a quattro anni samhita arni imparo` a leggere e si trovo` fra le mani alcune tra le innumerevoli versioni del "mahabharata", l`immenso epos i cui personaggi sono da secoli noti a tutti gli indiani come gli eroi dell`"iliade" e dell` "odissea" presso di noi. a sette anni era talmente appassionata di quelle storie che inizio` a dettarne una sua versione alla nonna, rovesciando il normale corso delle cose. nel frattempo aveva anche cominciato a illustrare il suo racconto. eta` di lettura: da 9 anni.
"uno dei piu` bei romanzi moderni che io conosca e` jules et jim di henri-pierre roche`": cosi` scriveva nel 1954 il giovane francois truffaut, che quasi dieci anni dopo avrebbe portato sullo schermo la vicenda inaudita e folgorante dell`armonioso triangolo che, nei primi anni venti, aveva avuto come protagonisti lo stesso roche`, lo scrittore austriaco franz hessel e la moglie di quest`ultimo, helen. e fu ancora il regista francese a tentare di promuovere la stampa almeno parziale dell`infinita serie di taccuini (330 in tutto) su cui roche` aveva annotato, dal 1901 alla morte, ogni dettaglio della propria vita e dei propri incontri. un catalogo in cui sfilano picasso e gertrude stein, duchamp e cocteau, picabia, satie e georges braque.
nei cinque libri autobiografici pubblicati da bernhard fra il 1975 e il 1982 ("l`origine", "la cantina", "il respiro", "il freddo", "un bambino"), e qui radunati per la prima volta, il lettore trovera`, di la` dalle vertiginose architetture linguistico-musicali dei romanzi, di la` dalle riflessioni filosonco-maniacali e dalle feroci tirate dell`implacabile "artista dell`iperbole", la narrazione cruda e immediata della sua vita - una narrazione che non risparmia nulla dei dettagli piu` urtanti ed eloquenti. come la rete che dondola, sospesa al soffitto di un barcone in un canale di rotterdam, dove piange il bambino messo al mondo dalla "madre nubile" in olanda per non dare scandalo nell`austria provinciale e bigotta. o come i terribili convitti frequentati in austria e nella "grande germania", con sadici e ottusi educatori prima in divisa nazista e poi in abito talare; o, infine, il fetido "trapassatoio", anticamera della morte nel sanatorio, fra tisici in attesa della bara di zinco: quella turba di pazienti intubati e perforati ogni giorno, quella comunita` della sputacchiera di cui bernhard diventa membro a pieno titolo. eppure, nonostante tutto, quel diciottenne dalla volonta` caparbia decide di resistere e vivere, tenendo testa - con implacabile dizione - alla malattia del corpo e dello spirito.
"sulla scrittura, sull`amore, sulla colpa e altri piaceri" e` un dialogo sulla vita e sulla scrittura, ma la voce di shira hadad, la editor di amos oz, e` in fondo la coscienza del grande scrittore, che gli pone domande sul proprio passato, sui temi che l`hanno coinvolto, sulla sua intimita` di uomo e scrittore. ne scaturisce un ritratto a tutto tondo, una sorta di testamento artistico, spirituale e familiare. un autoritratto di amos oz in forma di dialogo.
daya mata, discepola ed erede spirituale di paramahansa yogananda, e` stata a lungo presidente della self realization fellowship, la comunita` religiosa da lui fondata a los angeles. in soltanto amore daya mata profonde generosamente il suo patrimonio di saggezza spirituale riguardo a temi come la vita familiare, gli aspetti spirituali nell`educazione dei figli, il ruolo della meditazione, il fondamento dell`unita` mondiale, la salute, la guarigione, e insegna ad affrontare e superare i problemi che ognuno deve incontrare nel corso della propria esistenza. la sua non e` una complicata filosofia basata sul ragionamento, sullo studio o la speculazione intellettuale, e` bensi` un viaggio dell`anima. interpretando i principi di yogananda, sri daya mata mostra che la ricerca spirituale e` gia` di per se` un`esperienza di gioia.
