un castello in rovina in mezzo al bosco. due fratelli vittime di un padre folle, cresciuti isolati, in un mondo fittizio. un mondo di ossessioni, violenze, angherie. un mattino, al risveglio, i fratelli si accorgono che il padre si e` impiccato in camera sua. ora, per la prima volta, sono liberi: attraversano il bosco, raggiungono il villaggio, affrontano la realta`. dove si scopre che chi si credeva un uomo e` invece una donna; chi si credeva povero e` invece ricco sfondato; due fratelli sono in realta` due sorelle e un fratello. fino alla rivelazione di un segreto morboso, cruento, ripugnante. e l`origine di tutto, la tragedia che ha condotto il padre alla follia. tutta colpa di una bambina che non la smetteva di giocare con i fiammiferi. un romanzo in cui sublime e terribile, comico e passionale, remoto ed eterno si intrecciano e si intersecano continuamente.
"Nelle Baruffe invece l'azione è veramente ridotta al minimo, tutta condensata nell'antefatto, in quelle tre scene iniziali, concitate e scattanti, in cui un banale dispetto d'amore scatena improvviso il "temporale", la "bissabuova", lo "stramanio", la baruffa insomma. Tutto il resto non è che una serie di espedienti per sanare un contrasto che ha tutta l'aria d'essere facilmente sanabile: e che verrà composto dopo i tre atti consueti soltanto per permettere all'autore di dipanare, in uno stupendo esercizio virtuosistico, l'altro aspetto della commedia, quello appunto "conversativo", che ha nella parola il mezzo e fine ultimo".
"via dalla pazza folla" narra le appassionanti vicende di gabriel oak, un giovane la cui vita viene sconvolta dall`inatteso arrivo dell`affascinante bathsheba, bellezza orgogliosa e nullatenente di cui s`innamora. quando le chiede di sposarlo lei lo rifiuta, ma i loro destini tornano a incrociarsi: mentre lei eredita una fattoria dallo zio, lui perde tutti i suoi averi in una notte di tempesta. si ritrova cosi costretto a lavorare per bathsheba e a contendersi le sue attenzioni con altri due uomini. se un romanzo puo` essere completamente intriso d`amore, ebbene questo lo e`. un amore per tutto, e non solo per le cose vive: per le melodie polifoniche del vento e per il linguaggio delle stelle, per le piante e per i colori, per il tempo che passa da un sorriso a una minaccia, per la fragilita` della vita o per l`incanto di un gioco di luci. e, soprattutto, per la misteriosa algebra dei sentimenti umani. in questo scenario in cui tutto ha un`anima, o sembra proprio averla, si muovono i personaggi di un ambiente rurale, quello tanto amato da hardy; e ci accorgiamo che proprio in quell`ambiente e` forse possibile scoprire meglio il vero funzionamento, quello piu` riposto, della condizione umana. perche` e` nella natura, dentro la natura e, appunto, via dalla pazza folla, che l`essere umano riesce a mettere a nudo la sua vera anima. i personaggi possono essere contadini o mercanti, ricchi agricoltori o servette, ubriaconi o bigotti, donnine impaurite o tipacci arroganti, amanti folli o fedeli innamorati, ma fra tutti emerge maestosa l`eroina del romanzo: donna sensibile, bella, intelligente, ma pur sempre donna, con tutte le contraddizioni della sua gelosia e dei suoi pudori, della vanita` e dei capricci, degli scrupoli, della passione, e quindi infine del suo amore: e` una donna di cui non si puo` fare a meno di innamorarsi candidamente, per non dimenticarla mai piu`.
in questo romanzo esilarante e feroce, veronica raimo apre una strada nuova. racconta del sesso, dei legami, delle perdite, del diventare grandi, e nella sua voce buffa, caustica, disincantata esplode il ritratto finalmente sincero e libero di una giovane donna di oggi. veronica raimo sabota dall`interno il romanzo di formazione. il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. all`origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. circondata da questa congrega di famigliari difettosi, veronica scopre l`impostura per inventare se stessa. se la memoria e` una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identita`, allora il comico e` una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all`indicibile. in questa storia all`apparenza intima, c`e` il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell`energia paralizzante che puo` essere la famiglia, dell`impresa sempre incerta che e` il diventare donna.
un noir ruvido e incalzante come le valli e le montagne in cui e ambientato. un giallo che diventa il pretesto per raccontare legami, odi e tradimenti di una piccola comunita montana. in una valle selvaggia e silenziosa del piemonte, cesare, ex "passeur" che portava clandestini e merce di contrabbando oltre il confine con la francia, vive in una baita con l?unica compagnia della lupa micol. indurito dal mestiere svolto e dall?ambiente che lo circonda, trascorre i suoi giorni lontano dal mondo. ma tutto cambia quando una notte, in fondo a una scarpata cesare trova il cadavere di fausto, l?amico a cui aveva consegnato il suo lavoro e la sua esperienza, freddato da due colpi di fucile. tutti considerano il delitto legato al traffico di clandestini, di cui la polizia ritiene fausto una figura chiave. eppure ben presto quel ritrovamento scuote gli equilibri precari della valle. cesare avvia cosi una personale indagine sulla morte di fausto, che lo costringera a rivivere antichi tradimenti, svelare verita scomode e affrontare un mondo di traffici illeciti e segreti a lungo taciuti. con "il mangiatore di pietre" davide longo costruisce un romanzo che intreccia la tensione del noir con l?introspezione di una storia umana profonda e dolorosa. la natura, protagonista quanto i personaggi, diventa specchio delle loro fragilita, con le montagne imponenti e i silenzi delle valli ad amplificarne solitudine e rimorsi.