prendendo a prestito il titolo di un libro precedente dell`autrice, si potrebbe dire che nei "padri lontani" (rievocazione autobiografica) si avverte "un leggero accento straniero" che sottrae il racconto a ogni concessione emotiva per restituirlo oggettivato nella precisione della distanza, del controllo prospettico. sono dunque "lontani", ma per qualita` di stile, la lettonia dove la scrittrice e` nata, il padre ebreo bello e misterioso "come un principe arabo", la madre colta ed elegante, severa con se` e con gli altri, e ancora la sorella, la nonna piemontese e la nuova famiglia che la jarre si costruisce in italia.
in queste due storie ritroviamo i temi cari all`autore: la vera storia degli uomini nascosta dietro il velo menzognero della storia ufficiale; l`annientamento morale come obiettivo ultimo dei sistemi totalitari; le debolezze dell`individuo di fronte al potere. il primo racconto, "ego", ci riporta al tempo delle rivolte contadine contro le campagne di collettivizzazione imposte dai soviet. ektov-ego lavora in una cooperativa agricola e, per un innato senso di giustizia, abbraccia la causa dei contadini in rivolta, fino al momento in cui e` costretto a tradire per salvare i propri familiari. speculare alla vicenda di questo vinto e` l`altro racconto, "per linee interne", storia degli incessanti aggiustamenti che il generale zukov, comandante delle armate che hanno conquistato la berlino nazista, compie per ritrovarsi sempre dalla parte vincente. sopravvive cosi` alle purghe staliniane e alle lotte di potere pagando altissimi costi morali. solo nel silenzio della coscienza e nella fedelta` a un modello interiore di giustizia, sembra dire solzenicyn, l`uomo puo` contrastare la violenza del potere.
protagonista capitano sesto: un uomo che attende di aprirsi, di conoscersi, di ritrovarsi sull`altra riva di un paese, l`italia, sofferto e sofferente. complice la metafora del "piccolo naviglio", tabucchi immagina una rotta difficile da mantenere, una rotta implicita nella carta del romanzo che scrive, piccolo naviglio per eccellenza. diceva il risvolto dell`edizione del 1978: "sul suo scafo ci sono i grumi e le annotazioni del giornale di bordo delle generazioni che lo hanno preceduto e che egli tenta faticosamente di decifrare. piu` decifrabile, il suo stesso giornale di bordo, l`italia del dopoguerra vista con gli occhi attoniti e innocentemente dissacratori di un bambino e di un adolescente: le elezioni del quarantotto, le madonne in lacrime, il perbenismo e l`ipocrisia, i primi saccheggi edilizi, l`autoritarismo, la repressione, gli entusiasmi per una cuba remota e illusoria, l`angoscia e la solitudine. insomma il bagaglio di una generazione nevrotica e orfana, la sua inquieta e talvolta dolorosa ricerca di una convinzione, di una ragione, di un padre putativo".
perche` la prima guerra mondiale fu definita "la guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre"? quali furono i punti chiave che portarono al conflitto? perche` la guerra di trincea fu cosi` diffusa? questo libro risponde a queste e a molte altre domande, esplorando le sfumature politiche, tattiche e tecnologiche di ogni evento e di ogni missione. scritto in un linguaggio sempre chiaro e comprensibile, e grazie a moltissime illustrazioni, questo libro immerge il lettore in uno dei periodi piu` critici della storia dell`umanita`. che siate semplici curiosi o studiosi dell`argomento, troverete qui moltissimi spunti di riflessione.