Architettura Moderna E Progetto Umanistico  di Panzeri Miriam - libri
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un progetto di umanesimo moderno e` effettivamente esistito nel secondo dopoguerra, oppure l`attribuzione della qualificazione di umanistica all`architettura moderna di quel periodo e` in realta` propria della storiografia piu` recente, a noi contemporanea? il quesito, sotteso a questo studio, consente di costruire percorsi che si svolgono fra scritti sull`architettura di circa due decenni, quando lo sguardo critico verso il passato si focalizza soprattutto sul quattrocento e sulla sua capacita` di rifondazione culturale della societa` attraverso le arti. senza cadere nella riproposizione formale e anacronistica di modelli del passato, gli architetti confermano, in questa stagione, la loro opzione per la modernita` nella tensione a valori fondanti di una filosofia umanistica. i principi di un nuovo umanesimo trovano allora possibilita` di esprimersi in una progettualita` che riesce a evidenziare il primato del metodo, il proprio ruolo didattico e le ragioni culturali e sociali dell`architettura europea.

dopo l`unita d`italia, il mezzogiorno precipita in una sanguinosa guerra civile. da un lato, i ribelli si oppongono alle nuove istituzioni con violenza: teste mozzate esposte come trofei, stupri, soldati evirati. dall`altro, lo stato risponde con rastrellamenti, incendi di villaggi e fucilazioni sommarie. ma etichettare tutti i ribelli come "briganti" e definire questa contrapposizione una "lotta al brigantaggio" e un errore, che produce una grave lacuna nella storiografia ufficiale. per comprendere questo delicato momento della storia del nostro paese bisogna andare oltre le interpretazioni tradizionali e coglierne il carattere multiforme. alla base c`e la questione della terra, che muove plebi impoverite, le quali vedono nel nuovo stato non un`opportunita ma un ulteriore peso - a partire dalla coscrizione obbligatoria - e mettono in piedi rivolte che non hanno programma ne direzione. su questa instabilita sociale si innestano bande criminali, che talvolta si ammantano di valenze politiche ma che in realta agiscono per il proprio tornaconto. infine, agenti borbonici, papalini e reazionari locali non esitano a fomentare il caos per destabilizzare il neonato stato italiano. la classe dirigente liberale, formatasi al nord, ignora i problemi sociali del mezzogiorno e, nell`ansia di legittimarsi agli occhi dell`europa, risponde alle rivolte con la potenza del regio esercito. ne consegue un conflitto sproporzionato, in cui vengono mobilitati due terzi delle forze armate e si contano piu vittime che nelle tre guerre di indipendenza messe insieme. in questa ricostruzione storica, rigorosa e appassionante, gianni oliva ripercorre quella che fu la prima, drammatica guerra civile italiana. e lo fa senza indulgere nella retorica neoborbonica ne dar credito ai silenzi autoassolutori della storiografia ufficiale. il risultato e un ritratto essenziale della nascita del nostro paese, fondamentale per comprendere le radici delle divisioni che lo attraversano ancora oggi.

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