se c`e` un libro in grado di dividere i lettori fra chi rischia di contrarre in una forma o nell`altra il morbo del tennis, e chi invece ne risulta immune, e` questo. dove si rivive, un punto dopo l`altro, la semifinale di forest hills 1968 fra arthur ashe e clark graebner - la prima disputata da un tennista nero agli albori dell`era open, ma anche e soprattutto la prima partita di tennis raccontata dall`interno del luogo enigmatico e fino ad allora inesplorato che il gioco abita, e spesso devasta: la mente del tennista. guardandola per caso alla cbs, john mcphee era subito rimasto incantato dal magnifico arabesco che i colpi dei due protagonisti - diversi in tutto, e in primo luogo nello stile - disegnavano sull`erba. ma rivedendo il match insieme a ashe e graebner ascoltandone i racconti, trascrivendone le reazioni - mcphee lo ha poi ricostruito, in livelli di gioco, con due soli accorgimenti: la demoniaca accuratezza descrittiva che ha fatto di lui una leggenda della narrativa americana, e i veri ingredienti del tennis: collera, spavento, esaltazione, freddezza, sconforto, orgoglio. gli stessi che qualche mese prima mcphee aveva scoperto vivendo per quindici giorni a pochi centimetri di distanza dal prato su cui il tennis moderno e` nato, per ascoltare e poi ritrarre dal vero, nel secondo pezzo che compone questo libro, uno dei suoi personaggi piu` indimenticabili: robert twynam, giardiniere capo di wimbledon.

un uomo biondo, straordinariamente bello, avanza a piedi nudi nella selva argentina, tra centinaia di candele, verso un gruppo di persone con gli occhi bendati e le mani legate. si chiama juan peterson ed e` un medium dell`ordine, una societa` segreta devota al culto dell`ombra e insieme un circolo d`affari vicino alla dittatura. juan e` un medium molto potente, ma e` un medium riluttante, condannato fin da piccolo a offrire le proprie doti in riti crudeli che lo lasciano stremato. ha sempre voluto sottrarsi al suo destino e lo vuole soprattutto oggi che l`ordine, guidato dalla famiglia della moglie, minaccia di chiamare a se` anche suo figlio gaspar. una saga fantastica ma tragicamente realistica, dove la meraviglia si mescola all`orrore e i santi indigeni convivono con le streghe buone, mentre quelle cattive flirtano con la polizia. un grande romanzo sudamericano, visionario, sensuale, struggente, che attraverso le suggestioni del genere racconta la ferocia del regime di videla, l`ignavia dei suoi fiancheggiatori, l`impotenza della gente comune, ma anche la forza dei legami di sangue e d`amore - un amore che rende deboli, espone al pericolo, eppure e` l`unica luce in grado di proteggere dalle lusinghe del buio e del potere.

e se per capire l`italia di oggi guardassimo al turismo? affitti brevi, centri storici svuotati, spiagge e montagne piegate alle esigenze del mercato. ma anche lavoro precario e stagionale, turismo di lusso, patrimonio culturale messo a reddito. quello che appare come un fenomeno innocuo e in realta una delle lenti piu potenti per leggere le trasformazioni profonde dell`italia contemporanea. attraverso il turismo si possono osservare la crisi abitativa e le nuove disuguaglianze, il conflitto tra rendita e lavoro, la mobilita globale e il cambiamento climatico. e anche una contraddizione sempre piu evidente: un paese che accoglie milioni di visitatori, ma in cui molti non possono permettersi di viaggiare; un`idea del viaggio che, da esperienza di conoscenza, scoperta e formazione, rischia di ridursi a puro consumo. elena granata rovescia il punto di vista guardando al turismo non per capire il turismo, ma per capire il paese che siamo diventati. e il racconto di un grande esperimento: prima l`industria del viaggio concentra milioni di persone nelle stesse destinazioni (overtourism), poi allarga senza sosta la geografia dei luoghi da scoprire. infine, trasforma cio che e piu desiderato in qualcosa di esclusivo: meno case e piu alloggi temporanei, meno pensioni e piu resort, citta a misura di super ricchi. ma il turismo non e soltanto un mercato. e cultura, relazione, cura dei luoghi, costruzione di comunita. e un progetto collettivo che ci chiama in causa tutti.

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