fuggiti da casa, scacciati dalle famiglie, nei loro pochi anni di vita i bambini di questo libro hanno gia` sperimentato disperazione e violenza lungo le pericolose strade delle citta` dello zambia, prima di approdare nel porto tranquillo del mthunzi centre, la casa di padre kizito, uno dei piu` noti missionari comboniani italiani, in africa da molti anni con il sostegno della ong amani. intorno a lui, una piccola comunita` di africani e volontari italiani, impegnata a combattere il fenomeno sempre piu` allarmante dei bambini di strada. queste storie - raccolte da chiara michelon - raccontano in prima persona percorsi tortuosi di sofferenza, ma non solo. raccontano anche la capacita` dell`infanzia di sorridere al mondo nonostante tutto.
una sentenza di hegel assegnava alla filosofia il compito di comprendere il proprio tempo con il pensiero. secondo marramao questa responsabilita`, caratteristica dell`epoca moderna, non e` demandabile oggi ad altri saperi, e tanto meno cedibile a chi si proclama depositario delle risorse di senso. ma il precetto hegeliano va rideclinato al di fuori di statuti privilegiati e logiche di supremazia: se responsabilita` significa "rispondere a" piuttosto che "rispondere di", allora lasciarsi interpellare dal presente comporta intensificare il tenore dialogico della riflessione e dislocarsi come interrogante. marramao guarda ai transiti accidentati e ai fraintendimenti della mondializzazione, alle sue rigidita` identitarie e alle sue patologie temporali, alle sue false alternative e alle sue polarita` immobili. al contempo irrinunciabili e inadeguate, le categorie universalistiche del diritto e dell`humanitas riacquistano forza solo quando sono messe in tensione con le esperienze emozionali del valore e le retoriche all`opera nel racconto di se`, cui va restituito uno statuto concettuale. dalla singolarita` con quanto ha di irriducibile, e non dall`identita` nelle sue diverse configurazioni comunitarie, statuali, etniche o linguistiche, occorre partire per delineare una sfera pubblica globale che si riconosca nell`unico universalismo non omologante, quello della differenza.
nel 1922 salvemini, che si e` ritirato dalla politica attiva, prende a scrivere il diario per dar corpo alle sue riflessioni e per registrare quanto sta accadendo, si` da predisporsi il materiale per uno studio futuro sul fascismo. il diario alterna cosi` pagine di giudizi sferzanti e furibondi e la puntigliosa raccolta di notizie grandi e piccole sul clima politico italiano: notizie che vengono dai giornali ma soprattutto dalle conversazioni e dalle corrispondenze di una vasta cerchia di amici, da sforza ad amendola, da albertini a fortunato, da ojetti a modigliani.