non da tutti i nidi si puo` vedere il cielo, non tutti i nuovi nati hanno questo privilegio. milena e` venuta al mondo in carcere, ha vissuto li` fino ai tre anni e, anche se ora di anni ne ha ventiquattro, si porta nel corpo quella nascita come una colpa, quella separazione iniziale come una condanna. forse per questo in prigione ci torna regolarmente, di propria volonta`, per prendersi cura dei bambini di rebibbia, i figli delle carcerate, nel tentativo di risparmiar loro - al piccolo marlon, che presto verra` strappato alla madre e andra` ad abitare fuori - quel suo stesso dolore. ma basta un soffio imprevisto per travolgere l`impalcatura che tiene in piedi la sua esistenza e mettere in discussione ogni fragile certezza. l`incontro, apparentemente banale, con un giornalista interessato a pubblicare un servizio sulla vita dei bambini in carcere e` un terremoto che la scuote, qualcosa che la attrae e rappresenta allo stesso tempo un pericolo da fuggire a ogni costo. perche` il desiderio fa scattare le serrature, la costringe a uscire allo scoperto e scavare al cuore di quel che lei e`, delle colpe che si sente addosso. perche` mettersi a nudo con chi appartiene da sempre al mondo di fuori, e solo quello conosce, puo` essere troppo duro per chi la prigione se la porta dentro.

tra il 1916 e il 1933 marina cvetaeva compone quattro cicli di versi dedicati ad aleksandr blok, anna achmatova, vladimir majakovskij e aleksandr puskin. non sono omaggi d`occasione, ma attraversamenti vertiginosi, dialoghi "in absentia", investiture e sfide. la poesia diventa il luogo di un confronto assoluto, nel quale l`effigie dell`altro coincide con l`autoritratto, e la consacrazione del destinatario si rovescia in una dichiarazione di identita e di status. blok e l`epifania angelica e inattingibile, un dio della poesia oggetto di un`infatuazione trasognata e di un`adorazione che si muta in compianto dopo la sua scomparsa; achmatova e musa e antagonista, sovrana di un dominio poetico femminile conteso; majakovskij e il fratello dissonante, travolto dalla furia del secolo; puskin, infine, e il classico restituito alla sua forza indomita, profondamente immerso nella russia del presente e del tutto in sintonia col sentire cvetaeviano. allineati uno dopo l`altro, questi quattro cicli compongono un affresco di grande effetto, in cui la voce dell`autrice si potenzia rifrangendosi nelle poetiche altrui. ne emerge una societa dei poeti che e insieme pantheon e specchio: un quadrilatero di solitudine e splendore, dove la poesia si misura con la morte, l`esilio, la storia, affermando la propria irriducibile sovranita.

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