questa storia inizia durante l`estate del 1949, un anno dopo la guerra che i palestinesi chiamano nakba, la catastrofe - che ebbe come conseguenza l`esodo e all`espulsione di oltre 700.000 persone - e che gli israeliani celebrano come la guerra d`indipendenza. alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del negev, uccidendo tutti tranne un`adolescente. la ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna di ramallah prova a decifrare alcuni dettagli che aleggiano attorno a quell`omicidio. e colpita da quel delitto a tal punto da trasformarlo in un`ossessione, non solo a causa dell`efferatezza del crimine, ma perche` e` stato commesso esattamente venticinque anni prima il giorno in cui e` nata. adania shibli sviluppa due narrazioni che si sovrappongono e, in trasparenza, evocano un presente che non puo` prescindere da cio` che e` stato. con una prosa tagliente e inquietante, "un dettaglio minore" va al cuore di un`esistenza segnata dall`annullamento e dalla privazione di se`, com`e` la vita nella palestina occupata, rivelandoci quanto sia ancora difficile riunire i frammenti di una narrazione rimasta troppo a lungo nascosta nelle pieghe della storia.
al numero 78 di via geras, una ragazza si ferma davanti a un palazzo che conserva il ricordo di una caparbia eleganza. sulla sua piccola moleskine color panna annota dettagli che ancora resistono allo sguardo: il portone in ferro battuto, gravato dagli anni; il pomello dorato, levigato da generazioni di mani, in cui sopravvive una luce stanca. tutto il resto ha ceduto con discrezione: l`intonaco si sfoglia agli angoli, crepe sottili attraversano in silenzio le pareti. come il palazzo, anche le vite degli inquilini sembrano reggersi per abitudine, in un equilibrio fragile e ostinato. al primo piano vive luciano, che nella vita e stato fedele soltanto alle parole crociate e alle lucky strike. adesso divide le sue giornate trai rimorsi e il merlo indiano pepito, l`unico che ancora gli rivolga la parola. di fronte, abitano aldo e nora, che hanno condiviso un`esistenza intera e ora si spartiscono la stanchezza del tempo. al piano superiore c`e ugo, orologiaio scorbutico, capace di riparare qualunque meccanismo, ma disarmato quando a rompersi e qualcosa nelle persone. piu su ancora si susseguono porte chiuse, dietro cui si consumano altre vecchiaie. si sfiorano appena, eppure qualcuno, negli anni, ha imparato a conoscerli piu di quanto immaginino. e la ragazza con l`agendina bianca: solo lei custodisce cio che resta di quelle vite dimenticate. nel suo romanzo, valeria usala entra nelle case degli altri e racconta generazioni che si credono lontane, ma finiscono per assomigliarsi. con una scrittura intima e precisa, l`autrice scava nelle crepe dell`abitudine, nella grazia ferita dei piccoli gesti, nella solitudine testarda che separa e insieme accomuna. e mentre quelle esistenze si sfaldano lentamente, una ragazza scopre che non basta custodirei ricordi degli altri per dare forma alla propria vita. cosi, cio che per qualcuno somiglia a una fine puo diventare, per lei, l`inizio di qualcosa di nuovo.