come la "madonna dei filosofi" anche il secondo libro di gadda (1934) raduna "pecore randage": scritture sparse, oscillanti tra le prose di diario, tratte dai ricordi della prima guerra mondiale, e le divagazioni su polemiche letterarie di quegli anni. nella sua unicita`, "il castello di udine" recalcitra a qualsiasi etichetta, anche a quella di "prosa d`arte". ma lascia intravedere tutti i caratteri distintivi, per non dire proverbiali, del gadda maggiore: l`ossessione dell`ordine e il ribellismo anarcoide, l`odio-amore verso milano e la sua classe dirigente, la straordinaria perizia retorica e i limiti costruttivi dell`intreccio, il calligrafismo (ma sui generis) e l`oltranza espressionistica del grande "pasticheur".
un ragazzo, finiti gli studi teatrali, senza sbocchi professionali, si barrica in casa preda di manie depressive. finche` un giorno risponde a una telefonata. l`interlocutore crede che lui sia un pony express e gli da` indicazioni di consegne. la telefonata e` l`evento che lo puo` tirar fuori dalla sua abulia e decide di fingersi delta i, il pony express cercato. appare tutto un mondo finora mai raccontato: quello di immigrati africani infreddoliti, di un variopinto sottobosco giovanile. il vero delta i aveva assistito a un omicidio ed era ricercato dagli assassini. lo scambio di storie e di personalita` dei due ragazzi fara` si` che uno dei due impazzira`, l`altro si salvera` grazie a una ragazza cieca che, dalla centrale dei pony express, organizza gli eventi.