nel 1539 nicolo` franco (1515-1570), scrittore dotato di un`incontenibile vena polemica e satirica che l`avrebbe condotto sul patibolo, pubblico` a venezia i "dialogi piacevoli". l`operetta ebbe notevole successo e fu continuamente ristampata sino al 1559. successivamente, come avvenne a molte altre opere letterarie, anche questo scritto fece le spese del clima repressivo inaugurato dalla pubblicazione del primo indice romano dei libri proibiti in quello stesso. il libro di franco torno` in circolazione a fine secolo dopo essere stato diligentemente corretto da girolamo giovannini, domenicano ed espurgatore professionista. da quel libro viene qui estratto il dialogo sulla libreria, una delle piu` antiche descrizioni del mestiere di libraio, presentato nelle due versioni, l`originale di franco e quella purgata dal censore. il confronto consente di evidenziare, all`interno di un testo vivace e molto sensibile alle grandi tematiche culturali del tempo, le preoccupazioni e gli intenti della censura ecclesiastica.
cibotto si e` sempre interessato di letteratura e teatro, alternando la narrativa alla saggistica. e` stato il primo a riproporre nel dopoguerra ruzante, giancarli, il cieco groto, contribuendo alla rinascita del teatro veneto.
il protagonista, il soggetto narrante di questo particolarissimo monologo o poemetto in versi, e` come pervaso da un`ossessione: quella del confronto con la realta` esterna degli umani, con la pluralita` totale di cio` che non e` il suo io, e che lo turba, lo mette in relazione con cio` che definisce "la mia infinita mancanza". vorrebbe infatti compiutamente appartenere a questo immenso "voi" che gli sta di fronte, vorrebbe esserne parte, anche perche` sa bene che nel profondo di se stesso, dove piu` viva e vera e` la sua natura, a sua volta appartiene al destino di questa moltitudine da cui - come ognuno quando dice "io" - si sente inevitabilmente diviso. "voi" e` dunque la cronaca minuziosa di un`avventura intellettuale, una cronaca fedele e un po` stranita che progredisce lentamente per frammenti su se stessa realizzando un affascinante continuum, una sorta di poemetto al tempo stesso coerente e disarticolato, nel quale il tradizionale io lirico subisce un contraccolpo, o viene colto da vertigine, da senso della propria colpevole insufficienza e angoscia del vuoto.
uscito prudentemente anonimo nel 1741, solo un anno dopo la popolarissima "pamela" di samuel richardson, che era divenuto immediatamente un vero e proprio libro di culto della piccola e media borghesia, oggetto di pubbliche letture e di calde raccomadazioni da parte di parroci, educatori e buone signore, "shamela" ne e` una graffiante parodia. trasformando la pudica e trepida pamela in una shamela sfacciata e aggressiva, pronta a tutto pur di compiere la sua scalata sociale, fielding scrisse un controcanto sarcastico di quell`eroina virtuosa che trionfa ancor oggi nei romanzi rosa, nelle soap operas televisive o nelle rubriche di piccola posta.