l`audace, dissacrante opera illuministica di un assiduo collaboratore dell`encyclope`die, amico di diderot. in questo libello holbach propugna l`ateismo non come il vezzo aristocratico di menti elevate e istruite, ma come una scelta logica dettata da una visione aspramente materialista, improntata alla critica di ogni religione e di ogni metafisica.
la terza parte dell`"enrico vi" appare robustamente saldata all`opera precedente, in quanto riparte dai postumi della battaglia di st. albans. percorre velocemtne il momento dell`accordo innaturale e temporaneo che tiene enrico sul trono quasi si trattasse d`un vitalizio, ma consegna la successione alla famiglia york per poi portare lo spettatore sul campo di wakefield, dove riccardo di york, a un passo dalla corona viene catturato e ucciso dalla sua terribile nemica margherita e da clifford, una specie di "doppio" del figlio deforme e feroce di york, che milita tra le file dei lancaster e vuole vendicare la morte del padre.
il romanzo mette in farsa il romanticismo e il suo gusto per il mistero e gli orrori, "tutto scheletri e tabarro", e tratteggia tipi bizzarri ed eccentrici, evidenti parodie di shelley, coleridge, byron e altri protagonisti del dibattito culturale del tempo. ricca di scherzi e di paradossi, di umorismo e di sarcasmo, la narrazione procede quasi senza trama, come una sorta di gioco condotto sul limitare tra malizia e saggezza. introduzione e prefazione di roberto barbolini.
la narrativa conradiana degli esordi, a cui appartiene un reietto delle isole, e` basata sulle esperienze dirette della vita marinara che lo scrittore condusse in gioventu`. questi romanzi vennero letti inizialmente, dai contemporanei, come storie esotico-romantiche. ma le opere di conrad nascondono una dimensione coloniale. la trilogia a cui appartiene questo libro presenta una curiosa combinazione di schemi tipici del romanzo popolare e di analisi anti-romantiche e disperate della corruzione morale. nel romanzo, l`impresa coloniale britannica diventa metafora della violazione, sventurato passaggio verso il buio delle follia da cui e` impossibile fare ritorno.
la raccolta "poe`mes antiques et modernes" fu pubblicata nel 1826 e mantenne la suddivisione in "libro mistico", "libro antico" e "libro moderno" utilizzata nell`edizione precedente dell`opera nel 1822, in cui vigny affronta prove sempre piu` ambiziose con la consapevolezza di aver aperto una nuova strada alla poesia francese. "les destine`es" invece, pubblicato postumo nel 1864, e` una raccolta pensata con un ordine che componga un quadro contraddittorio e fortemente contrastato.
quando jane eyre usci` nel 1847 sotto lo pseudonimo maschile di currer bell, un critico che lo recensi` molto favorevolmente non si lascio` ingannare: . in parte autobiografico, questo romanzo ricco di colpi di scena da feuilleton fece scalpore nella societa` vittoriana per il coraggio e la franchezza della sua protagonista: una giovane donna senza dote ne` avvenenza, ma intelligente e tenace, forte e generosa, che dopo un`infanzia segnata da solitudine e privazioni trova la via del riscatto nel suo lavoro di istitutrice. nella casa di edward rochesterjane scopre anche l`amore, un sentimento che per trionfare dovra` fare i conti con i fantasmi del passato e la volonta` di questa antieroina di difendere prima di tutto la propria dignita`. a piu` di sessant`anni dalla pubblicazione, la storia di jane eyre conquisto` anche una lettrice sofisticata come virginia woolf: