Perché leggere Karl Kraus? Perché farsi coinvolgere dalla sua rabbia? Cos'hanno in comune il nostro mondo e la Vienna d'inizio Novecento? E sono ancora attuali gli allarmi apocalittici che Kraus lanciava dalle colonne della sua rivista, tuonando contro la tecnologia e la macchina infernale dell'informazione? Jonathan Franzen rilegge Kraus con acume polemico e molta ironia. Tra autobiografia e critica culturale, questo libro è una guida imprescindibile all'universo del Grande Odiatore e insieme il racconto della passione intellettuale di un lettore d'eccezione.
nel 1952 a ivan bunin, ormai confinato in un letto a causa delle pessime condizioni di salute, capitano tra le mani i volumi dell`epistolario di a.p. cechov, che si andava allora pubblicando in urss. e quella lettura e` per lui come una scossa improvvisa perche` gli fa rivivere i momenti di una intensa amicizia - nata nel 1895 e interrotta soltanto dalla morte di anton pavlovic nel 1904 -, in cui il vincolo affettivo si fondeva con la venerazione per il talento del maestro. turbato, commosso, bunin scopre ora con quale fervida considerazione cechov parlasse di lui nelle lettere agli amici, e decide di contraccambiare il calore di quei sentimenti scrivendo o dettando alla moglie i suoi ricordi. l`amico e` evocato soprattutto nella dimensione quotidiana, alle prese con la malattia, nel rapporto con i suoi cari, assorbito da un ideale artistico assoluto, intento a riflettere sui princi`pi etici che devono governare la vita. la sua indole complessa e schiva, eppure sempre benevola, si manifesta attraverso conversazioni, giudizi, impressioni fuggevoli, battute, frammenti di lettere. ma bunin si imbatte anche in un`altra sorprendente rivelazione: le memorie della scrittrice lidija avilova, pubblicate postume nello stesso periodo, fanno riemergere l`amore impossibile, e gelosamente custodito fino alla tomba, che lego` il destino di anton pavlovic a quello di lei.
Con un trio formato da Paolo Roscio al basso e Deneb Buscella alla batteria, il cantautore milanese Luca Andrea Crippa realizza un disco dai toni introspettivi che riflette sulla ricerca della poesia in questi tempi davvero miserabili attraverso una manciata di canzoni che spaziano tra rock, folk e blues con un taglio alternative e vaghe influenze seventies.