il cinema ha un suo modo di affrontare i tempi piu` difficili, che da sempre consiste nel proporre agli spettatori i piu` facili fra i soggetti possibili. cosi` nella londra degli ultimi anni trenta, mentre tutti si preparano all`inevitabile, un volitivo produttore, chatsworth, ritiene sia il momento giusto per mettere in cantiere un`operetta vagamente mitteleuropea, di quelle che vanno parecchio anche a hollywood nello stesso periodo. chatsworth e` altresi` sicuro che "la violetta del prater" sbanchera` il botteghino, ma a due condizioni: che a dirigerlo sia il piu` talentuoso e paranoide fra i registi immigrati disponibili, friedrich bergmann, e che a scriverlo sia il giovane sceneggiatore piu` brillante su piazza - christopher isherwood. quanto segue e` semplicemente la storia veridica (come il suo doppio narrativo, isherwood prima della guerra aveva effettivamente lavorato alla gaumont) e non resistibile (a volte, si sa, i making of sono cinema allo stato puro) di come un film nasce e si trasforma, e soprattutto di come a ogni giorno di lavorazione rischia, nei modi spesso piu` folli e sgangherati, la catastrofe. per john boorman, questo piccolo gioiello semidocumentario era il piu` bel libro in circolazione sul rapporto fra il cinema immaginario e quello reale; per qualsiasi lettore, sara` quantomeno un`appassionante parafrasi della lapidaria definizione che bergmann, in un momento di franchezza, largisce a christopher: "sa che cos`e` un film? semplice e` una macchina infernale."
spirito eclettico, sensibilita` vibratile e inquieta, nodier ha dato un notevole contributo, ricco di implicazioni drammatiche, alla letteratura fantastica, sintetizzando nella sua scrittura le polarita` di un`epoca gia` romantica nel temperamento, ancora classica nel gusto. onirica e visionaria, la sua opera narrativa riflette le paure e i traumi che accompagnarono il disfacimento di un mondo travolto dalla rivoluzione. il "bestiario" notturno demoni, fantasmi, streghe, vampiri - evocato dall`autore appartiene a un`economia del fiabesco e del macabro, ma nelle figure mostruose degli incubi e dei sogni affiorano anche i ricordi del sangue versato negli anni del terrore.
sandro sardella, poeta operaio, ancora nel 2011, usa di base una forma di comunicazione diretta: come in fabbrica distribuiva ad personam i suoi volantini, implementandoli con il suo essere umano pensante, cosi` ancora oggi concepisce il fare un libro: poche copie, distribuite brevi manu. una rivoluzionaria forma di comunicazione interpersonale, l`unica intramontabile arte che raggiunga il prossimo. soprattutto, quando l`arte della "novita` prensile sorridente" (come lo versifica corrado levi) e` responsabilmente civile verso gli "operai marchiati" verso le "rappresentanze sindacali". sandro sardella con i suoi segnali (volantini, poesie e "fuori busta" quotidiani) contesta non solo il potere, ma anche il contropotere. forse connivente, sicuramente funzionale.
andrea de alberti e` sostanzialmente un poeta lirico. scrive di se`, delle sue esperienze, della morte del padre, del rapporto con il figlio... pero` lo fa con un taglio disassato rispetto ai canoni della poesia lirica. questi temi entrano come di straforo in discorsi di altro tipo. da quello paleoantropologico ed etologico che da` il titolo al libro, a quello che guarda ai fenomeni sociali della contemporaneita`, siano l`ikea o gli eroi della marvel. ne esce un viaggio antropologico-sentimentale lungo un percorso di poesie stranianti che catturano subito l`attenzione del lettore e lo coinvolgono in fecondi cortocircuiti mentali. e una poesia che provoca stupore perche` nasce da una condizione di stupore e da quel po` di confusione mentale necessaria per cogliere i legami fra le cose. dall`altro lato quella di de alberti e` anche poesia saldamente legata alla tradizione novecentesca, quella piu` profondamente colloquiale, quella di sereni e di raboni. e con i due maestri lombardi de alberti condivide il tema della comunita` tra morti e viventi, che diventa soprattutto comunita` di padri e figli dai ruoli intercambiabili: .
"foglie d`erba", la raccolta di poesie che whitman ando` continuamente ampliando dal 1855 al 1892, e` un fiume straripante che trascina, nel suo inarrestabile scorrere, ogni palpito di vita. e respiro vitale, corporeita` selvatica, sesso, erotismo, speranza, allegria, esaltazione dell`individuo e insieme della massa, dei singolo e dell`uguaglianza. e puro presente, immanenza, istantaneita`. e tanta irruente baldanza giuseppe conte, egli stesso poeta, e` andato rintracciando nel suo personale attraversamento di "foglie d`erba", alla ricerca delle poesie piu` possenti, piu` trascinanti, piu` capaci di fondare una nuova mitologia poetica. postfazione di harold bloom, con un saggio di henry david thoreau.
N. 01/2023
(TESTO INGLESE)
