"loris mi faceva vedere un grosso libro pieno di illustrazioni di mostri, animali e vegetazioni dell`origine della terra, deserti e mostri con enormi code che non riuscivano piu` a trascinare, mari con rari ed enormi uccelli implumi. seppi che erano tutti ovipari sterminati da invasioni di sorci che bucavano e succhiavano tutte le uova enormi. oppure guardavamo una storia d`italia piena di grosse illustrazioni a colori, uomini dentro gabbie di ferro sospese sui torrioni, altri mangiati vivi da cani, oppure murati vivi, squartamenti e ammazzamenti di eroi in tutte le maniere immaginabili e possibili. loris aveva una sorella matta, raspava col petto sui muri, si metteva la terra tra le cosce, ci correva dietro e se riusciva a prenderci ci trascinava per i capelli, ci buttava per terra e ci pestava, buttava fuori i suoni inarticolati, grugniti, piu` che voce." 50/80 e` il titolo bizzarro che nel 2010 unisce due scrittori marchigiani di fermo, luigi di ruscio e angelo ferracuti, negli anni dei loro rispettivi compleanni. scrittori generazionalmente e stilisticamente molto distanti, il primo nato nella temperie neorealista degli anni `50 e l`altro esordiente trent`anni dopo come "nuovo narratore", qui pubblicano due testi narrativi legati entrambi alle memoria dei luoghi della loro regione, le marche. il testo e` accompagnato da un inserto fotografico di ennio brilli, e una introduzione del critico letterario massimo raffaeli.
emilia, 1949. la guerra e finita, anche francesco ha finito le elementari e la mamma decide di portarlo in visita agli zii di pianura, che lui quasi non conosce avendo trascorso i suoi primi anni in montagna. lungo una linea ferroviaria che conduce a luoghi misteriosi e affascinanti - la "modena-suzzara-mantova" - madre e figlio giungono in una piccola citta ornata da una piazza dai lunghi portici e addirittura da un castello. qui francesco, abituato alle scorribande sul fiume e nei boschi, scopre con sbigottimento che invece i suoi parenti abitano in un condominio dotato di moderne comodita ma anche di insospettabili insidie. come quella incarnata dai dirimpettai comunisti, guardati con sospetto dallo zio camillo, che milita per la democrazia cristiana di alcide de gasperi, reduce dalla grande vittoria alle prime elezioni libere del 18 e 19 aprile 1948. la vita di citta e poco interessante, gli adulti sembrano intenti solo a lavorare, andare a messa e parlare di politica, fino a che non accadono due cose: al piano terra arriva una nuova famiglia che pare non abbia rinnegato il proprio passato fascista. e, esplorando le soffitte, francesco sorprende due inquilini intenti in un`attivita sovversiva... in questa novella francesco guccini ci regala un racconto che racchiude tutti i temi a lui piu cari - la vita di provincia come specchio autentico di chi siamo, il passato perduto con le sue durezze rese dolci dalla memoria, la limpidezza con cui nel novecento abbiamo amato, lottato, creduto in un tempo migliore - e li illumina con il suo inconfondibile humour ma al tempo stesso con un sentimento inatteso, lieto e capace di vincere il tempo: l`amore.