dalla biologia molecolare alle scienze cognitive, negli ultimi decenni ha preso forma un nuovo campo di ricerche: quello delle tecnoscienze umane, in cui alla tecnica e` affidato il compito di riprodurre artificialmente le facolta` specifiche dell`uomo come il linguaggio, l`intelligenza o la prassi. l`esplorazione di questo nuovo territorio di ricerca e` il filo conduttore di questo studio, che mostra come la tecnicizzazione della vita abbia travalicato la sfera della produzione e delle merci per investire direttamente le facolta` basilari dell`uomo. eppure, in questo esperimento che la tecnica ha avviato su noi stessi, emerge la radice piu` nascosta dell`umano: la base che congiunge la possibilita` della ragione con l`animalita` di un vivente tra gli altri.
improvvisamente, walt whitman divento` un mito, l`omero americano, il simbolo vivente della poesia. la sua casa, in mickle street, a camden, fu meta di pellegrinaggi: vi accorrevano discepoli, curiosi, giornalisti, poeti. facendogli visita nel 1882, oscar wilde e` perentorio: "e l`uomo piu` umile e piu` potente che abbia mai incontrato in tutta la mia vita. eccentrico? non lo e`. impossibile giudicare i grandi uomini con il metro delle banali convenzioni". austero, audace, colmo di una saggezza anticonformista, nelle interviste - qui raccolte per la prima volta in italia - whitman testimonia la propria poetica, i gusti letterari, le preferenze in campo elettorale. per lignaggio, e` l`autentico padre della letteratura americana.
nel giappone del dopoguerra, shingo, poco piu che sessantenne, sente la vita sfuggirgli: la memoria vacilla, il misterioso "suono della montagna", che un giorno avverte, gli sembra un presagio di morte. intanto attorno a lui la famiglia si sgretola: la figlia fusako torna a vivere dai genitori con le nipotine dopo un matrimonio fallimentare mentre il figlio shuichi, indurito dall`esperienza della guerra, tradisce senza rimorso la giovane moglie kikuko. e proprio la nuora, creatura fragile e luminosa, l`unica persona verso cui shingo nutra tenerezza e affetto profondi: un sentimento casto, che si esplica, come scrive amitrano nella sua postfazione, "piuttosto che guardandosi negli occhi, osservando le stesse cose". capolavoro del realismo poetico di kawabata, il suono della montagna (1954) mette a frutto tutte le esperienze, esistenziali e letterarie, dell`autore, per raccontare una crisi personale, familiare e storica - l`approssimarsi della fine, la disgregazione della famiglia patriarcale confuciana, i mutamenti del giappone postbellico - che diventa vicenda universale. e lo fa senza mai rinunciare a una bellezza che, pagina dopo pagina, nasce dal legame indissolubile tra il concreto e l`ineffabile.