ne "la colomba pugnalata", pietro citati accetta una sfida temibile: avvicinarsi al mistero che fu marcel proust. con la sensibilita` e gli strumenti del narratore, con il rigore del saggista, egli ci rivela il paradosso di quest`uomo tutto dolcezza e passivita` che cela dentro di se` un grandioso architetto, un sublime legislatore, un pensatore metafisico capace di costruire una delle ultime cattedrali d`occidente.
nei due decenni successivi alla rivoluzione di khomeini, mentre le strade e i campus di teheran erano teatro di violenze barbare, azar nafisi ha dovuto cimentarsi nell`impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle piu` temibili incarnazioni del satana occidentale: la letteratura. e stata cosi` costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. il risultato e` un libro che, oltre a essere un atto d`amore per la letteratura, e` anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
il mulino di amleto e` uno di quei rari libri che mutano una volta per tutte il nostro sguardo su qualcosa: in questo caso sul mito e sull`intera compagine di cio` che si usa chiamare "il pensiero arcaico". cresciuti nella convinzione che la civilta` abbia progredito "dal mythos al logos", ci troviamo qui di fronte a uno sconcertante spostamento di prospettiva: anche il mito e` una "scienza esatta", dietro la quale di stende l`ombra maestosa di ananke, la necessita`. anche il mito "opera misure", con la precisione spietata: non gia` le misure di uno spazio indefinito e omogeneo, bensi` quelle di un tempo ciclico e qualitativo, segnato da scansioni scritte nel cielo, fatali perche` sono il fato stesso.
madame du deffand visse da libertina gli anni turbolenti della reggenza; esercito` la potenza di grande salonnie`re nella parigi della meta` del settecento; sostenne d`alembert, fu amica di voltaire, ma guardo` con insofferenza agli illuministi come "partito"; si abbandono`, cieca e settantenne, alla passione per un uomo molto piu` giovane di lei. esercito` le migliori virtu` del suo secolo: il culto dell`intelligenza, la sovranita` del gusto, il senso della naturalezza. ma era, come scrisse cioran, devastata dal "flagello della lucidita`", che le faceva percepire il nulla e il tedio che formano l`essenza del vivere. edizione con un saggio di marc fumaroli.
dopo aver setacciato le raccolte pubblicate da landolfi nell`arco di oltre quarant`anni (da "dialogo dei massimi sistemi" del 1937 a "del meno" del 1978), calvino scelse da ultimo 53 testi. organizzati in sette sezioni che corrispondono ad altrettanti spunti critici essi consentono di cogliere in tutte le sue sfaccettature un`opera che ha sul lettore l`effetto "d`unghia che stride contro un vetro, o d`una carezza contropelo, o d`una associazione di idee che si vorrebbe scacciare subito dalla mente". insomma: il vero landolfi, quello che "preferisce lasciare nell`opera qualcosa di non risolto, un margine d`ombra e di rischio: il landolfi che sperpera le sue puntate d`un colpo e le ritira bruscamente dal tavolo con gesto allucinato del giocatore".
e` notte fonda a pigalle, e l`insegna rossa del paicratt`s, dove approdano clienti che giocano li` la loro ultima carta, si riflette sul selciato come una chiazza di sangue. poi anche quella si spegne. una donna dal passo malfermo entra nel vicino commissariato di rue de la rochefoucauld. e` pesantemente truccata e sotto il finto visone indossa un abito di raso nero. ha lo sguardo di una bambina ansiosa. e` una delle spogliarelliste del picratt`s. dice di aver sentito due clienti che complottavano l`assassinio di una contessa piena di gioelli. ma la mattina dopo ritratta. poche ore dopo viene trovata strangolata nel suo appartamento. e quando anche una contessa morfinomane e decaduta viene assassinata, per maigret e` giunto il momento di indagare.
"il libro che avete tra le mani e` uno dei piu` divertenti degli ultimi cinquecentomila anni. detto cosi` alla buona, e` il racconto comico della scoperta e dell`uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose piu` potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e cosi` via. e anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l`era atomica, ma con l`esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati." (dalla presentazione di terry pratchett)
le lettere, scritte in gran parte nel campo di westerboek, che ci permettono di udire la voce di etty fino all`ultimo, fino a una cartolina gettata dal treno che la portava ad auschwitz.
una meticolosa ricognizione romanzesca di quella vasta terra dove i rapporti amorosi si fondano sulla tortura non meno che sul piacere.
questo libro magistrale, divenuto nel giro di pochi decenni un classico moderno della storiografia, ci conduce a una sorta di archeologia dell`immagine dell`america nella cultura europea. davanti a un continente che si presentava come un immenso altro, fin dall`inizio si accesero le fantasie e le speculazioni. gerbi prende le mosse dalla meta` del settecento, quando il grande naturalista francese buffon cerco` di dimostrare l`inferiorita` biologica dell`ambiente fisico e degli animali americani, condanna che l`abate de pauw estese agli abitanti, a suo avviso fiacchi e impotenti. ma nessuno dei due aveva mai messo piede nel nuovo mondo. l`autore parte da questa calunnia e arriva ai grandi autori dell`ottocento.
"e` un fuoco vivo, quale non ho visto mai" dice franz kafka su milena. questa e` la vita di milena jesenska raccontata dall`amica che la conobbe nel campo di concentramento di ravensbruck.