Pubblicato in un primo momento solo in formato digitale, Clovis è un solido album di country decisamente lineare senza ammiccamenti pop né orpelli, ma con inserti sorprendenti. Più onesto che in altre occasioni, il country rocker texano si muove con carattere e grinta tra chitarre dolorose, affascinanti strumentali à la Ennio Morricone, divagazioni blues, vecchi western, venature country folk e tenaci e carichi rock'n'roll.
Pubblicato nel 1974 su Polydor, il disco è uno dei capitoli più interessanti e trascurati nell'epopea del padre del leggendario chitarrista americano. Il lavoro, nono capitolo della discografia dell'artista, si muove agilmente tra blues-rock, boogie, funk e swamp rock. Tranne una roaboante versione del classico Rumble, tutti i brani sono cantati da una voce ruvida, gutturale e vissuta, perfettamente calata in liriche che esplorano storie di strada, vagabondaggio e crudo realismo. Nonostante la presenza di arrangiamenti levigati e sessionmen di blasone, l'anima selvaggia di Link Wray non si lascia mai addomesticare e continua graffiare a fond. Un recupero consigliatissimo.
Sono la band indie rock più chiacchierata del momento e il loro nuovo album li conferma come una delle realtà più inquietanti e originali dellla scena noise/ sludge contemporanea. I Chat Pile da Oklahoma City raccontano un mondo popolato da fantasmi, teschi, schermi e case infestate, utilizzando immagini disturbanti e surreali per descrivere paure molto concrete come la solitudine, la manipolazione, il lavoro disumanizzante e l'incapacità di reagire al disastro.
Con Quintessence, gli Edena Gardens realizzano il loro lavoro più espansivo fino ad oggi. Quintessence è strutturato in 4 parti come un Magnum Opus, l'antico processo alchemico di trasformazione. Ma questa non è un'opera di alta fantasia. È una meditazione sismica. Uno studio del tempo profondo, della materia ponderata e della gravità schiacciante del cambiamento.
Nuova ristampa 2026 con il nuovo mix stereo dell'album, realizzato direttamente dai nastri master originali a quattro tracce da Giles Martin e Sam Okell.