il processo rivoluzionario avviato in russia nel 1917 occupa uno spazio del tutto particolare all`interno degli eventi che hanno configurato la storia del ventesimo secolo. alla caduta degli zar del febbraio seguirono i primi governi provvisori che sfociarono con la presa del potere da parte dei bolscevichi nell`ottobre del 1917. la rivoluzione ebbe tra le conseguenze immediate l`uscita dalla guerra mondiale, la guerra civile interna e il terrore. dopo la grande discussione storiografica sullo stalinismo e il comunismo sovietico, dopo il crollo dell`urss e l`apertura degli archivi, marcello flores torna su questo evento-simbolo del novecento con una riflessione storico-interpretativa che intende ragionare senza paraocchi ideologici sul senso di uno spartiacque della storia contemporanea.
studioso della violenza, sofsky si occupa in queste pagine di una forma piu` sottile di accanimento, quella dei sistemi di sorveglianza dell`epoca contemporanea: dalle telecamere per le strade o nei luoghi di lavoro, che sembrano promettere sicurezza, ai servizi informatici che garantiscono la nostra comodita`, ai controlli delle nostre abitudini su internet o nelle e-mail. il sociologo tedesco dimostra come una gran quantita` del nostro "privato" sia gia` andata perduta, e non solo per colpa della tecnologia o dei timori per il terrorismo: buona parte di questa situazione e` da attribuirsi a noi stessi, alla nostra indifferenza, alla voglia di apparire, al desiderio di stare al passo coi tempi. sofsky parte dalla descrizione della vita quotidiana di un comune cittadino moderno e ottiene il ritratto di una persona che vive sotto un controllo quasi costante. in nome delle "facilitazioni", sta trionfando una sorta di vita uniforme che uccide la liberta` dei cittadini.
il mondo di "post mortem" e` quello degli ebrei di tel aviv, e in particolare quello degli immigrati in fuga dalla germania fra gli anni venti e quaranta del novecento. kaniuk, ripercorrendo gli eventi tragici e insieme quotidiani che smembrarono la sua famiglia fino a farla sparire, si tiene lontano da ogni ripiegamento sentimentale. la scomparsa di una cosi` fitta ragnatela di parentele diventa occasione per dissezionare anche il mito della grande famiglia patriarcale della tradizione ebraica e farne il bersaglio della sua pungente scrittura.
l`oblio e` il luogo delle sfumature, del divenire, di cio` che non resta ma cambia, di cio` che muore per rinascere, di un vuoto che sara` riempito. e l`indagine su questo vuoto parte da lontano, dalla mitologia classica, culla del concetto di oblio e delle sue figurazioni: non solo il lete ma anche le grazie, di cui una ando` in sposa al sonno, ministre di afrodite, figure della bellezza fugace. poi la ricerca si sposta su altri temi e altri oggetti: le citta` abbandonate, invase dal silenzio, architetture umane destinate a trasformarsi in architetture naturali (e il simbolo di tutte le citta` dell`oblio e` venezia).
succede a tutti di farsi male, ma possiamo imparare a riconoscere le sofferenze che ci colpiscono alle spalle da quelle a cui noi stessi, piu o meno consapevolmente, ci consegniamo. vittorio lingiardi delimita un territorio vastissimo e oscuro: percorre la storia dei nostri dolori e traccia un confine tra convivenza e connivenza. masochista e un aggettivo che turba, ma qui non si parla di fruste e manette: lo sguardo e sulla personalita e sulle relazioni. lingiardi ci accompagna in stanze interiori, arredate con gli spigoli aguzzi dell`autocritica, le mensole inaccessibili dell`ideale dell`io, le casseforti del sabotatore interno, le lavatrici interminabili del senso di colpa. un racconto sulla vita di tutti i giorni, con un finale sul masochismo politico e il dolore del mondo. pagine scritte con le parole della psicoanalisi, della poesia, del cinema.