"con uno di quei suoi straordinari salti fantastici che hanno un gelo mentale matematico, morselli ha rovesciato i termini di una corrispondenza cosmica. il suicida e` vivo, i vivi sono, non gia` "morti", ma "la morte". morselli scrisse questo romanzo nello stesso anno in cui si tolse la vita, 1973. e forse mai era giunto ad una cosi` calma gestione del suo astratto e lucido gioco intellettuale. un gioco mortale e tuttavia capace di una intima grazia, oserei dire letizia." (giorgio manganelli)
allievo di de saussure, antoine meillet pubblico` nel 1913 questa storia della lingua greca, continuamente riedita e rivista, considerata l`opera principale del grande linguista francese. scritta in una prospettiva ancora comparatistica, nel contesto dello sviluppo dei linguaggi indoeuropei, essa traccia una storia delle lingua non avulsa dalla storia della societa`.
mentre la precoce karen reyes cerca di risolvere il mistero della morte della bellissima ed enigmatica vicina del piano di sopra, anka silverberg, sopravvissuta all`olocausto, vediamo dipanarsi le storie individuali di chi le vive intorno: il fratello deeze, che teme di dover andare in guerra e che e` torturato da un segreto del passato; sam "hotstep" silverberg, un musicista jazz; il signor gronan, un gangster; franklin, una drag queen e il signor chugg, un ventriloquo. quando l`indagine di karen ci porta alla vita di anka ai tempi della germania nazista, il lettore scopre come convergano il personale e il politico, il passato e il presente, e come anche nei buoni si nasconda un oceano di mostruosita`.
"nei miei libri tutto e artificio ... e lo spazio della scena e totalmente buio ... nell`oscurita tutto diventa piu chiaro" ha scritto bernhard. ed e dalle tenebre della torre di amras, dove hanno trovato rifugio dopo essere scampati al suicidio della loro famiglia - concertato in una notte di fohn -, che affiorano sotto i nostri occhi i fratelli k . e walter. avvinghiati l`uno all`altro, prigionieri di una "endogamia spirituale", uniti da un affetto che scaturisce dalla "reciproca avversione naturale", vivranno in quel luogo "un`unica notte senza sonno": una notte attraversata, per noi lettori-spettatori, da un freddo bagliore, e da una domanda perenne, destinata a non avere risposta: "perche siamo costretti a vivere ancora?". libro prediletto di bernhard, presto dimenticato per la sua giovanile sfrontatezza e l`audacia compositiva - cui concorrono materiali disparati, pagine scritte da walter nella torre, lettere, aforismi -, amras ci sconcerta ancora oggi per la sua voce inaudita, come quella della "cornacchia congelata" che abita in queste pagine e in ognuno di noi, turbandoci "con la sua attenzione": la coscienza.
l`angoscia piu` profonda dell`uomo, che da sempre lo accompagna, e` che la morte uccida ogni possibilita` di salvezza. tuttavia emanuele severino ha mostrato, nella "gloria", come la salvezza dalla morte sia una necessita`, non una semplice possibilita`: "l`uomo e` atteso dalla terra che salva". ma nella "cadenza primaria" di "oltrepassare", che della "gloria" e` al tempo stesso "rischiaramento" e sviluppo, appare come in realta` "la terra che salva sia `infinitamente` piu` ampia, cioe` piu` salvatrice" di quanto lo scritto precedente lasciava intendere, e come il senso autentico del divenire "mostri una complessita` che nella "gloria" non viene ancora indicata". severino ha dedicato molti scritti a una rigorosa messa in atto del principio aristotelico di non contraddizione. e proprio in quanto mostrava le aporie su cui si reggevano celebri edifici della metafisica il suo pensiero suscitava un provocatorio interrogativo: che cosa si apre al di la` della contraddizione?