storia di una emigrazione controcorrente. il titolo parla chiaro: questa volta le valigie sono "senza spago", e questo significa che, chi si muove, lo fa dalla parte del vincitore. eppure salvatore, il protagonista del romanzo, proviene dalla foltissima schiera dei perdenti: scuola dell`obbligo, carne da macello in mano ai caporali, manovale, muratore, aspirante capomastro. e solo piu` fortunato degli altri: suo padre gli ha lasciato in eredita`, oltre a un fisico poderoso, un credito di riconoscenza che i debitori, maggiorenti perbene, pagano aiutandolo a scalare la vetta del successo. una storia calabrese, solare e pulita, nonostante venga messa alla prova da quella parte di umanita`, la peggiore, che regge occultamente le sorti del territorio in cui le vicende si svolgono, e funestata da morti violente e da lutti, retaggio di un passato che il protagonista e le persone che ama riescono, pur dolorosamente, a lasciarsi dietro le spalle.
"il piu` solitario di tutti noi, beppe fenoglio, riusci` a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno piu` se l`aspettava, una questione privata". quando calvino scrive queste righe e` il 1964 fenoglio e` morto un anno prima, a quarant`anni, dopo aver pubblicato tre libri: i ventitre giorni della citta` di alba, la malora, primavera di bellezza. ma il destino un po` beffardo di essere un autore piu` che altro postumo non e` l`unico interesse di una vita cosi` insolita nel mondo delle lettere italiane. la giovinezza nella provincia piemontese, la guerra che lo strappo` agli studi, prima come militare poi come partigiano. il ritorno alla vita civile, con l`unico desiderio di dedicarsi alla scrittura, e la necessita` tuttavia di un lavoro, in una cantina di alba. e poi, all`inizio degli anni cinquanta, il manoscritto di un suo romanzo approda all`einaudi, sulla scrivania di italo calvino. con questo libro, piero negri scaglione, non solo ricostruisce esattamente la cronologia della vita e delle opere di fenoglio, ma delinea anche un vivido ritratto di alba, delle langhe e di un`italia remota. tanto che, leggendo queste pagine, sembra di respirare la stessa atmosfera di un inedito romanzo dell`autore del partigiano johnny.
"la struttura e lo stile di `mentre morivo` esercitano un fascino, a volte esasperante, soltanto se il lettore accetta la sfida di mettere in atto tutta la sua disponibilita` percettiva. bisogna cogliere insieme l`assurdo, il comico, il simbolico, l`inconcluso, la ridicolaggine che incombe sulla tragedia, l`enigma, che non si risolve" (alfredo giuliani).
le sette "satire", scritte dal 1517 al 1525 a parenti e amici nel corso della seconda stesura dell`"orlando furioso", col loro pacato andamento dialogico mostrano un ariosto confidenziale e autoanalitico. che si tratti di rivolgersi agli amici lontani in ungheria, di ripercorrere i suoi guai passati come segretario sottovalutato del cardinale ippolito d`este, di apprezzare il margine di autonomia che il nuovo lavoro gli consente, o ancora di chiedere consigli a pietro bembo per trovare un adeguato precettore per il figlio o infine di riflettere su vantaggi e svantaggi del prendere moglie, ariosto sa trovare spunti di arguzia. e con lui la satira smette di essere predica e invettiva per assumere un andamento affabile, privo di enfasi.
venti storie fantastiche in chiave favolistica, rivolte a chiunque abbia il piacere di fantasticare su temi sociali, morali e psicologici, affrontandoli con un sorriso.
"contro-romanzo", "cronaca di una follia", "il buco nero di un enorme imbuto", "un grido di allerta", "una specie di bomba atomica", "un appello al disordine necessario": con queste e altre espressioni venne salutato al suo apparire, nel 1963, "rayuela", uno dei capolavori del novecento che ha cambiato la storia del romanzo e la vita delle persone che lo hanno letto. in una parigi popolata da affittacamere xenofobe, intellettuali male in arnese, pianiste patetiche, scrittori distratti, facili vittime di incidenti stradali, l`eterno studente argentino horacio oliveira si muove attraverso la citta` e l`esistenza come attraverso le caselle del "gioco del mondo". un percorso dalla terra al cielo, da parigi a una buenos aires grottesca alla ricerca del centro, della vera vita e soprattutto di lucia, "la maga", inconsapevole depositaria di ogni mistero e pienezza, l`unica che non dimentica che, in fondo, "per arrivare al cielo servono solo un sassolino e la punta di una scarpa".
