpersonale e dall`altra la conoscenza della persona, i due poli tra cui si svolge questo libro, i due approcci primari che a lungo andare risultano coincidenti. tra l`uno e l`altro scritto, di cui si compone il libro, si frappongono gli interventi di barry stevens, che riconsiderano i singoli testi nella propria esperienza personale, servendosene quindi come di uno stimolo per nuovi approfondimenti creativi e lucidissime intuizioni. si viene in questo modo a creare - tra lo psicologo da una parte e lo scrittore creativo dall`altra - un fitto dialogo tra due versanti non opposti ma complementari, un dialogo tutto dedito a illuminare di nuova luce il piu umano tra tutti i problemi umani: quello del rapporto tra persona e persona.
che cosa e` veramente lo stress? qualcosa di cui non ci si libera facilmente. tuttavia, sostiene harding, puo` anche diventare facilissimo eliminare, stroncare, decapitare lo stress, purche` si sappia come fare. e per saperlo non si deve far altro che riconoscere la sua non-esistenza, come d`altronde la non-esistenza di tante altre cose, a partire dalla nostra stessa testa. infatti solo percorrendo la `via senza testa`, quella via che ci insegna a vedere il nostro vero volto originario, che ci fa conoscere noi stessi per cio` che veramente siamo, che ci insegna le vie d`uscita dalla prigione della nostra condizione umana, che ci mostra la non esistenza della nozione di morte, possiamo decapitare lo stress. il metodo insegnato da harding ci sara` d`aiuto per sempre. dobbiamo soltanto trovare il coraggio di guardarci, riconoscere l`evidenza di noi stessi, la nostra vera non-essenza, e tutti i preconcetti che ci hanno dato tanto disagio e stress scompariranno miracolosamente. il segreto e` semplicissimo: basta che ci rendiamo conto che noi in realta` non siamo altro che quel nulla che vince lo stress escludendolo da se stesso, o quel tutto che lo vince includendolo in se stesso. e un metodo di una facilita` estrema anche se, come avverte l`autore, le abitudini di tutta una vita non si possono cancellare dall`oggi al domani. ma vale la pena lavorarci su.