Plexus, 1998, UK. Nei tardi anni '50 quando ognii ragazzino inglese non pensava ad altro che formare una rock'n'roll band, Pete Best incontrò John, Paul e George, tre giovanotti che si facevano chiamare The Silver Beatles, che lo invitarono a unirsi a loro per una manciata di concerti a Amburgo. In questa accurata autobiografia, Best racconta di quei momenti entusiasmanti, del primo inebrante assaggio di celebrità, di come nel 1962 sia stato sostituito da Ringo, della depressione che ne è seguita, del tentativo di suicidio e della sua battaglia per rimanere nel mondo della musica. Impiegando la sua personale collezione di memorabilia per illustrare la storia, Best racconta la nascita di un mito. In Inglese.
Diretto dai registi Norberto Lopez Amado e Carlos Carcas, scritto e raccontato da Deyan Sudjic, un giornalista inglese di origini serbe che scrive per il prestigioso "Observer" ed è direttore del Design Museum di Londra. How much does your building weigh, Mr Foster? attraversa la fortunata carriera del più famoso architetto britannico, un uomo che è riuscito a superare ogni ostacolo postogli dalla vita: dai sobborghi di Manchester, dove nacque nel 1935 da famiglia operaia, ai più conosciuti edifici progettati dal suo studio, come la cupola del Reichstag di Berlino, The Gherkin Tower a Londra o il Viaduc de Millau sulla valle del Tarn nella Francia meridionale. Il titolo, "Quanto pesa un suo edificio, Mr Foster?" riprende la curiosa domanda che Richard Buckminster Fuller, vulcanico architetto e designer americano, gli pose quando sorvolarono insieme il Sainsbury Centre for Visual Arts dell'Università della East Anglia. Da questo interrogativo il protagonista comincia a riflettere sul proprio lavoro, dando inizio a una nuova fase della sua carriera. Il documentario scorre piacevolmente grazie a immagini spettacolari dei suoi edifici, inquadrature a volo d'uccello che permettono di apprezzare in pieno la magnificenza della sua opera. Un ritratto da cui emerge la futuristica visione della città dell'architetto di Manchester, una città in cui la qualità della vita migliora grazie a edifici a basso impatto ambientale, dall'estetica accattivante e innovativa.
Luca Cerchiari compone un ampio affresco e offre un’indagine critica sul lascito artistico e umano di “The Voice”. E indaga, per la prima volta, il suo intenso rapporto professionale e culturale con l’Italia, terra d’origine dei genitori.