il "respiro percepibile" e` una modalita` respiratoria che l`autrice situa a meta` strada tra il respiro involontario e il respiro volontario, tra l`automatismo e il controllo volontario della respirazione. nel "respiro percepibile" si puo` essere testimoni della propria funzione respiratoria autonoma senza disturbarne il decorso. l`idea principale da cui prende le mosse l`opera e` che l`ascolto e la conoscenza del respiro offrono un`esperienza di consapevolezza sensoriale del corpo, e quindi un`opportunita` individuale di cogliere il proprio essere nella sua interezza. il percorso proposto dall`autrice si articola in un`accurata analisi della relazione del respiro con gli spazi corporei, con gli spazi sonori, con il movimento.
sara, simone e stefano stanno fuggendo dal loro paese, che sprofonda nella tragedia. sono in pericolo, si nascondono per l`ultima notte in un teatro abbandonato. partiranno all`alba, ma c`e` posto solo per due. come nel mito antico, qualcuno dovra` sacrificare la propria vita a favore di un altro. sara e` un`attrice e su questa scena aveva recitato proprio l`alcesti. simone e il figlio stefano faticheranno a comprendere i suoi silenzi, in questa atmosfera carica di echi e di tensioni inesprimibili. il dramma, in versi liberi di sette, nove e undici sillabe variamente accentati e combinati per restituire il ritmo del parlato, e` una tragedia del sentimento dove rieccheggiano le lacerazioni della storia e, soprattutto, le intermittenze del cuore.
protagonista capitano sesto: un uomo che attende di aprirsi, di conoscersi, di ritrovarsi sull`altra riva di un paese, l`italia, sofferto e sofferente. complice la metafora del "piccolo naviglio", tabucchi immagina una rotta difficile da mantenere, una rotta implicita nella carta del romanzo che scrive, piccolo naviglio per eccellenza. diceva il risvolto dell`edizione del 1978: "sul suo scafo ci sono i grumi e le annotazioni del giornale di bordo delle generazioni che lo hanno preceduto e che egli tenta faticosamente di decifrare. piu` decifrabile, il suo stesso giornale di bordo, l`italia del dopoguerra vista con gli occhi attoniti e innocentemente dissacratori di un bambino e di un adolescente: le elezioni del quarantotto, le madonne in lacrime, il perbenismo e l`ipocrisia, i primi saccheggi edilizi, l`autoritarismo, la repressione, gli entusiasmi per una cuba remota e illusoria, l`angoscia e la solitudine. insomma il bagaglio di una generazione nevrotica e orfana, la sua inquieta e talvolta dolorosa ricerca di una convinzione, di una ragione, di un padre putativo".
i "racconti brevi" di paolo ventura sono stravaganti storie narrate attraverso le immagini - storie d`amore, guerra e famiglia - dove le cose, ambientate in un immaginario passato italiano, appaiono e scompaiono magicamente. e come nel cinema muto, il dramma si svolge senza parole o didascalie. "prima da solo, poi ho iniziato a coinvolgere mio figlio primo, infine mia moglie kim e mio fratello andrea. ho fotografato storie di guerra, magia, abbandono, e piano piano, inconsapevolmente, mi sono trovato a rifare quello che facevo da ragazzo in quel luogo, nascondermi nei miei mondi immaginari e inventare storie." (dalla prefazione dell`autore)
"padre david", ha scritto carlo bo, "ha avuto da dio due doni: la fede e la poesia. dandogli la fede gli ha imposto di cantarla tutti i giorni". e david maria turoldo ha continuato a cantare, fino all`estremo, come testimonia questo volume, che comprende le ultime raccolte "canti ultimi" (1991) e "mie notti con qohelet" (1992). da credente, ma senza rinunciare ai valori dello spirito laico cui e` sempre rimasto fedele, ha costruito una altissima e appassionata meditazione su tre libri della bibbia: l`ecclesiaste, il cantico dei cantici e il libro di giobbe. da autentico poeta, turoldo sa fondere nelle sue liriche il divino e l`umano, lo slancio lirico e l`intuizione teologica.
USA 1972. 170 minuti. Con Al Pacino, James Caan, Robert Duvall, Diane Keaton.