"per la prima volta in europa si levo la voce ferma e coraggiosa dell`opinione pubblica russa". con queste lapidarie parole lo scrittore ivan sergeevic aksakov accolse una serie di articoli apparsi in germania e in francia sul finire degli anni quaranta dell`ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in occidente. l`autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all`europa con inaudita liberta e dignita, era fedor tjutcev. diplomatico, poeta ammirato da puskin e da turgenev, da dostoevskij e da tolstoj, uomo di grandi vizi e virtu, tjutcev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua russia, che - credeva fermamente - sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, e agli scritti politici di tjutcev che occorre volgere lo sguardo. fra le sue "intuizioni storiche" - come le definisce il teologo georgij florovskij -, spiccano l`agonia della civilta occidentale, la questione romana e il papato, il ruolo della censura e dell`autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l`occidente avrebbe scatenato contro la russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l`inizio di un nuovo capitolo della storia. temi, come salta agli occhi, di bruciante attualita. postfazione di massimo cacciari.