se e` definitivamente crollato lo stereotipo di un medioevo come eta` oscura cio` e` dovuto a quei ricercatori che hanno riscoperto le radici della rivoluzione scientifica nella grande tradizione arabo-islamica. e` apparso evidente che gli arabi, dall`viii al xv secolo, avevano praticato la scienza sperimentale e dissodato territori che in europa si sarebbero costituiti solo molto piu` tardi. in questo volume lo storico della scienza ahmed djebbar fa rivivere la civilta` in cui la liberta` di pensiero e la tolleranza si sono alleate per far progredire il patrimonio scientifico comune.
il volume si propone di indagare e valutare il ruolo che l`interpretazione svolge nella filosofia contemporanea, muovendosi senza preclusione di scuola tra i diversi orientamenti che si dividono il campo del pensiero novecentesco (filosofia analitica e filosofia continentale). in questa prospettiva vengono ricostruite nei loro tratti essenziali e discusse nel loro significato teorico alcune tra le piu` influenti filosofie contemporanee dell`interpretazione: in particolare, ma non solo, nietzsche, heidegger, gadamer, wittgestein, davidson.
il volume esamina, nelle sue varie dimensioni e nel succedersi delle sue fasi, un secolo di storia della cina, a partire dall`aggressione imperialista attorno alla meta` del secolo scorso fino alla nascita nel 1949 della repubblica popolare. vi prevale l`analisi della situazione sociale, ma insieme non vengono tralasciati la vita culturale, le istituzioni politiche e le vicende diplomatiche. di questo secolo di storia il libro offre una visione d`insieme che coglie il senso dell`evoluzione di quel paese e contribuisce a chiarire i caratteri della rivoluzione cinese e la sua collocazione nel mondo di oggi.
"il titolo rimanda subito alle quisquilie di toto`, alle sue `pinzillacchere e bazzecole`, insomma alle cose da nulla, che chiamate `quisquiglie`, con intenzionale sgrammaticatura, appaiono ancora piu` cose da nulla. fuori strada: qui si parla di realta` importanti, come la vita, che si tenta di mettere a nudo graffiandone la crosta e liberandola da ogni nebbia. anche toto`, in fondo, parlava di cose serie, stravolgendo il senso comune del linguaggio per farsi beffe del potere e di tutti i suoi travestimenti. nel libro di pietro tartamella le quisquiglie sono di pe`rla, schegge preziose in cui ogni parola, pesata, lucidata e tagliata come un piccolo diamante, viene incastonata in aforismi e pensieri, che disertano ogni facile convenzione sociale e stereotipo, sprizzando barbagli di luce e senso, riflessigli appunto." (dalla prefazione di nico orengo e fabia binci)
13 ottobre 2006. paolo arcivieri viene arrestato, con altri esponenti di uno storico gruppo di tifosi laziali, per concorso in estorsione e aggiotaggio. a seguire sconta oltre due anni di carcerazione preventiva. ora il processo scorre lento. questo volume non e` solo il racconto dell`ennesima vicenda di giustizia ingiusta italiana. non e` neanche una apologia di se stesso. arcivieri su tante cose del passato ha preso le distanze. e la storia di un uomo che, certo, ha commesso molti errori, ma sa di non aver commesso i reati per cui ha scontato 26 mesi di carcerazione prima di essere condannato. la sua vera, unica "colpa", e` solo aver espresso sempre liberamente il proprio pensiero. una storia strana. da raccontare a testa alta.
"tina e` oggi "quella del vajont". ma quando, da sola, raccontava le storie di quella gente non pensava certo al colpo giornalistico. era arrabbiata per il destino gia` scritto di tanti, cosi` come lo era quando si ribellava all`apparente inevitabilita` per una ragazza della sua condizione sociale di dover servire a casa dei milanesi benestanti. era arrabbiata quando scriveva dei compaesani emigrati, dispersi, umiliati. oggi diremmo "indignata". tutti possono essere indignati, anche quelli dei salotti milanesi. tina non poteva invece permetterselo, ne` lei ne` la gente con la quale era cresciuta, si era formata. loro potevano solo essere arrabbiati. loro potevano solo ribellarsi". (dalla presentazione di toni de marchi)
tra i numerosi carteggi di giuseppe verdi ancora in gran parte inediti, quello con la famiglia morosini si segnala per alcune perculiarita`: si tratta, innanzitutto, di un carteggio plurale, dove alla madre emilia si affiancano le figlie giuseppina, annetta, carolina e cristina, in un dialogo tutto femminile rivolto al giovane ma gia` celebre compositore del "nabucco". gli estremi cronologici, probabilmente i piu` ampi dell`intero epistolario verdiano, sono il 1842 e il 1901 (con poche fasi di silenzio attorno alla meta` del secolo), una sorprendente fedelta` che si deve quasi unicamente all`iniziativa della figlia di emilia, la contessa giuseppina negroni prati morosini (1824-1909), tra le prime e piu` ferventi sacerdotesse del mito verdiano. dalle oltre duecento lettere - conservate a sant`agata, al museo teatrale alla scala e all`archivio di stato del cantone ticino a bellinzona - traspare un verdi intimo, alle prese con la composizione delle sue opere non meno che con la fabbrica di sant`agata e della casa di riposo per musicisti, poco timoroso di esprime le sue idee politiche e attento ai grandi eventi storici che hanno segnato la sua epoca. il volume, pubblicato per volonta` dell`archivio storico della citta` di lugano in collaborazione con l`istituto di studi verdiani di parma, e` curato da pietro montorfani, coadiuvato negli apparati critici e nelle note da giuseppe martini. ad apertura del libro, un intervento di renato meucci sulla competenza strumentale del giovane verdi.
"tra il 9 e l`11 aprile avvenne una delle stragi piu` efferate di tutta l`occupazione dell`etiopia. un gruppo di ribelli, inseguito da una colonna italiana, si asserraglio` all`interno di una grande grotta. si trovava nella regione del gaia zeret-lalomedir. l`assedio duro` diversi giorni. per avere la meglio sui ribelli si chiese l`intervento di un plotone del reparto chimico. quando i superstiti decisero di arrendersi gli italiani divisero gli uomini e i ragazzini dalle donne e dai bambini. i primi vennero mitragliati a gruppi di cinquanta sul ciglio del burrone. i bambini e le donne non sopravvissero a lungo a causa dell`iprite." stragi sconcertanti, deportazioni, lager: ecco l`italia fascista in etiopia. dominioni ricostruisce le operazioni belliche della "piu` grande campagna coloniale della storia" e la mattanza che porto` allo sfascio l`effimero, inutile impero voluto da mussolini, conquistato male e governato peggio.
focalizzandosi sul periodo 1960/2020, il volume delinea un preciso periodo della ricerca tanghiana, proiettandolo all`interno della sfera culturale giapponese e rintracciando, al contempo, quella trama di contatti e di stimoli da sempre intessuta con l`occidente. contestualizzando l`opera di tange all`interno delle sue diverse stagioni critiche (dal linguaggio simbolico degli esordi alle pianificazioni "megastrutturali" degli anni sessanta), il libro colma una fondamentale lacuna degli studi sull`architetto, avvalendosi inoltre di ridisegni e inediti materiali d`archivio, tra cui alcune foto scattate dal maestro.