franz caffa e` la figura muta (o quasi muta) attorno a cui ruota il tutto. e il tutto e` una ridda di voci incontrollate. forse caffa e` semplicemente un angelo caduto in un mondo di eccentrici, oppure e` un nevrotico assoluto. fatto sta che di mestiere fa l`impiegato, a tempo perso scrive, e` ossessionato dagli insetti, considera la musica "un nutrimento sconosciuto", ha varie fidanzate che non lo capiscono, amici che lo fraintendono. per certi versi ricorda kafka, ma per altri no. insomma, e` un enigma, ma piuttosto comico.
a una presentazione dello stato attuale della biologia, il libro affianca una riflessione suil metodo scientifico e sui problemi che si presentano ai biologi, abituati a rimanere in equilibrio tra il desiderabile e il possibile, tra l`immaginazione e la sperimentazione.
esiste nell`interiorita` di ogni persona un`immensa riserva di qualita` e di sentimenti positivi. la bellezza del nostro mondo interiore e` pero` spesso simile ad un tesoro nascosto sotto strati di malessere che lo oscurano fino a farlo sembrare inesistente. si rivela quindi necessario un percorso di riscoperta di quel potenziale di felicita` che si manifestera` spontaneamente non appena riusciremo ad andare al di la` dell`agitazione e della conflittualita` della nostra mente. "il tesoro nascosto" e` una guida pratica che conduce passo dopo passo a sperimentare nella normale vita quotidiana il percorso di riscoperta del nostro immenso potenziale di qualita`, sentimenti ed emozioni positive.
pigalle e` il quartiere parigino a luci rosse che e` divenuto il simbolo del piu` degradato turismo contemporaneo. qui viene a vivere, tra prostitute e lenoni, travestiti e barboni, il giovane protagonista, charlie, che in un`alcolica discesa all`inferno, in una ricerca di morte che non si arresta davanti a nessun eccesso, deve e vuole dimenticare una vita familiare che lo ha tormentato e ossessionato. nel suo passato ci sono un`esistenza borghese apparentemente comoda, gli sfondi ridenti di una provincia italiana, l`amore di una ragazza, ma soprattutto la figura, dominante, del padre: autoritario, vincente, prevaricatore, vessatorio verso la moglie e tutti quanti lo circondano.
scritto all`indomani della morte di primo levi, lettera alla madre e` un "dialogo in forma di soliloquio" in cui, accanto a temi cruciali per l`opera di edith bruck, quali il racconto del trauma vissuto in prima persona nei campi di concentramento dell`europa centrale, la propria diaspora famigliare e il dramma storico della shoah, l`autrice affronta, attraverso una prospettiva intima, la contrapposizione tra fede religiosa e laicita` e propone una profonda riflessione su cosa significhi per un superstite dell`olocausto avere la responsabilita` di esserne testimone. il confronto serrato e a tratti impietoso con la figura della madre, ebrea ungherese saldamente ancorata alle tradizioni, diventa il luogo per la rievocazione di un`infanzia sospesa tra ricordi e fantasmi, per un`analisi delle proprie scelte e per una interrogazione di se` e del proprio valore testimoniale.