chi prova a dare un ordine ai propri libri deve al tempo stesso riconoscere e modificare una buona parte del suo paesaggio mentale. impresa delicata, piena di sorprese e di scoperte, priva di soluzione. molti l`hanno sperimentata, dal dotto seicentesco gabriel naude` ad aby warburg. qui se ne raccontano vari episodi, mescolati a frammenti di una autobiografia involontaria. a cui fanno seguito un profilo del breve momento in cui certe riviste, fra 1920 e 1940, operavano come impollinatrici della letteratura e una cronaca dell`emblematica nascita della recensione, quando madame de sable` si trovo` nella improba situazione di dar conto pubblicamente delle massime del suo caro e suscettibile amico la rochefoucauld. finche` il tema del dare ordine riappare alla fine, questa volta applicato alle librerie di oggi, per le quali e` una questione vitale, che si pone ogni giorno.
Deutsche Grammophon 1979. MINT.
3 LP BOX. VoxBox Records, 1975, USA. Mint. Raccolta in 3 volumi di vari divertimenti (1/2/3/4/7/8) eseguiti da The New York Philomusica Chamber Ensemble.
3 CD. RCA/ BMG, 1993, DE. Raccolta integrale delle composizioni per pianoforte di Grier eseguite da Gerhard Oppitz.
chi conosce lovecraft come l?allampanato maestro del mostruoso, autore di una scarna opera che ha segnato la narrativa horror e lasciato un?impronta indelebile su tutti i successori, deve prepararsi a una grossa sorpresa: dopo la sua morte si e rivelato uno dei piu copiosi epistolografi di ogni tempo. e quasi un?altra persona. gli amici, che hanno conservato le sue lettere, ne ricaveranno una scelta di circa un migliaio raccolte in cinque volumi, ma l?intero corpus pare ammonti ad almeno centomila, scritte tra i venti e i quarantasette anni, e diventate, nell?ultima stagione, un?occupazione a tempo pieno. come rendere l?idea di una corrispondenza di tali spropositate dimensioni? non restava che prendere una sola lettera, la piu lunga, e consegnarla al lettore in forma di libro. si scoprira cosi l?universo quotidiano di lovecraft, ben lontano da quello che traluce dai racconti, e un uomo totalmente diverso: sobrio, pacato, pieno di troppo sano buon senso - l?altra faccia della sua follia - da offrire all?ignoto destinatario, che gia dalla prima pagina scompare. come un serial killer che alla fine di una lunga giornata, dal suo buen retiro di providence, ci indottrina sulle grandi epoche storiche, loda la compagnia e la natura, e da critico sempre acuto e rassegnato dell?eta moderna ci fa i suoi migliori auguri per l?avvenire.
per anni william burroughs si e chiesto per quale motivo i sogni, quando vengono raccontati, risultino sempre cosi scialbi, finche un mattino non ha trovato la risposta, semplicissima: "manca il contesto... come un peluche lasciato sul pavimento di una banca". e a quel punto un dubbio lo ha sfiorato: "sono un alieno? alieno rispetto a cosa, esattamente? forse la mia casa e la citta dei sogni, piu reale della mia cosiddetta vita da sveglio". il sogno e il mondo infero sono d`altro canto il contesto di tutte le avventure del corpo e della mente che burroughs ha affrontato, e di tutti i libri che ha scritto. andare a zonzo nella terra dei morti e normalissimo per uno come lui; unica pecca - lamenta -, non riuscire mai a fare una colazione decente. nei sogni puo incontrare allen ginsberg o mick jagger, giocare con le amate armi da fuoco, accudire amorevolmente i suoi gatti, disquisire di sesso o di sesso, tempo e morte ("sia la morte sia il sesso rimuovono il soggetto dal tempo"), e ancora di guerra, scienza, societa, futuro e altre bagatelle. e nei sogni puo spacciare - senza timore di essere arrestato - pillole proibite di saggezza impopolare nonche dosi micidiali di humour vitreo: sono solo parole, e vero, ma sono anche la prima e ultima droga per i cosiddetti umani.

