un torpore inerte ha invaso il commissariato di viga`ta: un tedio strascicato. ammortisce pure il trallerallera di catarella, che adesso incespica tra rebus e cruciverba. montalbano legge un romanzo di simenon, e distratto va sfogliando una vecchia annata della "domenica del corriere": al telefono continua il dai e ridai querulo e molesto della suscettibile fidanzata, lontana sempre, lontanissima. eppure un diversivo c`era stato. due anziani bigotti, fratello e sorella, a furia di preteri`e e giaculatorie, avevano rincappellato pazzia sopra pazzia. la loro demenza era arrivata al fanatismo delle armi. e la sceriffata santa aveva lasciato sul campo uno strumento di passioni tristi e appassite: una bambola gonfiabile, disfatta dall`uso; una di quelle pupazze maritabili che (diceva gadda) tu le "basci, e ci piangi sopra, e speri icche` tu voi. e, fornito il bascio, te tu la disenfi e riforbisci e ripieghi e riponi, come una camiscia stirata". un`altra bambola gemella, ugualmente disfatta, ma data per cadavere di giovane seviziata, era stata trovata poi in un cassonetto della spazzatura, in via brancati. sembro` una stravaganza.

, cosi` greene definiva il mondo dei suoi sogni. . il taccuino sempre sul comodino accanto al letto, graham greene aveva l`abitudine di appuntarsi i sogni appena fatti (un`eredita` di antiche sedute con lo psicanalista) per poi ricostruire la mattina dopo. poco prima di morire, dall`enorme materiale, ne scelse alcuni, raggruppandoli in categorie. il risultato, un mondo tutto mio, e` l`ultimo suo libro. e non e` soltanto la testimonianza, la memoria della sua vita onirica, con tutti i collegamenti che questa poteva avere con una vita da sveglio complicata e strabiliante quale la sua (tra viaggi, spionaggio, noia e depressione, amori, guerre, scommesse con la morte), e con tutti gli scambi con la creativita` geniale di uno dei piu` originali scrittori del novecento. si legge come un libro estremamente avvincente prendendolo proprio come racconto, come pura narrativa. vuoi perche` dai suoi sogni greene traeva continuamente contenuti: , scrive vittorio lingiardi nella sua nota, . vuoi perche`, raccontando sogni, era come se toccasse il punto ideale dello scrivere: descrivere una storia totalmente fantastica, inventata, del tutto separata dalla realta`, avendo pero` un ancoraggio oggettivo, una sua realta` al di la` delle intenzioni di chi la scrive. come si legge nella postfazione di domenico scarpa:

a pineta, il paese sul litorale pisano nato dalla fantasia di marco malvaldi, i vecchietti del barlume sono ormai un`istituzione. nell`arco di una vita intera, hanno maturato un notevole capitale di arguzia e di intelligenza, e tra risate beffarde, motteggi graffianti e intuizioni investigative sopraffine, sono diventati rappresentazione fantastica di una vera antropologia. una rappresentazione innestata su una struttura gialla e con un andamento comico, che nei racconti - genere in cui prevalgono i dialoghi, la vitalita della scena e la singolarita della situazione - trova il suo distillato. l`uomo vestito di arancione raccoglie quattro anni di racconti gialli. ognuno presenta una situation comique con crimine. una strage di maiali sotto protezione; sulle piste da sci un morto e tre tute da donna identiche; una partita di calcio femminile con commenti immaginabili, e una calciatrice uccisa; una crociera-supplizio in compagnia di una canterina loggia del cinghiale e un ministro del culto anglicano; una sagra del totano con truffa; un traffico in olanda, durante i festeggiamenti del compleanno reale, sventato da remoto dal gruppo del barlume. in genere sono il barista massimo e la sua fidanzata alice, che e anche commissaria di polizia, a sciogliere il mistero: ma la loro e una sorta di regia, perche l`ordito su cui in tessere l`indagine lo forniscono sempre i vecchietti: l`aldo, nonno ampelio, il del tacca, il rimediotti. il loro mezzo e la maldicenza, combinata ai ricordi e a una psicologia da bar delle vecchie case del popolo, eppure efficacissima. e un fondo malinconico per un mondo che va svaporando senza lasciarne uno migliore. "e nei racconti", scrive marco malvaldi a commento di questo libro, che nasce da una scelta da varie antologie, "che si vede maggiormente il rapporto dei miei protagonisti con il tempo che passa e con i vecchi ricordi che riaffiorano. ma, soprattutto, e nei racconti che probabilmente si vedono meglio i rapporti umani tra i protagonisti".

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