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Paul Mccartney Story  di Aa.vv. Addams M. (cur.) - libri

"da ragazzino volevo diventare un musicista, e mio padre, che era un appassionato di musica bandistica, mi aveva regalato una tromba, avevo cominciato a studiare quello strumento, ma dopo un po` avevo smesso: mi faceva troppo male la bocca, e mi ero reso conto che in realta` io volevo cantare, e cantare con quella cosa incollata alle labbra era impossibile... allora, poco prima che la chitarra diventasse lo strumento, avevo deciso di diventare chitarrista, perche` cosi` potevo suonare e cantare". "elvis e` stato un genio, e io l`ho sempre amato. compravo tutti i suoi dischi, da "blue suede shoes" a "heartbreak hotel", e li riascoltavo di continuo, fino a consumarli: impazzivo veramente per la voce di elvis". "da ragazzi andavamo a masturbarci a casa di nigel, a woolton. restavamo tutta la notte, ci sedevamo in poltrona, spegnevamo le luci, e ci masturbavamo alla grande. c`era sempre qualcuno che diceva: "brigitte bardot! oooh!", e quel nome ci manteneva l`eccitazione; poi qualcun altro, credo che fosse john, diceva: "winston churchill!", e a quel punto l`erezione svaniva all`istante". "avevo parecchia paura delle droghe, dato che avevo avuto una madre infermiera, percio` ci andavo sempre cauto. direi che sia stato un bene, visto come giravano le cose, perche` ti capitava di ritrovarti in posti in cui qualcuno ti chiedeva: "vuoi sniffare un po` di eroina?", al che io rispondevo: "si`, ma solo un po`"... mi muovevo sempre come se stessi attraversando un campo minato"...

john coltrane siede sullo sgabello di un pianoforte a coda e aspira il fumo di una pipa bianca. e il 10 dicembre 1964, e lo studio del tecnico del suono rudy van gelder, a englewood cliffs, nel new jersey, e` immerso in un`atmosfera religiosamente soffusa, silenziosa, anestetica. le volute prodotte da coltrane si addensano in un`aria adamantina: quella stanza e` il tempio in cui e` appena accaduto qualcosa di prodigioso, e il sacerdote giace esausto nell`angolo, prende fiato e medita. nei timpani risuonano ancora gli accordi di mccoy tyner, i colpi sulla cassa di elvin jones, le linee di basso di jimmy garrison. gli assoli di trane che fino a poche ore prima avvolgevano gli altri in un gorgo vorticoso e sfrenato. fu quella, la notte: l`america nera esplodeva nell`america bianca. john coltrane esplodeva nell`america e dava vita e fiato all`album che cambio` per sempre il modo di fare jazz: `a love supreme`. etereo e sovversivo, realizzato nell`arco di una sola, trascinante session, `a love supreme` e` il testamento di un`intera epoca, della quale coltrane ha saputo interpretare tutte le tonalita` emotive e sonore: la poliritmia africana propulsiva e catartica, i tempi dilatati del jazz modale, la litania meditabonda del folk orientale, le vampe del free jazz, il calore intimo del blues e la redenzione orgasmica del gospel. il risultato e` un magma incandescente e liturgico, in chiave minore, vertiginosamente preciso, sincronizzato, ma sempre sull`orlo dell`improvvisazione, dell`ignoto. e il jazz spirituale di coltrane, il suo grido assoluto, una preghiera purissima di amore supremo verso dio che ha stravolto con la musica le regole e i sentimenti delle generazioni successive, caricandoli di un`inaudita religiosita`. il saggiatore torna a pubblicare la grande storia di `a love supreme` raccontata da ashley kahn, arricchita da un testo inedito - scritto appositamente per questa edizione - e accompagnata dagli schizzi di coltrane con i primi abbozzi del suo capolavoro.

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