la pechino dei primi anni trenta, con l`invasione giapponese che incombe, fa da sfondo alle vicende di xiangzi, un giovane venuto dalla campagna che lavora come tiratore di riscio`. la parabola della sua vita incarna alla perfezione questo momento incerto e confuso della storia della capitale, spossessata eppure magnifica; ma le vicissitudini della citta` imperiale non sembrano incidere piu` di tanto sulla vita dei personaggi, diseredati, povera gente senza nome, come lo stesso protagonista, che di suo ha solo il soprannome "cammello". ingenuo, onesto, gran lavoratore, uomo di pochissime parole ma di fervidi pensieri, xiangzi rincorre la fortuna. ma nonostante il nome, che significa "fortunato", la sorte non gli sara` amica: la volonta` di migliorare se stesso e il proprio stato, che lo percorre come una febbre in tutta la prima parte del romanzo, lo condurra` all`ineluttabile sconfitta.
"tobino ha voluto riferire l`esperienza di un amore che non e` stato solamente letterario. ha lasciato passare sulla pagina, con una schiettezza estrema, cio` che di dante lo ha piu` riguardato, toccato e messo in discussione. il ritratto che ne e` uscito e` fedele e inedito allo stesso tempo perche` restituisce dante e tobino insieme. proprio come la poesia, che riporta indissolubilmente legate verita` e immagine". (marco balzano)