il cuore pulsante del libro e` la voce della donna che parla alla luna, agli astri, al deserto, e parla di se`, del proprio corpo, con una mirabile energia lirica e uno sconvolgente intento di rivendicare un ruolo diverso, nuovo, decisivo nel mondo. la donna e` hagar, la schiava e concubina di abramo poi ripudiata, la madre di ismaele. il poeta si cala nella voce e nel corpo di lei, scrive versi al femminile, carnali, cosmici, che glorificano l`amore come potenza eversiva, contro ogni rigidita` mortuaria di poteri, religioni e dogmi. la donna dice: "la natura e` come me. / siamo due seni in un solo corpo". e a quelli che disprezzano lei e l`amore chiede: "perche` allora l`universo scrive i suoi segreti / con mano di innamorato?" il corpo di donna, che fiorisce, che e` un universo d`amore, che e` incanto, inizio, nodo che tiene insieme visibile e invisibile, e` il vero protagonista di questo libro. il lettore vi trovera` poi riferimenti alla cultura biblica, sumera, egizia, greca, echi della poesia occidentale piu` amata dall`autore, ritornanti e splendide immagini di artemide e di iside.
perche` da un certo periodo storico in poi la scienza entra prepotentemente in cucina? perche` gli scienziati ricorrono spesso a immagini e similitudini prese di peso dal mondo culinario? qual e` il filo che lega esperimenti e ricette succulente? perche` il pollo occupa un posto cosi` importante nell`immagine pubblica della scienza, da bacone a pasteur passando per newton e gli illuministi? tra esperimenti nei caffe`, controversie sulla birra, ricette per la cioccolata custodite gelosamente come brevetti, un racconto ironico, e rigoroso sulle intersezioni tra scienza e cibo, tra gastronomia e ricerca, tra laboratorio e cucina.
lo studioso israeliano otto dov kulka ha dedicato tutta la propria opera all`analisi rigorosa e impersonale dell`olocausto e dei suoi legami con la societa` tedesca. ora, a decenni di distanza, decide di spezzare il silenzio in cui ha relegato la propria esperienza di bambino deportato ad auschwitz e di far convergere in un unico libro il dato autobiografico e quello storico, rivelando le mitologie elaborate sulla base delle proprie impressioni d`infanzia e confrontandole con la realta` dei documenti e dei resoconti altrui, e con l`immaginario comune sulla realta` dei campi di sterminio. auschwitz e` per kulka la metropoli della morte, su cui domina implacabile la legge della morte. ma e` anche il luogo in cui, grazie agli insegnamenti dei malati ricoverati come lui in infermeria, scopre i capisaldi della cultura occidentale, in cui coglie nel cielo primaverile squarci di bellezza assoluta, in cui intona l`inno alla gioia a poche centinaia di metri dai forni crematori, insieme al coro dei ragazzi del "campo famiglia", l`illusoria isola di normalita` creata a uso e consumo degli ispettori della croce rossa. ripercorrendo i frammenti del proprio mondo interiore e i luoghi reali in cui un tempo ha vissuto, kulka fornisce un resoconto straziante e a tratti poetico di cosa significhi essere immersi nell`esperienza dei campi di sterminio, rinchiusi in un mondo dominato dalla morte da cui e` impensabile uscire, oggi come allora.
scandali finanziari, abusi edilizi, corruzione politica e una crisi economica che arricchisce i pochi e impoverisce le masse. e roma nel 1884, quando ci arriva paolo ciulla, giovane catanese assai versato nel disegno. vuole studiare architettura e diventare un artista: non ci riuscira`. in compenso anni dopo, in una sicilia sconvolta dalla dura repressione degli scioperi agrari e del movimento dei fasci siciliani, verra` a galla il suo vero genio: quello per la falsificazione di banconote. e solo l`inizio di una "carriera" che si dipanera` per laboratori e stamperie, banche e taverne, trasformandolo in un paladino dei poveri messi in ginocchio dalla crisi. paolo ciulla, anarchico, criminale, benefattore, e` un antieroe contemporaneo e la sua italia e` la nostra. le sue avventure, raccontate con stile trascinante in questo romanzo dal vero, attraversano e illuminano un novecento italiano che non e` stato il secolo breve, ma il piu` lungo: iniziato nel 1861, non e` ancora finito. l`interrogatorio di ciulla, uno dei primi grandi processi mediatici del nostro paese, ha il ritmo di una pie`ce teatrale: quasi cieco per le sperimentazioni con gli acidi, ma ironico e indomito, il principe dei falsari per giorni tiene testa a giudici e pubblici ministeri. fino all`apoteosi finale, il piu` grande momento di gloria: il riconoscimento pubblico di un italianissimo genio.