il romanzo si apre su una roma decadente di fine millennio, in pieno giubileo. l`italia, con la sinistra di governo, sta vivendo un momento storico particolare: all`apparente ripresa economica si contrappongono fenomeni allarmanti come la malavita, le "nuove poverta`", le "vecchie" tossicodipendenze e, piu` in generale, lo sbandamento di una nuova generazione. vivere alla giornata e` l`imperativo che si e` dato franz maria, la voce narrante e, quando arriva nella capitale da una cittadina della puglia, non trova di meglio che farlo tra i reietti della stazione tiburtina, circondato da un caleidoscopio di personaggi uniti in una sorta di "corte dei miracoli" underground di fine millennio.
crisi della politica, caduta delle forme di convivenza, declino delle appartenenze di classe e di popolo, fino all`apparire dei processi di spaesamento e di sradicamento prodotti nella societa` competitiva dalla mondializzazione dell`economia: questi sono i temi che l`autore affronta in modo nuovo. il libro comincia con l`individuare, alla fine del `900, una dimensione del tempo sociale caratterizzata dal non piu` e dal non ancora e pone un problema: esiste un percorso che permetta di andare oltre la disperazione del guardarsi indietro e la seduzione dell`immergersi nel presente? sara` la societa` di mezzo (intesa sia come composizione sociale sia come luogo intermedio della rappresentanza) il vero soggetto in mutamento.
due voci si alternano per raccontarci i due risvolti di una storia singolare. da una parte un uomo evoca i suoi ricordi di un compagno di gioventu`, soprannominato mascarita, che era affascinato dalla cultura india e dai suoi segreti. dall`altra parte un cantastorie, un narratore ambulante, memoria collettiva di tutte la tradizioni di una sperduta tribu` dell`amazzonia, ci racconta la sua esistenza e la storia e i miti del suo popolo. un affresco, pietoso e sconsolato, del degrado materiale a cui sono sottoposte le tribu` indie del sudamerica e il loro tentativo di conservare la propria identita`. un romanzo ricco di poesia e di introspezione psicologica, dove l`invenzione si fonde con la realta`, il sogno e la fantasticheria con il concreto.
"vedro` singapore?" la domanda se la pone il protagonista e narratore dell`ultimo romanzo (1981) di piero chiara al momento di imbarcarsi per l`estremo oriente, al termine di una tormentata e picaresca vicenda che copre per intero il "memorabile" anno iniziato il 23 novembre 1932. impiegato di basso livello, viene trasferito da una sede all`altra per le pressioni di un alto commissario speciale, che lo perseguita a causa della sua passione per il gioco e per le donne. lo sfondo del racconto sono cittadine friulane e istriane, paradigma della provincia italiana, i cui bizzarri abitanti assistono come il coro di una tragedia antica ai molteplici e grotteschi colpi di scena, alle peripezie romantiche e agli episodi comici che costellano la parabola del "travet".