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archetipi del sottosuolo e` un`antologia di testi medico-filosofici, per la maggior parte inediti in italia, in cui affiora una singolare quanto suggestiva rappresentazione della vita onirica. ma il discorso medico sul sogno inevitabilmente conduce su altre strade, sconfina in altri campi del sapere: antropologia, letteratura, arte, sociologia, fino a coinvolgere tutti gli aspetti della vita diurna degli uomini del xix secolo. agli occhi dello scienziato dell`ottocento la fisiologia del sonno coincide con uno stato patologico del sogno. allucinazioni, deliri, epilessia, isteria, catalessi, sonnambulismo, alienazione mentale sono tutti fenomeni che, in un modo o in un altro, sono riconducibili all`immagine di un corpo sognante. un corpo che, a causa della sua natura proteiforme e metamorfica, si trasforma liberamente, senza poter essere bloccato, cristallizzato in una diagnosi definitiva. ed e` proprio attorno a questo nucleo originale della patologia onirica, di cui l`incubo costituisce l`accesso che "riecheggia - come direbbe didi-huberman il pathos del tempo" e affiora il lato sintomatico di ogni cultura, la sua radice primitiva e arcaica formicolante di tutte quelle immagini insepolte destinate a sopravvivere nelle pulsioni, nelle angosce e nel terrore che la loro apparizione suscita agli occhi del sognatore paralizzato e pietrificato all`improvviso dallo sguardo di medusa.

la letteratura post-coloniale e` una sintesi di protesta e imitazione. essa mescola al suo interno rivolta e conciliazione. questa dualita` ne permea gli stratagemmi, lo stile e i contenuti in una maniera tale che non sempre si mostra fin da subito percepibile alla critica. questa condizione s`impone decisa nella riscrittura della tragedia greca in africa. in questa si contemplano una varieta` di propositi e fini; talvolta l`impostazione e` metaforica, altre volte polemica (reclamare un`eredita` rubata), altre ancora puramente artistica. d`altronde, la storia del rapporto tra l`europa e l`africa e` tragicamente segnato da episodi di sofferenza, oppressione e razzismo. i drammaturghi hanno cosi` sfruttato le potenzialita` della tragedia greca, distante abbastanza per affermare verita` tanto disperate che il pubblico non sarebbe in grado di sentire e vedere direttamente. il proposito di questo studio, percio`, e` quello di esaminare come il materiale culturale greco sia stato impiegato in africa, attraverso la maestria di uno dei piu` illustri rappresentanti della sua drammaturgia, emmanuel gladstone rotimi (1938-2000), con particolare riferimento al suo componimento piu` celebre, the gods are not to blame (1969), reinterpretazione e riscrittura di un testo canonico della cultura occidentale, l`edipo re sofocliano, con cui ha presentato, rappresentato, definito ed esplorato la storia e l`identita` del proprio paese.

per diventare "una di lingua", l`italia puo` e deve diventare "una di scuola". questo suggerimento affida nel 1868 la relazione di alessandro manzoni e della commissione milanese al ministro broglio, che ha chiesto indicazioni su "tutti i provvedimenti e i modi coi quali si possa aiutare e rendere piu` universale in tutti gli ordini del popolo la notizia della buona lingua e della buona pronunzia". strumento fondamentale della trasmissione di una cultura condivisa, a partire dall`unita` la scuola si propone come istituzione cardine nel processo di educazione a una lingua nazionale, che, proprio sulla scorta delle indicazioni manzoniane, e` ritenuta fattore unificante non solo di una geografia politica frammentata, ma anche di un rinnovato tessuto sociale. sui banchi l`apprendimento dell`italiano diviene "mezzo" essenziale per garantire un avvicinamento davvero democratico al sapere e quindi la partecipazione di "tutti gli ordini del popolo" alla vita civile della nazione. il volume propone una scelta, parziale per necessita`, di documenti, decreti, relazioni, manuali, abbecedari, ma anche di passi tratti dai romanzi e di articoli giornalistici, che in progressione cronologica vogliono far luce su alcune tappe evolutive dell`educazione linguistica nella scuola del secondo ottocento.

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