Mai, nella storia del mondo, un piccolo popolo litigioso, sparpagliato in un territorio difficile, ha saputo dare forma d'arte alle grandi domande dell'uomo: il senso dell'esistenza, il destino, i sentimenti, la natura, la vita e la morte. L'arte greca segna e determina le fondamenta della civiltà moderna, attraverso le fasi strettamente concatenate di un'evoluzione culturale, sociale, espressiva. Dal sorriso arcaico al tormento dell'ellenismo, passando attraverso le entusiasmanti conquiste dello stile severo e dell'Atene di Pericle e Fidia, si susseguono templi solenni, sculture memorabili, splendide ceramiche dipinte.
la nativita` di filippo lippi (firenze, 1406 - spoleto, 1469) e` l`opera scelta per la settima edizione di "un capolavoro per milano", iniziativa ospitata al museo diocesano della citta`. l`opera, proveniente dal museo civico di prato, e` una delle piu` interessanti della bottega di filippo lippi, e fu realizzata presumibilmente attorno al 1456. la tavola rappresenta la sacra famiglia con san giorgio e san vincenzo ferrer e, in secondo piano, figure di angeli, pastori e musici, inseriti in uno sfondo naturalistico finemente descritto. l`opera rivela l`interesse dell`artista per un tema su cui ritorna piu` volte, dando particolare risalto, in quest`occasione, all`adorazione del bambino. in cio` si coglie il rapporto con il testo tardo trecentesco delle rivelazioni di santa brigida di svezia: la vegine e` inginocchiata davanti al bambino, avvolto in fasce e adagiato direttamente sul manto della madre, il cui delicato volto riprende le sembianze di lucrezia buti, la bellissima monaca amata da fra` filippo lippi. la presenza di san giuseppe, assorto e concentrato in preghiera, e delle eleganti figure di san giorgio e di san vincenzo ferrer, pare avvalorare una concezione nuova nell`iconografia della nativita`, in connessione anche con la predicazione domenicana dell`epoca. il volume accoglie saggi storico artistici, note biografiche e una bibliografia essenziale.
In un'orchestrazione di toni e sentimenti, ora con sarcasmo ora con ironia, Alessandro Banda in questi racconti d'esordio, "Dolcezze del rancore", stigmatizza molte insensatezze della vita contemporanea. Un mosaico di storie più o meno inventate, provocazioni spietate e vicende paradossali.
Un'infanzia americana negli anni Settanta: una madre caduta in una profonda crisi per essere stata lasciata dal marito e che si unisce a una sorta di terapeuta selvaggio, ex prete guru e capo carismatico di una covata di figli avuti da un matrimonio fallito; tre figlie trascinate su un furgone per le strade americane fra drammi domestici e fumate di marijuana. Martha McPhee rievoca gli anni della generazione ribelle scrutandoli e vivisezionandoli attraverso gli occhi della dodicenne Kate e mettendone a nudo eccessi e pericoli.