delle molte leggende alla cui nascita bolano stesso ha contribuito, l`ultima riguarda la forma che "2666" avrebbe dovuto assumere. si dice infatti che l`autore desiderasse vedere i cinque romanzi che lo compongono pubblicati separatamente, e se possibile letti nell`ordine preferito da ciascuno. la disposizione, ammesso che sia autentica, era in realta` un avviso per la navigazione in questo romanzo-mondo, che contiene di tutto: un`idea di letteratura per la quale molti sono disposti a vivere e a morire, l`opera al nero di uno scrittore fantasma che sembra celare il segreto del male, e il male stesso, nell`infinita catena di omicidi che trasforma la terra di nessuno fra gli stati uniti e il messico nell`universo della nostra desolazione. tutte queste schegge, e infinite altre, si possono in effetti raccogliere entrando in "2666" da un ingresso qualsiasi; ma fin dall`inizio il libro era fatto per diventare quello che oggi il lettore italiano ha modo di conoscere: un immenso corpo romanzesco oscuro e abbacinante, da percorrere seguendo una sola, ipnotica illusione - quella di trovare il punto nascosto in cui finiscono, e cominciano, tutte le storie.
dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei carpazi. uno ha passato quei decenni in estremo oriente, l`altro non si e` mosso dalla sua proprieta`. ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. null`altro contava per loro. perche`? perche` condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso da` calore alla vita e la mantiene in tensione". tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben piu` crudele. tra loro, nell`ombra il fantasma di una donna.
se si dovesse dire in cosa e in quali luoghi si cristallizzo` l`ideale della piu` oziosa, spregiudicata, esigente civilta` europea fra seicento e settecento, si potrebbe rispondere: in alcuni salotti di parigi, dove si celebravano i riti, insieme esoterici e trasparenti, della conversazione. via via allontanata, per volonta` del sovrano, dall`uso della forza come dal potere politico piu` incisivo, l`aristocrazia spese le sue ultime, dispettose energie nell`elaborare un modo di vivere che pretendeva di raggiungere un traguardo di perfezione a partire dal quale tutto il passato apparisse grezzo e goffo. con l`ausilio di alcuni geni della socievolezza si creo` cosi` una corrente impetuosa che attraverso` due secoli e investi` vastissimi territori.
un colpo di pistola chiude la vita di un ricco imprenditore tedesco. e un incidente? un suicidio? un omicidio? l`esecuzione di una sentenza? e per quale colpa? la risposta vera e` un`altra: e` una mossa di scacchi. dietro quel gesto si spalanca un inferno che ha la forma di una scacchiera. risalendo indietro, mossa per mossa, troveremo due maestri del gioco, opposti in tutto e animati da un odio inesauribile che attraversano gli anni e i cataclismi politici pensando soprattutto ad affilare le proprie armi per sopraffarsi. che uno dei due sia l`ebreo e l`altro sia stato un ufficiale nazista e` solo uno dei vari corollari del teorema.
gli effetti personali della vittima: una ventiquattrore con dentro solo un panino raffermo e una pistola, un vestito con il marchio di un campo profughi, una stilografica acquistata nel new jersey. un noto commediografo inglese che per sfida al proprio mestiere ha accettato di scrivere il resoconto giornalistico di un grande processo politico d`oltrecortina. come sempre accade nel mondo delle spie, il disegno che fra delitti, depistaggi e smascheramenti sembra emergere ne nasconde un altro e un altro ancora.
a capo di un corteo di politici, giornalisti, medici, orchestrali e maggiordomi, nel suo viaggio elettorale tra i paesi della basilicata, giuseppe zanardelli diventa l`eroe leggendario di un mondo decrepito e visionario, abituato a patire le ingiustizie della storia, ma desideroso anche di mostrare un volto festoso e scanzonato. e mentre la carovana si inerpica a bordo di treni e diligenze sui monti di una lucania che attende il suo passaggio a suon di bande e fuochi pirotecnici, un fotografo raccoglie pericolosi segnali di complotto.
"in queste tre pie`ce bernhard concentra la sua attenzione su quella figura di interprete-esecutore-attore che e` al centro di tutta l`impalcatura della sua opera e di cui egli ora, riducendo al massimo i termini della rappresentazione, rimette in gioco il senso. (...) contraddizione e spettacolo come termini interscambiabili. soprattutto l`apparenza inganna e semplicemente complicato mimano le contraddizioni di cui e` fatta non solo l`esistenza dell`attore, ma quella di chiunque tenti di arrivare a una propria rappresentazione del mondo." (dal saggio introduttivo di eugenio bernardi)
prendendo le mosse da una novella del "decameron", l`intreccio di "cymbeline", complesso e ricco di elementi fiabeschi, ruota intorno alla scommessa di un marito vanesio sulla fedelta` di sua moglie. la storia ha sullo sfondo un`immaginaria guerra fra roma e la britannia che consente il sorprendente svelamento e il felice esito conclusivo per imogen, l`eroina, perfetta sposa e inimitabile personaggio. definito tecnicamente una tragicommedia - un dramma che consente di sperimentare tutte le emozioni della tragedia, godendo pero` del lieto fine della commedia - "cymbeline" offre al lettore momenti di intensa drammaticita` quali solo i monologhi di "amleto" o di "re lear" possono dare, ma anche rasserenamenti improvvisi che anticipano la conclusione della "tempesta". di entrambi gli atteggiamenti e` sintesi efficace la battuta pacificatrice di re cymbeline: "perdono e` una parola intensa, oggi, per tutti quanti".
(bert ho?lldobler, edward o. wilson)
nove uomini, in diverse eta` della vita, dall`adolescenza alla vecchiaia. un continente, l`europa oggi - da cipro alla croazia, dalle fiandre alla svizzera -, fotografato in una luce cruda, quasi senza ombre. i nove fanno quasi tutte le cose che i maschi sono soliti fare: inseguono donne, le abbandonano, tentano un affare improbabile, cercano un luogo dove vivere un esilio decente, chiacchierano, sognano un`altra vita. e se a ogni capitolo tutto - protagonista, ambiente, atmosfera - cambia, fin dal primo stacco le nove storie sembrano una sola. all`inizio stentiamo a riconoscerlo, il paesaggio che david szalay ci costringe a esplorare, finche`, per ogni lettore in un punto diverso, cio` che abbiamo davanti si rivela per quel che e`, in tutta la sua perturbante evidenza: il nostro tempo, quello che viviamo ogni giorno, in forma di romanzo.
"un contagio visionario" percorre il greenwich village dei primissimi anni sessanta la terra di nessuno fra la beat generation e i figli dei fiori. e proprio nel cuore del village, mentre "un bizzarro delirio aleggia nell`aria", una coppia di studenti, imprigionati in una livida ossessione d`amore, sprofonda giorno dopo giorno in un allucinato inferno coniugale. sotto le loro finestre macdougal street e` "un carnevale demente", scandito da elvis presley e allen ginsberg; e intanto la loro folie a` deux, "impigliata nel suono delle proprie urla", precipita fatalmente verso un esito devastante. ispirato alla storia vera del suicidio della prima moglie di leonard michaels, "sylvia" e` uno di quei romanzi che, terrifici nella loro profonda verita`, si insinuano quasi inavvertitamente nella mente del lettore e vi rimangono per sempre.
colpo di teatro e` il sesto numero di cose spiegate bene, la rivista di carta del post realizzata in collaborazione con iperborea. qualcuno dice che il teatro e` , definizione che rende teatro gran parte delle nostre vite quotidiane: e il teatro poi ci si infila, nelle vite quotidiane, a forza di modi di dire, citazioni d`opera, ma anche accogliendole nei suoi palcoscenici e sulle sue poltroncine. come e` vero anche per la parola , di cui si occupo` il primo numero di cose spiegate bene, noi chiamiamo sia il contenuto che il contenitore, e le due cose insieme hanno molto da raccontare: gli aspetti economici, l`organizzazione delle stagioni e delle compagnie, le architetture, le vite degli attori, le storie degli autori, le professioni di chi pianta chiodi e di chi promuove gli spettacoli sui social network, il pubblico e i suoi comportamenti, e quello che e` successo in questi anni al teatro, sempre raccontato come fragile e sempre capace di riempire i suoi . con testi di malika ayane, marco baliani, matteo caccia, andrea de rosa e della redazione del post.
quando non era impegnata a ideare storie che avrebbero terrorizzato generazioni di lettori, shirley jackson conduceva una vita che verrebbe la tentazione di definire ordinaria, per quanto frenetica. un marito, quattro figli, un cane, un numero imprecisato di gatti, una grande casa isolata nel vermont: abbastanza per riempire le giornate in attesa del "miracolo serale" - il momento in cui i bambini andavano a letto e il caos si placava per qualche ora. ma quelli dello scrittore non sono panni che si possano svestire e indossare a piacimento; e se da conrad abbiamo imparato che chi scrive lavora anche quando guarda fuori dalla finestra, grazie a jackson scopriamo qui che puo farlo persino mentre organizza un trasloco, si prepara a un tardivo esame per la patente, passa una convulsa mattinata ai grandi magazzini, si barcamena tra bambinaie inaffidabili - o addirittura in liberta condizionata -, cerca di gestire un esilarante valzer dei posti letto quando un`influenza colpisce tutta la famiglia. "vita tra i selvaggi" si rivela allora una porta, forse ben nascosta ma non necessariamente secondaria, per entrare nel bizzarro universo di una strega molto domestica. e ci fornisce la prova che la differenza tra comico e inquietante, proprio come quella tra cura e veleno, talvolta puo essere una mera questione di proporzione degli ingredienti.