"noi siamo la danza dell`esistenza e della non esistenza: se non lo capiamo, il tantra e` impossibile. ma, non importa se lo capiamo o no, il tantra attua continuamente se stesso: il tantra e` cio` che accade". il linguaggio scelto da ngakpa chogyam per rendere accessibile agli occidentali la tradizione tantrica tibetana non e` inutilmente poetico e assurdo. perche` il tantra possa davvero mettere radici in occidente, dovra` abbandonare il linguaggio tradizionale di esposizione e inventare una nuova lingua che parli direttamente alla nostra intrinseca natura illuminata. ngakpa chogyam non invita i lettori a rifiutare la cultura occidentale e la sua ricca eredita` spirituale e artistica per diventare orientali fasulli; al contrario, li esorta a usare tutte le loro nevrosi e insoddisfazioni come materiale grezzo per la pratica. l`ampia gamma di dubbi presentati e le risposte di rinpoche delineano un quadro completo dell`antica tradizione ngakphang: la figura del lama, i potenziamenti, il metodo dello shine, la pratica dei mantra e della visualizzazione di se stessi come esseri di saggezza, e cosi` via. non ultimo pregio del volume sono le bellissime illustrazioni di ngakpa pema rig`dzin zangmo, un`artista discepola di ngakpa chogyam esperta nella raffigurazione di thangka e delle immagini di consapevolezza tantriche.
uscito a puntate sulla rivista "russkij vestnik" ("il messaggero russo") tra il gennaio 1871 e il dicembre 1872, "i demoni" nasce come immediata reazione a un fatto di cronaca, il cosiddetto "caso necaev". il 21 novembre 1869, a mosca, i membri di una cellula terroristica della narodnaja rasprava (giustizia sommaria del popolo), guidati da sergej necaev, avevano assassinato il loro compagno ivan ivanov, colpevole di insubordinazione e sospettato (a torto) di tradimento. fedor dostoevskij, in esilio volontario a dresda, apprende la notizia dai giornali russi e subito decide di accantonare i progetti letterari piu o meno grandiosi che gli affollano la mente, per scrivere un romanzo-pamphlet ispirato proprio a quella vicenda sanguinosa. intende mettervi in caricatura la nuova generazione dei nichilisti, fanatici e brutali, ma anche denunciare il loro legame con gli irresponsabili "padri", i "liberali idealisti", gli occidentalisti e i socialisti degli anni quaranta per cui lui stesso aveva simpatizzato, prima dell?arresto e dei lavori forzati. "sto scrivendo una cosa tendenziosa", scrive all?amico a. majkov il 25 marzo 1870, "ho voglia di essere sferzante. i nichilisti e gli occidentalisti strilleranno che sono un retrogrado! e vadano al diavolo, diro la mia, fino all?ultima parola". ma la composizione dell?opera e tormentosa e procede tra difficolta con l?editore e ripensamenti. dostoevskij inventa un narratore (il "cronista") che partecipa marginalmente all?azione, la trasporta in una sonnolenta citta di provincia, inserisce un complesso intrigo amoroso e una folla di nuovi personaggi, alcuni buffoneschi, altri luminosi, per ciascuno dei quali elabora un linguaggio, uno stile particolare. cosi col tempo il libello satirico diventa potente, profetico romanzo di idee, nera tragedia. e soprattutto grandiosa riflessione sul problema che sempre tormenta l?autore, quello della ricerca di dio e del male. nei demoni-nichilisti che seminano caos e violenza, il male assume tan