"oggi l``ortoterapia` e` alla moda. se ne parla, se ne scrive e la si pratica sempre di piu`. credo sia sempre saggio diffidare delle mode e della formule, ma le storie che i miei amici che operano in questo campo mi raccontano - o quelle che monica botta scrive con grande delicatezza in questo libro - mi fanno superare la diffidenza. sono storie sempre toccanti e che sembra che ci riguardino tutti, anche quando siamo o ci sentiamo lontani dal mondo della malattia - un mondo terribile, che chiude e isola, e che per questo e` mortifero - o dalla solitudine della vecchiaia." (dalla prefazione di marco martella)
lorenzo visconti detto il drago continua a essere un investigatore privato: non ha licenze ufficiali e nemmeno regole (tranne le sue). ex sbirro che ha avuto qualche problema con la divisa e le istituzioni, il suo ufficio e` un bar in via gluck a milano. ed e` li` che una mattina di luglio si presenta valeria zamperini chiedendogli di trovare la sorella scomparsa da cinque mesi. iniziano cosi` le indagini del drago, aiutato dal socio jamel, giovane francese mago dei computer, sulle tracce della ragazza. nel frattempo un serial killer si aggira nella bassa padana, lungo le sponde del po, dove uccide le sue vittime con un macabro rituale. a indagare sugli omicidi ci sara` una vecchia conoscenza del drago: il maresciallo barilla`, del comando carabinieri per la tutela dell`ambiente di milano. due casi in apparenza molto distanti, ma che si riveleranno intimamente collegati. con "le piume del drago" lorenzo visconti ci riporta in una milano rovente, violenta e sporca, alternando le luci della citta` ai paesaggi del grande fiume malato - depredato e sfruttato dall`uomo -e alle parole di un vecchio pescatore.
raoul sforza, banchiere milanese, e` un personaggio eccentrico e sprezzante, amante del lusso, dell`arte e della musica. specializzato nell`ordire intrighi finanziari e nel ricattare uomini che ricoprono ruoli chiave nelle istituzioni dello stato, raoul conduce una vita lontano dai riflettori, dividendosi fra la sua antica dimora milanese che sorge nel cuore di brera e l`amata bonassola. la sua presenza non passera` inosservata quando sara` costretto, suo malgrado, a far luce su una lunga scia di misteriosi omicidi che dal 1945 insanguina bargagli, borgo dell`alta val bisagno, nell`entroterra genovese. aiutato da diego casazza, spiantato giornalista di cronaca locale, sforza affrontera` la cosiddetta vicenda del "mostro di bargagli" che per decenni ha terrorizzato un`intera comunita`. forte di un innato cinismo, indifferente ad ogni tipo di morale, il "banchiere nero" sara` in grado di far emergere, dopo piu` di cinquant`anni di omerta` e di silenzi, verita` inconfessabili.
germania, 1438. il sacro romano impero e una terra desolata, devastata da guerre, pestilenze e carestie, terrorizzata dalle profezie dell?apocalisse e della fine dei tempi. nell?oasi di pace di un monastero, due orfani dal passato misterioso conducono una vita lontano dal clamore del mondo. la visionaria hilde non sa ne leggere ne scrivere, ma e in grado di tradurre le sue immagini in splendide miniature di codici manoscritti. adam, chiuso in se stesso e incapace di parlare, sa invece copiare libri interi semplicemente imparandoli a memoria. ma la loro esistenza e improvvisamente sconvolta dall?irrompere della storia. inquisitori che vedono ovunque i segni del male, eretici che si flagellano a sangue, monaci esaltati, feroci guerrieri, e strani avventurieri che vengono dall?italia, girando per l?europa in cerca di manoscritti sepolti in vecchie biblioteche. cacciatori di libri, li chiamano. uomini che sognano di far rinascere le voci perdute degli antichi, di diffondere la conoscenza, la luce, la verita, senza limiti o barriere. in questo scenario i loro destini si intrecciano con il lavoro di un nobile decaduto, un certo johann gensfleisch zur laden, che tutti chiamano gutenberg e che immagina di cambiare il mondo con la sua "scrittura artificiale": una macchina per moltiplicare i libri, le parole, i pensieri, le storie dell?umanita. un miracolo, un dono di dio, forse. ma anche l?inizio della battaglia contro chi vede nell?invenzione nient?altro che l?opera perversa del demonio. dopo il sorriso di caterina, esordio narrativo diventato un caso editoriale internazionale, carlo vecce torna con un romanzo storico sull?avvento del mondo moderno e della civilta che ha fatto del libro la sua pietra miliare. un racconto trascinante, a tratti visionario, che mette in scena le passioni e le paure che si agitano nel cuore degli uomini alle soglie di una svolta tecnologica e fatale. come per noi oggi, di fronte alle sfide dell?intelligenza artificiale.