dopo l`unita d`italia, il mezzogiorno precipita in una sanguinosa guerra civile. da un lato, i ribelli si oppongono alle nuove istituzioni con violenza: teste mozzate esposte come trofei, stupri, soldati evirati. dall`altro, lo stato risponde con rastrellamenti, incendi di villaggi e fucilazioni sommarie. ma etichettare tutti i ribelli come "briganti" e definire questa contrapposizione una "lotta al brigantaggio" e un errore, che produce una grave lacuna nella storiografia ufficiale. per comprendere questo delicato momento della storia del nostro paese bisogna andare oltre le interpretazioni tradizionali e coglierne il carattere multiforme. alla base c`e la questione della terra, che muove plebi impoverite, le quali vedono nel nuovo stato non un`opportunita ma un ulteriore peso - a partire dalla coscrizione obbligatoria - e mettono in piedi rivolte che non hanno programma ne direzione. su questa instabilita sociale si innestano bande criminali, che talvolta si ammantano di valenze politiche ma che in realta agiscono per il proprio tornaconto. infine, agenti borbonici, papalini e reazionari locali non esitano a fomentare il caos per destabilizzare il neonato stato italiano. la classe dirigente liberale, formatasi al nord, ignora i problemi sociali del mezzogiorno e, nell`ansia di legittimarsi agli occhi dell`europa, risponde alle rivolte con la potenza del regio esercito. ne consegue un conflitto sproporzionato, in cui vengono mobilitati due terzi delle forze armate e si contano piu vittime che nelle tre guerre di indipendenza messe insieme. in questa ricostruzione storica, rigorosa e appassionante, gianni oliva ripercorre quella che fu la prima, drammatica guerra civile italiana. e lo fa senza indulgere nella retorica neoborbonica ne dar credito ai silenzi autoassolutori della storiografia ufficiale. il risultato e un ritratto essenziale della nascita del nostro paese, fondamentale per comprendere le radici delle divisioni che lo attraversano ancora oggi.

"chi potra mai spiegare, descrivere o comprendere napoleone?" si chiedeva honore de balzac. chi riuscira a decifrare, al di la dell`iconografia sontuosa, il mistero del giovane generale corso capace di persuadere milioni di francesi che fosse proprio lui l`uomo che stavano aspettando? l`uomo che nell`arco di vent`anni ha dominato l`europa alla testa di un`armata invincibile, ha donato al mondo il primo codice civile moderno, ha conquistato ed esercitato un potere assoluto, ha causato milioni di vittime e ha trascorso i suoi ultimi giorni confinato su un`isola sperduta dell`atlantico, dove, con le sue memorie, ha saputo reinventare se stesso consegnandosi al mito? bart van loo, saggista e storico fiammingo, trova una possibile risposta a queste domande negli anni affascinanti e turbolenti della rivoluzione francese. anni che decretarono la fine del sistema feudale e l`abolizione dei privilegi della nobilta e del clero, celebrarono i diritti dell`uomo e con il terrore giacobino finirono per soffocare il paese nel sangue. in quel caos di odio e anarchia, napoleone mosse i primi passi come soldato dell`ancien regime, sfrutto abilmente occasioni e incontri con politici potenti, piego le circostanze alla propria hybris e al proprio sconfinato arrivismo. fu, letteralmente, l`erede della rivoluzione, all`ombra della quale si svolse ogni sua azione, dalla trionfale campagna d`italia al drammatico epilogo di waterloo. la rivoluzione fu lo sfondo in cui l`eroe leggendario di arcole e l`essere umano in carne e ossa - con i suoi errori, i crimini e i successi, i dubbi, gli amori, le malattie e i periodi di depressione - si sovrapposero, spesso confondendosi tra loro e confondendo i contemporanei, che del provinciale arrivato a guidare un impero seguirono ciecamente ogni impresa o detestarono la smisurata fame di gloria e di potere. con uno stile vivido e coinvolgente, van loo restituisce non solo il ritratto di una figura monumentale, capace ancora oggi di suscitare fascino e in

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